Mobilità scuola 2010-2011. Avviato il confronto al Miur

Mobilità scuola 2010-2011. Avviato il confronto al Miur
Parte con il piede sbagliato il primo incontro sul rinnovo del contratto annuale per la mobilità per il prossimo anno scolastico 2010-2011.
Nella mattinata di oggi, 29 ottobre, si è tenuto al Ministero dell’Istruzione un primo incontro per avviare la discussione sul rinnovo del contratto annuale per la mobilità per il prossimo anno scolastico 2010-2011.
La posizione dell’amministrazione
L’amministrazione, in avvio della riunione, ha proposto ai sindacati di lavorare in contemporanea su due tavoli. In un primo tavolo procedere all’effettuazione di una sorta di “manutenzione” del contratto esistente al fine di individuare i punti di modifica, anche alla luce delle integrazioni successive che sono state fatte lo scorso anno. Nel secondo tavolo, alla presenza non solo della Direzione del personale ma anche della Direzione che si occupa degli ordinamenti, individuare tutte le problematicità e le ricadute sul personale (mobilità, successive utilizzazioni e riconversione del personale) in relazione alle modifiche ordinamentali in corso e riguardanti, nello specifico, la scuola secondaria di secondo grado, le modifiche degli indirizzi e dei quadri orari, la modifica delle classi di concorso.
E’ stato poi comunicato che per il prossimo anno il Miur intende introdurre procedure informatizzate per la presentazione delle nuove domande di mobilità nella scuola primaria (nello scorso anno c’era già la sperimentazione volontaria di questa procedura) e nella secondaria di primo grado, mantenendo l’attuale procedura “cartacea” ancora per un anno nella scuola dell’infanzia, nella scuola secondaria di secondo grado (anche per le innovazioni in corso) e per tutto il personale Ata.
La posizione della FLC Cgil
La FLC Cgil ha preliminarmente fatto presente all’amministrazione che, nonostante gli impegni formali presi con i sindacati a fine agosto dal Capo Dipartimento e dal Direttore del personale e nonostante le reiterate richieste unitarie inviate, ad oggi non vi è stato con il sindacato nessun incontro sulla situazione riguardante gli organici in questo anno scolastico, nessun confronto c’è ancora stato sulle diffuse situazioni problematiche che ci sono nelle scuole, nessun dato è stato, ad oggi, comunicato ai sindacati sulla situazione in organico di fatto (alunni, classi, posti, sostegno, …). Si intende avviare il confronto sulla mobilità per l’anno prossimo, senza aver nemmeno fornito ai sindacati i dati riepilogativi sugli esiti della mobilità effettuata per questo anno scolastico. Tutti dati che, al contrario, il Ministro ha dichiarato in diversi comunicati stampa e persino nelle audizioni in parlamento, senza nessuna possibilità di verifica.
Su tutto questo è ormai evidente una reiterata inadempienza rispetto a quanto prevede il contratto e la FLC Cgil ha diffidato il Miur a proseguire su questo comportamento. Si adiranno le vie legali se questo comportamento dovesse protrarsi ulteriormente.
Non si può chiedere al sindacato di aprire un tavolo di confronto sugli effetti che produrranno le innovazioni in via di definizione, in particolare sulla scuola secondaria di secondo grado, sul personale e sulla mobilità, se prima non si discute di organici. Di quelli in atto e di come l’amministrazione intende procedere per il prossimo anno.
La FLC Cgil ha anche ricordato che nessun riscontro è stato dato ad una specifica richiesta unitaria di FLC Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals di incontro per discutere dei problemi connessi alla gestione delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica.
Non ci siamo ed anche il confronto sulla mobilità rischia di partire con il piede sbagliato.
Via: www.flcgil.it
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Religione a scuola: ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica

Religione a scuola: ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica
Una questione non nuova che torna di attualità in tutte le scuole per effetto dei tagli agli organici.
Sull’insegnamento della religione cattolica e, in particolare, sull’insegnamento dell’ora alternativa le disposizioni ministeriali risalgono tutte ad oltre 20 anni fa e cioè alla metà degli anni 80 (in particolare la CM n. 316 del 28 ottobre 1987). Per effetto dell’art. 5, punto 2, dell’accordo con la Santa Sede – ratificato con la Legge 25 marzo 1985, n. 121 – lo Stato deve assicurare l’insegnamento della religione cattolica “nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado” e “nel quadro delle finalità della scuola”.
Si ricordano le ordinanze del Consiglio di Stato che hanno affermato il diritto degli alunni non avvalentisi dell’insegnamento religioso o di altro insegnamento alternativo “di allontanarsi dalla scuola con conseguente riduzione, per loro, del normale orario scolastico” (vedi C.M. 18 settembre 1987, n. 284). Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici.
Per lo svolgimento delle attività didattiche e formative previste per gli alunni non avvalentisi, i collegi dei docenti debbono formulare precisi programmi. Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, il Dirigente Scolastico deve sottoporre all’esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni quale preciso obbligo dell’istituzione scolastica. Non si esclude la possibilità che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola.
Si raccomanda anche che, nel quadro delle possibilità offerte dalla normativa vigente, lo svolgimento delle attività educative si debba realizzare avendo ogni cura affinché i bambini non avvertano alcuna forma di disagio psicologico e relazionale per le differenti scelte operate dai genitori.
Pertanto, in base a tali disposizioni (non ce ne sono state altre successive e pertanto del tutto in vigore) e dalla giurisprudenza in materia, tutte le scuole (al momento dell’iscrizione degli alunni) debbono garantire l’attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica nell’ambito della gamma di proposte offerte alle famiglie al momento dell’iscrizione.
Di conseguenza è illegittimo che in tante scuole questo non venga fatto e che, magari, si “parcheggino” gli alunni in qualche modo o in altre classi, fenomeno molto diffuso in questo anno scolastico in cui non ci sono più ore di compresenza o a disposizione.
Nel caso in cui non si riesca più a garantire questa attività con l’utilizzo delle risorse interne, non ci si deve “arrangiare in un qualche modo”, ma si deve nominare un supplente. Infatti, sempre nelle suddetta CM n. 316 si dice che: “Allo scopo di assicurare l’effettivo svolgimento delle predette attività si potrà, tuttavia, procedere all’assunzione di supplenti nella misura in cui non si renda possibile provvedere con l’utilizzazione del personale già in servizio.” Non c’è mancanza di risorse che tenga! Va garantito il diritto allo studio di tutti e pari opportunità formative. Che la scuola debba procedere in questo modo lo ha detto lo stesso ministero per ben due volte nell’ultimo anno. La prima volta con la nota del Direttore per le politiche finanziarie e di bilancio del Miur dott.ssa Maria Domenica Testa, la seconda, più recente, del Direttore del Personale dott. Luciano Chiappetta. Non ci sono le risorse? Si deve nominare il supplente ugualmente.
A tale proposito, segnaliamo che, con una nota, l’Ufficio Scolastico provinciale di Bologna ha autorizzato le ore richieste da una scuola media in organico di fatto per le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica. Di conseguenza le stesse sono state assegnate a supplenza dalla scuola con nomina fino al 30 giugno, analogamente a tutte le altre ore disponibili in organici di fatto e non assegnate al personale in servizio come ore aggiuntive.
Sulla mancanza di risorse occorre chiedere il conto al ministro Gelmini e a Tremonti, cosi come sugli effetti e le conseguenze dei loro tagli.
Su tutti questi problemi abbiamo da tempo chiesto unitariamente l’incontro al MIUR, perché, come FLC Cgil, vogliamo che il Miur dica esplicitamente (come si è fatto in passato con la CM n. 316/87) che è obbligatorio prevedere tale attività da parte delle scuole, che in caso di necessità si deve nominare un supplente e che questo costo è a carico delle DPT e non delle scuole. Perché si tratta non di supplenza breve ma di supplenza per tutto l’anno, esattamente come si fa per le ore residue di religione cattolica e come si fa per tutti gli altri spezzoni in classe collaterale.
Via: www.flcgil.it
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