Aggiornamento sciopero scuola del SISA

8 marzo 2011: sciopero generale della scuola
ore 9.30 largo Cairoli Milano
la prima di una lunga serie di giornate di lotte
il SISA presente per le donne e per la cultura
Il SISA ritiene da sempre che più si è in piazza, più si tiene alta e vigile la coscienza e la consapevolezza dei cittadini sui problemi che stiamo vivendo, legalità, lavoro, saperi, meglio è. Perché senza scuola e università il declino sociale ed economico già grave diventa irreversibile. Da sempre auspichiamo una serie lunga e ininterrotta di giornate di mobilitazione che possano porre al centro la scuola, l’ università e i saperi, che possano offrire ai cittadini la possibilità di riflettere sulla centralità della cultura per il futuro d’Italia. Questo nostra speranza è diventata realtà. Si apre una rinnovata primavera di lotta. Il SISA inaugura il ritorno nelle piazze con lo sciopero della scuola e degli studenti di martedì 8 marzo, preceduto di una settimana da quello dei migranti e dei lavoratori stranieri, con i quali saremo il 1° marzo a Milano, perché la solidarietà è una delle ragioni irrinunciabili del nostro sindacato.
L’8 marzo, leggendo per le vie di Milano testi di donne e per le donne, che rappresentano oltre la metà delle studentesse e i tre quarti delle lavoratrici della scuola, manifesteremo da largo Cairoli, con ritrovo alle ore 9.30, a piazza Fontana. Sarò l’occasione per riaffermare la richiesta del diritto all’abilitazione per i precari, per chiedere spazi di partecipazione per gli studenti, per respingere ancora una volta i tagli gelminiani e le classi “pollaio” in cui l’insegnante non riesce a insegnare e gli studenti non riescono a imparare, denunciare la totale assenza di scrittura e calendarizzazione parlamentare dei decreti collegati alla riforma universitaria, senza i quali il pessimo testo approvato a dicembre resta un vincolo senza spiegazioni, bocciare l’assurda invenzione della valutazione dei docenti che non tiene conto dei contesti sociali delle scuole.
A Roma l’USI che si è unito al nostro sciopero manifesterà nella stessa giornata sotto le finestre del MIUR. Una delegazione del SISA sarà l’11 marzo a Roma per lo sciopero generale del sindacalismo di base.
Quindi nuovi scioperi per la scuola il 18 e 25 marzo, il 1° e 15 aprile. Quattro ulteriori occasioni nelle quali daremo, come sempre, il nostro contributo, portando le nostre bandiere, il nostro entusiasmo, le nostre ragioni in piazza. Una mobilitazione permanente che è la migliore risposta ai tagli, alle vessazioni, agli arbitri e al disinteresse di un governo che vede nell’istruzione solo una voce di bilancio da decurtare. Un ottimo segnale, al quale tutti coloro credono nella battaglia per la scuola e l’università hanno la possibilità di dare il loro apporto.
Di demenziale c’è soltanto il narcisismo di chi non si sente parte di un comune impegno, ma mira solo a mostrarsi più bravo degli altri. Non è il metodo del SISA, non è la cultura del SISA. Chi – e sono tante e tanti – ha imparato a conoscerci, pur nei pochi anni che ci separano dalla nostra nascita nell’ottobre 2007, sa che il SISA nelle lotte, con spirito unitario, c’è. Perché le ragioni della libertà di insegnamento e della libertà di apprendimento, le ragioni di una scuola europea, aperta, partecipata sono quelle che ci stanno a cuore, sono le ragioni della nostra esistenza, del nostro impegno per un futuro che ci appartiene, che pretendiamo, che meritiamo, ben diverso da questo presente.
Davide Rossi
Segretario generale SISA
Speciale 150° unità d’Italia

Segnaliamo oggi il bellissimo sito di una maestra di scuola primaria:
www.maestramary.altervista.org , ricco di materiale e risorse per la scuola primaria e dell’infanzia. Didattica, programmazioni, cornicette, copertine, striscioni, segnalibri, diplomi, attestati, addobbi e decorazioni, disegni e… tanto altro ancora.
Inoltre in esso è possibile rinvenire una nuova sezione, con risorse e materiale che hanno per tema il 150° anniversario dell’unità d’Italia.
Questa è la pagina facebook del sito:
www.facebook.com/pages/Maestra-Mary/157819190908071
Scuola primaria tra muffa e oscurantismo

A due anni dall’introduzione della riforma Gelmini, come procede l’opera di screditamento della scuola pubblica? Bene! Grazie alle migliorie apportate, la scuola ha raggiunto il massimo punto di involuzione dalla legge Casati in poi. L’aspetto più esecrabile delle scelte adottate risiede nel considerare legittimo che l’organizzazione scolastica non sussegua ad una visione scientifica della didattica , ma possa subire l’adeguamento coatto ad un regime di ristrettezze economiche sopraggiunto, e che anzi le possa essere addebitata, con interpretazione arbitraria di dati, la responsabilità di sprechi e di una gestione irrazionale delle risorse umane. Lasciando intatto l’impianto degli obiettivi da perseguire, appartenenti alla precedente formulazione teorica, il ministro ha potuto affermare che, tagliando i fondi, si può allo stesso modo -e meglio – perseguire la compiuta realizzazione delle personalità dei discenti.
Nei fatti , agli appelli sull’importanza della scuola rivolti ai governi, in documenti come il libro bianco Cresson, gli art. 149 e 150 di Maastricht, la Costituzione Europea, le Raccomandazioni del 2006 e la Strategia di Lisbona, la scuola italiana risponde tagliando i viveri e facendo mostra di adeguamento formale a certi parametri , innalzando per esempio il valore del rapporto insegnanti / alunni, senza migliorare la qualità della vita scolastica; che anzi peggiora proprio in seguito all’aumento degli alunni per classe.
Nel contempo si conferma la velleità che l’istituzione raggiunga gli standard europei, senza i quali i nostri titoli di studio non avranno validità nei paesi dell’Unione.
Il risultato finale dell’opera è così tendente al pessimo che anche le recenti note e leggi sui disturbi specifici e sull’ADHD, nella cornice di un quadro simile, rischiano di rimanere lettera morta. Si introducono precisi luoghi prescrittivi nel momento in cui , crescendo il numero degli alunni , aumentano le possibilità di trovare più casi di bambini con quelle difficoltà nella stessa classe , che vanno a sommarsi alla percentuale sempre più alta di stranieri. E’ una situazione contraddittoria, che vanifica la serietà di leggi che presumono che l’insegnante debba intervenire in maniera individualizzata, in una classe dai 25 ai 28 alunni.
E’ oltremodo incredibile che non ci si avveda che i rilevamenti delle prove INVALSI, o i sondaggi forniti da istituti di ricerca, in mancanza di una seria politica sulla scuola , non monitorano il grado di efficacia dell’istituzione scolastica, ma fotografano il mero dato socio-economico che discrimina il nord e il sud, la periferia e il centro, e il ceto sociale, che a quelle performance è collegato; e a maggior ragione si attendono negativi se le possibilità di intervento a favore di un miglioramento delle prestazioni calano drasticamente, a seguito dell’aumento del numero degli alunni per classe.
Alla base delle determinazioni adottate c’è più di una considerazione assunta acriticamente.
La prima riguarda l’ incriminato rapporto 1:10 ( un insegnante ogni dieci alunni ) che la legge alza di un punto; esso è un’ astrazione ottenuta sulla base di una media aritmetica che comprende gli insegnanti di sostegno, di inglese e gli insegnanti di religione. Il suo ritocco verso l’alto ha prodotto l’aumento del numero di alunni per classe fino a 28 , senza che questa decisione abbia potuto trovare un argine da parte degli addetti ai lavori, e nonostante il parere negativo di organizzazioni di genitori. Se questo rapporto fosse reale come propagandato, quale ragione impedirebbe a una riforma di portare le classi di scuola primaria al numero di undici alunni con un insegnante? Quando poi i sindacati trasformano la questione dei 28 alunni per classe in un problema di sicurezza- al quale lo stato facilmente ha potuto rimediare stanziando soldi per l’edilizia e per allargare le porte- il discorso sulla scuola può esaurirsi nella questione dei metri quadrati per alunno e della messa in sicurezza degli edifici .
Il secondo assunto è che in Italia non esista più lo svantaggio culturale, e che, sopravvenendo da una situazione ambientale più stimolante rispetto al passato, l’alunno sia in grado di sistemare organicamente il suo sapere già nella scuola primaria senza l’intervento dell’insegnante.
In verità l’educazione scolastica non gode più di grande considerazione da parte dell’opinione pubblica e di riflesso non ne gode da parte di chi sulla base di quegli umori costruisce i suoi consensi elettorali.
Riuscire a far passare per riforma pedagogica quella che è tecnicamente una controriforma, con tutte le caratteristiche tipiche di azzeramento, ripristino delle condizioni passate e di insensibilità alle esperienze, bollate come scelte sbagliate di precedenti governi, è indice dell’approccio superficiale e della disattenzione generale al tema.
Ora bisognerebbe dire che il ritorno del maestro unico, contestualmente all’ innalzarsi del rapporto numerico, non diminuisce l’efficacia educativa in senso assoluto, ma riduce drasticamente le probabilità di intervento, ne annienta la sistematicità , rendendo inefficace qualsiasi azione a favore di chi manifesta difficoltà. “Ma i maestri di prima come facevano?” : questa è la domanda che si pone il nuovo pedagogo quando paragona in modo scorretto la vecchia scuola – dove lo svantaggiato passava dai banchi al bracciantato agricolo- alla nuova- dove egli deve pervenire, per dettato costituzionale, ad una soddisfacente alfabetizzazione culturale dai livelli sempre più alti, e le cui prestazioni vengono rilevate e sbattute in prima pagina a riprova dei bassi livelli della scuola italiana.
Tuttavia, volendo andare a ritroso, oltre la congiuntura negativa che ha indotto a relegare in secondo ordine la spesa scolastica rispetto ad altra spesa pubblica, notiamo che un problema di rappresentatività delle istanze della scuola in seno alle istituzioni c’è da anni.
A che cosa sia dovuto è presto detto: la scuola è un sistema gerarchico, attraverso il quale le pretese ministeriali, divenute legge, anche senza dibattiti democratici e grazie a maggioranze ottenute con leggi elettorali di seconda scelta , ridiscendono in scioltezza la china dei sottoposti privi di facoltà di veto. E siccome oltre al danno c’è la beffa, questa stessa scuola è denominata “dell’autonomia”, volenteroso prodotto della legge Bassanini , che declama che le scuole pervengono all’ “autonomia organizzativa didattica e di ricerca e di sviluppo”. Invece esse sono rimaste allocate all’interno di un sistema verticistico, dove le decisioni nel dettaglio delle problematiche amministrative sono imposte dal ministero, e da esse non può che scaturire l’impossibilità di decidere autonomamente. Chi deve stimolare l’applicazione di una qualche teoria scientifica che motivi l’assetto organizzativo della scuola così che essa possa mettere in pratica gli obiettivi europei ? Chi la deve adeguare al territorio ? Attualmente vengono calate dall’alto direttive; ma chi è capace di rappresentare dal basso le esigenze della scuola italiana? Gli uffici scolastici regionali sono presìdi di burocrati; i dirigenti scolastici relegati al ruolo di esecutori di disposizioni; il sindacati per anni appiattiti sulle questioni occupazionali; istituti di ricerca dove non si sa che cosa si ricerchi. E gli insegnanti? La perdita di prestigio sociale della categoria è andata di pari passo con la perdita di potere decisionale. Il loro parere non vincolante soccombe davanti alla larga discrezionalità di dirigenti e dei burocrati. In questo senso l’impreparazione dei docenti, spesso attribuita alla volontà o alla qualità dei singoli ma che è invece logica conseguenza di un sistema che non ha saputo adeguarsi alle esigenze culturali della società moderna, diventa un problema secondario, e forse, a questo punto, un dato da salvaguardare.
La perdita di potere decisionale è una perdita di potere politico, e di consapevolezza di categoria. A gettarvi ulteriore discredito sta per arrivare la normativa sul merito, che con un colpo di mano il ministro Gelmini ha introdotto nel “Milleproroghe”, approvato ricorrendo alla fiducia. Ancora una volta una visione unilaterale si impone, sposta l’attenzione dai veri problemi che sono quelli strutturali e addossa la responsabilità di disfunzioni e problemi alla categoria dei lavoratori, per punirla e demotivarla. La scuola avrebbe bisogno di ben altro: prima di tutto di una riforma degli organismi democratici, che comporterebbe l’affermazione di una vera autonomia. Quando gli operatori non possono decidere della struttura organizzativa nei suoi aspetti significativi essi non prendono mai consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo e delle conseguenze dei propri gesti. Una scuola in cui le decisioni sulla qualità degli interventi a favore dell’integrazione, delle opportunità, dell’apprendimento vengono prese da entità che operano al di fuori del contesto scolastico e senza nessuna relazione con esso, non è autonoma . Purtroppo per giungere a queste consapevolezze ci vorrebbero soggetti politici culturalmente più dotati. Soprattutto occorrerebbe che l’opinione pubblica e l’elettorato si ravvedano rispetto alle funzioni della scuola nel nostro paese.
Maddalena Rotundo
“Posso fare da Solo”: l’Associazione AGIAD organizza in Milano un corso di autonomia al computer

L’ Associazione AGIAD , Associazione Genitori, Insegnanti e Amici della
Dislessia organizza in Milano un corso di autonomia al computer “POSSO FARE DA SOLO” nei giorni 8 marzo dalle ore 9,30 alle 12,30 e 15 marzo dalle 9,30 alle 16,30.
Il corso si rivolge ai ragazzi della scuola primaria (classi IV e V) e
della scuola secondaria di primo grado attraverso la realizzazione di un
percorso formativo di due giornate.
Il corso e’ gratuito per i figli dei soci.
All’incontro formativo possono partecipare fino ad un massimo di 12
allievi aventi diagnosi DSA.
Il corso ha come finalita’ far conoscere gli strumenti informatici e
strategie metacognitive, per favorire un percorso di crescita verso
l’ autonomia allo studio.
Come e’ ben noto, i ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento
hanno necessita’ di utilizzare misure compensative e dispensative per
ottenere prestazioni scolastiche pari ai loro compagni non dsa.
Tra gli strumenti in aiuto allo studio c’e’ il computer, la sintesi
vocale, programmi di videoscrittura e per creare mappe.
Attraverso questi strumenti i ragazzi con disturbo specifico
dell’apprendimento acquisiscono l’autonomia allo studio e di conseguenza
ne guadagnano autostima e fiducia
Al termine del corso verra’ rilasciato ai ragazzi un attestato di
partecipazione che potra’ essere consegnato alla scuola in aggiunta al
fascicolo personale.
Verranno presentati i seguenti strumenti: OFFICE: software di video
scrittura, Excel, Power Point – ANASTASIS Supermappe, Superquaderno,
Carlo Mobile
La sede del Corso sara’ presso: Istituto Marcelline Scuole Pubbliche
Paritarie – Via Quadronno, 15 20122 Milano
Per l’iscrizione occorre consultare il sito www.agiad.it , scaricare il
modulo di iscrizione, l’informativa della privacy ed inviare il tutto,
compreso la copia della diagnosi alla mail: segreteria@agiad.it
REFERENTI PROGETTO:
Ivana Pozzessere tel. 340-3483843
Claudio Carini tel. 393-2437489
Cristina Milazzo tel.339-7398582
Psicologa: Dott.sa Elisa Spada
AGIAD
Piazza Repubblica 19
20100 Milano

