Lettera all’Europa e Invalsi

a) Promozione e valorizzazione del capitale umano. L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.
Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore.
COBAS-Scuola
QUIZ INVALSI: I DOCENTI DELL’IISAG DI TERNI LI RISPEDISCONO AL MITTENTE

Lunedì 24 ottobre il collegio docenti dell’IISAG, Istituto di Istruzione Superiore Artistico e per Geometri di Terni ha deliberato a larghissima maggioranza di non effettuare le prove INVALSI.
Contro i quiz INVALSI, inconsistenti da un punto di vista didattico e vero cavallo di troia per differenziare il salario accessorio dei docenti nella scuola/azienda, dall’anno scorso si è sviluppato nella scuola pubblica italiana un vasto movimento di opposizione.
I Quiz INVALSI non sono obbligatori per docenti e scuole, evitiamo forme di collaborazionismo con il MIUR che da anni realizza tagli pesantissimi e tenta lo smantellamento della scuola pubblica, finanziando le scuole private e cercando di introdurre meccanismi premiali che rompano la collegialità dell’insegnamento verso un modello concorrenziale già fallito nei paesi anglosassoni che si cerca di introdurre, ormai a tempo scaduto, in Italia.
La delibera del collegio docenti dell’IISAG è la prima a Terni e nell’intera regione Umbria, i docenti hanno deciso di rifiutare di subordinare la didattica ai quiz. Il primo di tanti no che anche in Umbria dovranno bocciare irrimediabilmente la ministra dei tunnel fantasma, che in tre anni ha tagliato, su mandato di Tremonti, alla scuola pubblica 8 miliardi di € e 150.000 posti di lavoro tra docenti ed ATA precari. Un importante gesto in difesa della libertà di insegnamento e della scuola pubblica che i COBAS invitano a ripetere in tutte le scuole della provincia.
COBAS DELLA SCUOLA
Terni
Lavoriamo per dare valore alla scuola pubblica: lo slogan scelto dalla Uil scuola per lo sciopero indetto dalla Uil per il pubblico impiego

‘Lavoriamo per dare valore alla scuola pubblica’ è questo uno degli slogan scelti dalla Uil scuola per lo sciopero indetto dalla Uil per il pubblico impiego.
Il ‘valore’ della scuola pubblica italiana, quella frequentata dal 94% degli studenti – sottolinea il segretario organizzativo della Uil scuola, Pino Turi – da cui dipende il futuro e lo sviluppo de Paese è determinato dal ‘lavoro’ delle persone.
E questo è il punto: ad un lavoro così impegnativo e delicato non viene dato il giusto riconoscimento e il giusto valore. Gli insegnanti italiani hanno gli stipendi più bassi d’Europa, impegno e competenza vengono premiati con una ‘pacca sulla spalla’, si blocca il contratto e si vuole ostacolare la contrattazione integrativa, si tagliano le risorse e non si diminuiscono le tasse sul lavoro. Sono queste le ragioni della protesta, collegate all’esigenza di dare centralità e peso al lavoro che si fa nelle scuole.
Un mese fa l’Ocse riportava l’attenzione sui livelli di investimento in istruzione: la spesa per l’istruzione in rapporto al Pil in Europa è del 6,1%, in Italia è del 4,8%. E ancora, la spesa per l’istruzione è bassa anche in rapporto sulla spesa pubblica, 9,7% rispetto all’11% della media dei paesi europei.
‘Qualificare la spesa pubblica, investire in istruzione, valorizzare il lavoro’: sono questi i temi forti su cui la Uil Scuola richiama l’attenzione. L’Europa – continua Pino Turi – ha presentato molte istanze al nostro Paese, la Germania si è dimenticata di richiedere che, proprio come hanno già fatto loro, l’Italia non persegua sulla strada dei tagli all’istruzione.
Ecco invece cosa è stato già fatto – precisa il segretario della Uil Scuola: in tre anni la scuola ha ridotto i dipendenti di 81 mila insegnanti (12%) e 44 mila Ata (17%). La politica dei tagli lineari è stata un errore perché ha compresso la scuola. Il contratto è bloccato e si ostacola la contrattazione integrativa.
Una situazione nella quale non sono stati toccati gli sprechi, le spese improduttive, il peso della burocrazia.
Per vedere il fallimento delle politiche perseguite dalla Funzione Pubblica che, con la legge 150, pensava di apportare chissà quali cambiamenti, basta osservare che, con il blocco dei contratti e della contrattazione, all’Aran, l’agenzia di contrattazione per il pubblico impiego, 69 persone in organico, 15 dirigenti e 54 impiegati non sono chiamati a nessun compito, demotivati.
E ancora, poiché doveva essere superata contrattazione si è creato un nuovo organismo, la Civit (Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche) con tanto di presidente e consiglio direttivo. Sono stati spesi soldi aggiuntivi in una commissione che, in tutta fretta, si è insediata a Via del Corso, nello stesso edificio, ma al piano di sotto rispetto all’Aran, che con il blocco dei contratti non può svolgere alcuna funzione. Intanto la valutazione, affidata alla Civit, non parte. Il risultato è che non si fa né l’una, né l’altra.
Si sprecano i soldi e si peggiora il servizio. Bel risultato. Questa è la grande portata innovativa del ministero della Funzione Pubblica.
Nelle settimane scorse –aggiunge – è stato firmato il contratto sulla mobilità professionale per il personale Ata. Il contratto è rimasto in qualche cassetto della Funzione Pubblica e non se ne trova più traccia. Il risultato è che, in assenza di tale contratto, sono state bloccate alcune delle 67 mila assunzioni già autorizzate dal ministero dell’economia.
Serve un cambio di passo. La scelta da fare per la Uil Scuola è quella togliere soldi da ciò che è improduttivo e metterli sul ‘lavoro’. Questa è la vera modernizzazione, non quella fatta a ‘spot’ che diventa apparato burocratico.
Trent’anni di comunità per minori in Valle d’Aosta
Trent’anni fa, per rispondere alle necessità dei bambini e dei giovani in difficoltà, nascevano le prime comunità per minori valdostane. Negli anni questo tipo di strutture ha cercato di adattarsi ai mutamenti continui della società, individuando percorsi di accompagnamento e di sostegno adeguati. Per fare il punto della situazione e conoscere da vicino realtà simili di altre Regioni l’Assessorato della sanità, salute e politiche sociali della Regione Autonoma Valle d’Aosta ha organizzato un Convegno Nazionale sul tema, dal titolo Sentieri possibili verso casa? Che cosa è cambiato nel percorsi di accoglienza nelle comunità per minori. E’ stata anche l’occasione per fare un bilancio per quanto riguarda le quattro comunità valdostane esistenti.
Albert Lanièce – Assessore alla sanità. salute e politiche sociali
E’ un servizio importante, un servizio che compie trent’anni e vi è sempre più necessità di una presa in carico complessa dei minori. Noi abbiamo delle équipe miste costituite dall’assistente sociale e dagli psicologi che seguono i casi più particolari e questo fa si che ci siamo dovuti organizzare sempre meglio, tant’è vero che da due anni a questa parte abbiamo fatto nascere una quarta comunità, che segue i ragazzi dai 18 ai 21 anni e che si chiama Primo Volo. Questa necessità è sorta quando abbiamo preso atto che molti ragazzi, una volta usciti dalle comunità dopo avere compiuto la maggiore età, sono ancora in difficoltà, quindi hanno bisogno di un accompagnamento ulteriore per potersi inserire nella società. Si tratta di un servizio in più, che crediamo importante soprattutto per i casi più particolari.
In tutto le comunità valdostane ospitano una trentina di minori, mentre circa 15 ragazzi vivono nelle strutture d’accoglienza fuori Valle, in quanto è stato ritenuto necessario allontanarli maggiormente dalla loro situazione familiare. Esistono anche molte famiglie che si dichiarano disponibili all’accoglienza temporanea dei minori.
Albert Lanièce – Assessore alla sanità, salute e politiche sociali
Sono una trentina nelle nostre comunità e abbiamo da 13 a 15 ragazzi che sono nelle comunità minori fuori valle. Spesso gli invii fuori valle sono necessari perché si tratta di situazioni familiari veramente pesanti, per le quali bisogna allontanare il minore dalla famiglia. Quindi, in generale, sono coinvolti nell’assistenza circa una cinquantina di ragazzi, tenendo conto che abbiamo anche famiglie che, fortunatamente, sono disposte ad accogliere i minori nel loro nucleo e questo ci permette, in modo ulteriore, di farci carico dei casi più particolari.
Al convegno erano presenti vari minori ospiti delle strutture valdostane. Il simbolo della due giorni di conferenze, lavori di gruppo e dibattiti è stato disegnato dagli stessi ragazzi, che, con il supporto dell’artista Franco Balan, hanno partecipato a un laboratorio per la realizzazione del logo dell’iniziativa. Le loro opere sono state appese alle pareti della sala conferenze dell’Hostellerie du Cheval Blanc. Come premio per la loro creatività, i ragazzi hanno ricevuto ciascuno un lettore mp3, un momento immortalato dalla foto di rito. Durante il seminario è stato proiettato un documentario di forte impatto sociale, realizzato da Gabor Palots, dal titolo Passo il tempo stringendo i pugni sul cuore.
Al convegno hanno partecipato numerosi ospiti, docenti, psicologi, educatori, formatori, direttori di strutture. L’ultimo intervento prima del dibattito finale è stato la lectio magistralis del professor Jean-Pierre Pourtois, della Facoltà di psicologia e scienze dell’educazione dell’Università di Mons-Hainaut, in Belgio.
Per concludere i lavori, il docente belga ha affrontato il nocciolo della questione: come educare i cittadini di domani, in famiglia o in strutture di accoglienza per minori, a vivere in un mondo complesso come quello odierno?
Jean-Pierre Pourtois – Docente dell’Università di Mons-Hainaut, Belgio
Ce que nous essayons de faire est de donner de la sécurité à l’individu et ensuite de lui permettre de s’émanciper et de pouvoir continuer sa vie. Ce que nous cherchons ce sont les grands fondamentaux de l’éducation dont le jeune a besoin, et par exemple l’un des premiers est le besoin de structures, de règles, et celui qui vient immédiatement après c’est l’attachement, c’est l’amour, c’est le fait d’être accepté, c’est pouvoir faire des expériences, aussi, et surtout communiquer. Il y a une très grande difficulté aujourd’hui à communiquer, et ce que le jeune n’a peut-être pas trouvé dans sa famille il faut qu’il le trouve dans une autre famille, et le problème qui se pose aujourd’hui c’est comment créer une famille dynamique, positive, structurante, et qui conduit en fait l’individu à rencontrer le bonheur, parce que le bonheur il faut le construire, ca n’existe pas, mais quand on le construit on a un sentiment de bonheur et à ce moment-là l’individu peut s’émanciper.

