Obesità nei bambini : il ruolo della scuola

Il problema obesità nei bambini sembra, anche se nel mondo i problemi gravi sono ben altri, sempre all’ordine del giorno. Diete sbagliate, bambini poco controllati, spuntini e snack decisamente poco consoni al tenore alimentare dei bambin : tutto questo non fa che favorire il fenomeno obesità già evidente, in alcuni casi, anche in bambini sotto i 6 anni.
Troppo grave il problema per esser trascurato. E la scuola come si colloca in questo contesto? Il ruolo della scuola, sia d’infanzia, materna e altro, é molto più importante del previsto. Certamente non si vuole portare il bambino a perdere peso qualora fosse obeso o ci tendesse, ma almeno una forma di controllo sui cibi che i bambini e ragazzi mangiano ci dovrebbe essere.
Soprattutto a livello di snack, merende di metà mattina o spuntini pomeridiani.
Per non parlare dell varie mense scolastiche che dovrebbero porre molta attenzione a ciò che propongono, variando i menu ed evitando condimenti che rischiano di sfavorire la salute dei nostri figli in un’età molto delicata.
Inutile poi, per mamme e papà, provare a far miracoli provando diete che promettono di dimagrire in una settimana, ad esempio.
Insomma, concludendo, il ruolo della scuola é molto più importante e decisivo di quel che si crede!
Combattere l’obesità dei bambini con le ricette della nonna

«I bambini promotori e protagonisti della promozione della propria salute attraverso stili di vita corretti e salutari»: è stato questo l’obiettivo del progetto promosso dall’Azienda sanitaria provinciale di Catania e inserito nelle aree tematiche di “Guadagnare Salute” e nel “Progetto di Prevenzione Regionale del soprappeso e dell’Obesità”. Un’iniziativa giunta alla sua conclusione, che è stata premiata dal Formez come esperienza di buona pratica attraverso un approccio intersettoriale delle comunità locali.
Questa mattina, presso la sede dell’Asp Catania, il direttore generale Giuseppe Calaciura e il direttore del Sian (Servizio igiene alimenti e nutrizione) Elena Alonzo, hanno presentato il risultato finale del percorso sanitario “Una rete istituzionale al servizio dell’educazione alimentare”, che – coinvolgendo nella sua fase sperimentale il territorio del distretto sanitario di Adrano (Adrano, Biancavilla e S.M. Licodia) – si è sviluppato lungo due linee operative: una di prevenzione individuale, condotto in collaborazione con i pediatri di libera scelta, e una di prevenzione collettiva.
«Se da un lato i pediatri hanno provveduto a rilevare i dati antropometrici dei bambini, a codificare gli stati morbosi associati o mediati dall’alimentazione e sedentarietà, a prendere in carico direttamente i bambini a rischio o indirizzarli verso l’ospedale di Biancavilla con procedura diretta ed esenzione ticket – ha spiegato Calaciura – somministrando ai soggetti in sovrappeso questionari su consumi e abitudini alimentari e attività motoria; dall’altro è stato avviato nelle scuole il concorso “La ricetta della salute della nonna” con il quale gli alunni delle scuole di Istruzione primaria e Secondaria di primo grado di Adrano sono stati invitati a riscoprire, in collaborazione con le nonne, ricette della tradizione locale appetitose e salutari».
Il concorso prevedeva la valutazione delle ricette da parte di una giuria composta da tre gruppi di esperti: il Sian per la valutazione nutrizionale, cuochi di scuola alberghiera di Randazzo per la valutazione tecnica della ricetta e il commendatore Pino Correnti, presidente onorario dell’Unione regionale cuochi siciliani per valutare l’aderenza della ricetta al territorio locale: «Al termine della selezione – ha sottolineato la dott.ssa Alonzo – sono state individuate 160 ricette per la realizzazione di un volume unico nel suo genere, perché in collaborazione con l’Aic Sicilia Onlus (Associazione italiana celiachia) si è pensato di aggiungere sostituzioni e suggerimenti per rendere i singoli piatti adattabili all’alimentazione senza glutine per i soggetti celiaci».
Un modo originale per trasmettere alle nuove generazioni la necessità di adottare abitudini alimentari più regolari e durature nel tempo, mescolando il dovere al piacere di sperimentare e confrontarsi con gli anziani, che hanno molto da raccontarci e tramandare, anche in fatto di cucina.
«Tale volume – ha continuato la Alonzo – sarà distribuito il 18 maggio a tutti gli alunni delle scuole che hanno partecipato, alla presenza di alcuni ristoratori del comune di Adrano che hanno aderito al progetto. A questi ultimi è stato proposto di avviare una collaborazione con il Sian e l’Unità Operativa di Igiene Pubblica di Adrano per l’utilizzo del sale iodato sia nelle cucine che a disposizione dei consumatori; per l’inserimento nei propri menù di alcune ricette proposte nel “Ricettario della salute della nonna”, con i suggerimenti per i soggetti celiaci; per l’utilizzo di pietanze destinate ai soggetti diabetici, realizzate con il progetto “Sapori e Salute in Tavola” in collaborazione con la Takeda Italia».
Alla conferenza stampa di presentazione del volume erano presenti anche il presidente regionale dell’Associazione italiana celiachia Leone Fabio; la referente provinciale dell’Ufficio scolastico regionale Angela Rapicavoli e il dirigente medico del Sian Patrizia Pisana.
Le pere Petrucine del Salento leccese

I consumi di pere si mantengono su livelli bassi: nella Ue a 27 risultano inferiori ai 6 chilogrammi annui pro capite. La produzione mondiale si attesta sui 21 milioni di tonnellate. Italia e Spagna registrano consumi superiori ai 10 chili all’anno, un livello che costituisce l’“obiettivo” anche per Germania e Gran Bretagna dove però le abitudini alimentari lo rendono difficilmente raggiungibile. In questa nota la proposta di coltivare in coltura specializzata una cultivar di pera presente nel Salento leccese
“Ogni albero, ogni grossa pietra, ogni buca, ogni prato, ogni campo ha una propria individualità e spesso un nome. La stessa tendenza si manifesta nell’individualizzazione e spesso anche nella antropomorfizzazione dei periodi di tempo. Almeno un terzo dei giorni dell’anno sono individualmente distinti e il contadino non usa mai numeri, ma sempre nomi individuali per indicare queste date” – per la pressione del cristianesimo sostituendo, poi, “i santi ai giorni” (Thomas e Znaniecki, 1968: 171).
Quante pere c’erano nel Salento leccese?
In una pubblicazione del prof. Giacinto Donno la coltivazione degli alberi di pero nel Salento leccese alla fine degli anni 50 del secolo scorso era tutta in coltura promiscua e si attestava intorno ai 2mila e 500 ettari con una produzione di 11mila quintali di pere.
Gli alberi di pero si trovavano sparsi tra i vigneti, i ficheti, e oliveti. Le piante di pero venivano lasciate a se stesse e potevano essere anche si 100 anni e più. Alcune risultano innestate su franco, altre su perastro o perazzo (Pyrus communis L.) oppure sul calaprice (Pyrus amygdaliformis Vill.).
Mia madre e le pere “Petrucine” del Salento leccese
Mia madre me lo chiedeva sempre, ogni anno, era la sua una memoria di un gusto, di un sapore, di un’emozione ovvero le pere petrucine del Salento leccese. Mi diceva che da bambina lei le mangiava sempre e che purtroppo non se ne vendevano più.
La categoria sistematica di riferimento per un Dottore Agronomo è la varietà
Io ho imparato nei lunghi anni di studio prima all’Istituto Tecnico Agrario “Giovanni Presta” e poi alla Facoltà di Agraria dell’Università di Bari quello che mia madre mi diceva desiderando la sua pera “Petrucina” perché nell’ambito della mia professione di Dottore Agronomo la categoria sistematica di riferimento è la varietà. Perché? La spiegazione è presto data, infatti se io avessi detto a mia madre che a casa, nella fruttiera, campeggiavano delle splendide pere e che quindi poteva mangiare quelle, io avrei detto una cosa imprecisa perché dire solo pera non definisce il frutto specifico, ma per descrivere esaurientemente la pera dobbiamo aggiungere la sua varietà, infatti a mia madre mancavano tanto le pere petrucine e non una qualsiasi pera.
Ma com’è la pera Petrucina?
Una pera della varietà petrucina ha il sapore dolce dovuto al contenuto di carboidrati DIVERSO rispetto alle altre varietà e soprattutto alla presenza significativa di fruttosio che dona il gusto dolce, oltre alla presenza di sostanze quali vitamine e flavonoidi che variano da una varietà all’altra.
La pera di varietà tradizionale “Petrucina” siccome ha avuto un carattere di coltivazione diffusa e sistematica ecco si può anche definire cultivar che deriva dall’inglese cultiveted variety che poi significa intuitivamente “varietà coltivate”.
La petrucina è solo nei giardini della cinta della Città di Lecce e nella Grecia Salentina
Secondo lo studioso Francesco Minonne la pera “Petrucina” detta anche Medicina e Pera di San Pietro era anticamente molto diffusa e io sono d’accordo con lui, infatti mia madre la cercava perché da ragazza era facilmente reperibile in commercio. Sempre secondo Minonne oggi la “Petrucina” sarebbe relegata in vecchi giardini della cinta della città di Lecce e nella Grecia Salentina.
I componenti nutrizionali della pera Petrucina
La questione è comunque tutta giocata dai componenti nutrizionali più abbondanti nelle pere che sono i carboidrati (amido e glucosio), i quali variano tra una varietà e l’altra dall’8 e all’11%. Le pere presentano anche un buon contenuto di fibra. L’acido organico più abbondante è l’acido malico. I frutti maturi contengono discrete quantità di acetaldeide, sostanza ritenuta la responsabile dell’insorgenza del fenomeno del riscaldo (danno da conservazione del frutto). L’astringenza e il sapore amaro presente in alcune varietà, caratteri normalmente non desiderati, sono attribuiti alla presenza di sostanze tanniche, fenoliche e polifenoliche.
Per non avere la bocca piena di astringenti tannini ci vuole l’ammezzimento
Mi madre adorava queste piccole pere con la polpa bianca e granulosa che maturavano la prima decade di luglio. E allora come mai non si coltivano più anche se il sapore è ottimo?
Prima di tutto non le coltivano perché sono piccole, ma la ragione più profonda è che le pere Petrucine per essere gustate hanno bisogno dell’ammezzimento.
Come dici? Non sai cos’è l’ammezzimento? Non ti preoccupare caro, meglio così, se non io a che servirei? Allora devi sapere che se tu raccogli le pere petrucine queste sono ancora acerbe perché se sei impaziente e tenti di mangiarle appena colte dall’albero subirai il tipico effetto astringente provocato dall’elevato contenuto di tannini. Invece se sei paziente e prenderai le pere petrucine, riponendole ben distanziate l’una dall’altra, su un vassoio di cartone o cassetta di legno, conservandole in un luogo asciutto e senza luce, fino a che non avranno raggiunto la giusta maturazione allora proverai l’emozione di un gusto e sapore unico che ha segnato mia madre per il resto della sua vita.
La pera è una fonte di benessere
La pera è un concentrato di micronutrienti essenziali alla vita e fonte di benessere, quelli che le donano il colore e specificità del gusto, sono idratanti, in quanto contengono grandi percentuali di acqua ed hanno minerali ad alto livello di assimilabilità essendo inseriti in un ambiente biologicamente “attivo” a differenza dell’acqua di sorgente.
A fronte di un’alta concentrazione di micronutrienti, la pera generalmente si presenta con un tenore calorico e, salvo alcune eccezioni, con indice glicemico basso, in particolare se la pera è consumata integra di tutte le sue parti.
Le prospettive Ecologiche dei Dottori Agronomi
L’Orto Botanico della Università del Salento ha la varietà di pera petrucina quindi si può tentare una sua moltiplicazione con conseguente coltivazione per produrre pere per il mercato perché …. “Un albero di pero non è mai solo quell’albero di pero: è quest’albero qui, davanti a me e radicato nella terra, e nessun altro, ed è, insieme nello stesso tempo, parte vivente di un habitat, che è parte di una comunità ecologica, che è parte di un ecosistema, parte a sua volta della biosfera.
Queste prospettive “ecologiche”, di cui Catton indica la carenza nelle scienze sociali, sono presenti e operanti entrambe nel pensiero e nella pratica dei Dottori Agronomi.
E, per noi, come uomini che fanno esperienza del mondo, la percezione e l’uso di quest’albero di pere “petrucine” è insieme immediata nel legame, o non legame, che abbiamo con la sua presenza, e mediata dai millenni di memorie collettive che hanno elaborato il rapporto e la percezione della comunità umana cui apparteniamo (che ci ha formati quali siamo) con quest’albero, quest’habitat, quest’ecosistema.”
Allarme obesità infantile
E’ Allarme obesità infantile. In Italia il 15% dei bambini sono obesi e il 24%, quasi un quarto del totale, sono sovrappeso. Ad annunciarlo è il professore di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano Michele Carruba durante il convegno ‘In bocca la salute’ organizzato all’Ufficio del Parlamento Europeo in corso Magenta al 59. Il Capoluogo Lombardo rimane però, rispetto al resto del paese, un’isola felice: l’obesità interessa solo il 5% dei ragazzini e il sovrappeso il 12%. ‘Comunque un allarme’, dichiara Carruba, ‘dato che la cattiva alimentazione è una delle principali cause di tumori e malattie cardiovascolari’. In mattinata si è svolta anche l’iniziativa ‘In bocca la salute’ che gratuitamente permetteva di controllare i valori del colesterolo e della glicemia. Parlano Michele Carruba, professore Farmacologia Università Studi di Milano, Evelina Flachi, Comitato ‘scuola e cibo per l’educazione alimentare’ Ministero Istruzione e Maria Rita Gismondo, presidente Fondazione Donna a Milano Onlus.
Servizio di Angela Nittoli
Via: www.c6.tv

