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	<title>Scuola Magazine &#187; bullismo</title>
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	<description>Il Magazine sulla Scuola Pubblica. Tutti i giorni riportiamo news, pareri e anticipazioni per i Docenti, il Personale Ata e gli Studenti</description>
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		<title>Si avvicina la tavola rotonda sul bullismo di Parma</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 15:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberbullismo]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni di bullismo]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ in programma per venerdì 8 aprile la tavola rotonda Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali che nasce dalla collaborazione tra Parma Civica e il Gruppo Buongiorno, azienda parmense leader a livello mondiale nell’offerta di servizi e soluzioni per la &#8220;mobile connected life&#8221;, con il contributo di Altroconsumo e della Polizia Postale e delle Comunicazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="bullismo" src="http://www.zeusnews.com/immagini/010364-cyberbullismo_mestre_5_denunce.jpg" alt="" width="300" height="224" /></p>
<p>E’ in programma per venerdì 8 aprile la tavola rotonda <strong>Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali</strong> che nasce dalla collaborazione tra Parma Civica e il Gruppo Buongiorno, azienda parmense leader a livello mondiale nell’offerta di servizi e soluzioni per la &#8220;mobile connected life&#8221;, con il contributo di Altroconsumo e della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Parma. L&#8217;iniziativa educativa è parte dell’impegno di Corporate Social Responsibility del Gruppo Buongiorno, che vede l&#8217;azienda attiva in prima persona in un&#8217;attività di sensibilizzazione nei confronti di un problema sociale che coinvolge un numero sempre più ampio di adolescenti, che ha dato origine anche al manuale &#8220;Stop al Cyberbullismo&#8221; a cura dello psicologo Nicola Iannaccone.<br />
Partecipano alla tavola rotonda &#8211; introdotta da un intervento di Cristina Sassi, Coordinatrice del Gruppo Femminile di Parma Civica, e moderata dal giornalista della Gazzetta di Parma, Gabriele Balestrazzi &#8211; lo stesso Nicola Iannaccone, insieme a Mauro Del Rio, Presidente e Fondatore di Buongiorno SpA; Marco Pierani, Responsabile Relazioni Esterne Istituzionali di Altroconsumo; e Marcello Zanni, Ispettore Capo della Polizia di Stato e Comandante della sezione di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Parma.</p>
<p>Il <strong>cyberbullismo</strong> si verifica quando i comportamenti negativi degli adolescenti &#8211; che sono sempre esistiti &#8211; vengono attuati attraverso le nuove tecnologie digitali: oggi i bulli hanno a disposizione strumenti come Internet e i telefoni cellulari che moltiplicano gli effetti negativi delle loro azioni, ampliando le dimensioni del pubblico e prolungando la durata nel tempo, con conseguenze negative sui singoli e sul gruppo, e un impatto negativo sulla didattica.<br />
Il manuale &#8220;Stop al Cyberbullismo&#8221; ha l&#8217;obiettivo di educare i ragazzi e le ragazze a un uso responsabile della tecnologia. Il volume parla a un target di docenti e genitori, ma offre chiarimenti e informazioni ai giovani usando il loro linguaggio e toccando il fenomeno del cyberbullismo da più angolazioni: i filmati presenti nel DVD allegato al volume, infatti, sono stati realizzati in alcune scuole medie inferiori e superiori di Milano con la collaborazione di insegnanti e alunni.</p>
<p>Il manuale (volume + DVD) consente alla scuola e agli insegnanti di attivare degli interventi di contrasto al cyberbullismo sia in termini preventivi (laddove il fenomeno non è ancora emerso) sia per rispondere alle emergenze. Il volume è pubblicato da Edizioni la Meridiana, e ha un prezzo di copertina di 14 Euro: i proventi dei diritti d&#8217;autore che derivano dalla vendita vengono devoluti da Buongiorno all&#8217;Ambulatorio per le Vittime del Bullismo dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli di Milano, fondato e diretto dal Primario della Divisione di Pediatria Professor Luca Bernardo.</p>
<p><strong>Corale Verdi, Vicolo Asdente 9, Parma &#8211; Venerdì 8 aprile 2011, ore 17:00</strong><br />
Per informazioni sul progetto <strong>Stop al Cyberbullismo</strong>: <a href="http://www.buongiorno.com/csr">http://www.buongiorno.com/csr</a></p>


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		<title>Un convegno sul bullismo a Parma</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2011/03/28/un-convegno-sul-bullismo-a-parma/</link>
		<comments>http://scuolamagazine.it/2011/03/28/un-convegno-sul-bullismo-a-parma/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 10:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[convegno bullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Convegno : &#8220;Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali&#8221; cha avrà luogo a Parma l&#8217; 8 aprile 2011, alle ore 17 presso: Corale Verdi, Vicolo Asdente 9 MODERATORE Gabriele Balestrazzi Gazzetta di Parma RELATORI Mauro Del Rio Presidente e Fondatore Buongiorno S.p.A. Nicola Iannaccone Psicologo Autore del Libro Stop al Cyberbullismo Marco Pierani Responsabile Relazioni Esterne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="466" height="392" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gNlneBT1Xbs?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="466" height="392" src="http://www.youtube.com/v/gNlneBT1Xbs?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Convegno : &#8220;Fenomeni di <strong>bullismo</strong> e tecnologie digitali&#8221;<br />
cha avrà luogo a <a title="parma" href="http://www.clappo.it/prov/parma/">Parma</a> l&#8217; 8 aprile 2011, alle ore 17<br />
presso:<br />
Corale Verdi, Vicolo Asdente 9</p>
<p><strong>MODERATORE</strong><br />
Gabriele Balestrazzi<br />
Gazzetta di Parma<br />
<strong>RELATORI<br />
</strong>Mauro Del Rio<br />
Presidente e Fondatore<br />
Buongiorno S.p.A.<br />
Nicola Iannaccone<br />
Psicologo<br />
Autore del <a title="libro" href="http://www.centraledellibro.it">Libro</a> Stop al Cyberbullismo<br />
Marco Pierani<br />
Responsabile Relazioni Esterne Istituzionali<br />
Altroconsumo<br />
Marcello Zanni<br />
Polizia Postale e delle Comunicazioni<br />
Parma<br />
<strong>APRIRA&#8217; L&#8217;INCONTRO<br />
</strong>Cristina Sassi<br />
Coord. Gruppo Femminile Parma Civica<br />
Per Informazioni:<br />
<a href="http://www.buongiorno.com/csr/">http://www.buongiorno.com/csr/</a><br />
Manuale &#8220;Stop al Cyberbullismo&#8221;<br />
<a href="http://tinyurl.com/yhd58dv">http://tinyurl.com/yhd58dv</a></p>
<p>Pagina FaceBook Stop al Cyberbullismo<br />
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		<title>Bullismo a scuola: un interessante progetto in Puglia</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2010/10/22/bullismo-a-scuola-2/</link>
		<comments>http://scuolamagazine.it/2010/10/22/bullismo-a-scuola-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 07:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo a scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Bullismo a scuola: non reprimere ma rieducare i bulli. E&#8217; l&#8217;obiettivo di un progetto che coinvolge 30 scuole e 40 associazioni di volontariato pugliesi. L&#8217;iniziativa sul bullismo scolastico &#8211; a cui collaborano Regione Puglia, Ufficio scolastico regionale e Centro Servizi per il Volontariato &#8211; è stata presentata a Bari. Nichi Vendola: &#8221; Se un bullo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="460" height="387" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/90Wrlf1DvcI?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="460" height="387" src="http://www.youtube.com/v/90Wrlf1DvcI?fs=1&amp;hl=it_IT" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p><strong>Bullismo a scuola</strong>: non reprimere ma <strong>rieducare i bulli</strong>. E&#8217; l&#8217;obiettivo di un progetto che coinvolge 30 scuole e 40 associazioni di volontariato pugliesi. L&#8217;iniziativa sul<strong> bullismo scolastico</strong> &#8211; a cui collaborano Regione Puglia, Ufficio scolastico regionale e Centro Servizi per il Volontariato &#8211; è stata presentata a Bari.<br />
Nichi Vendola: &#8221; Se un<strong> bullo</strong> picchia un disabile, il giusto rimedio non è la sospensione di tre giorni da scuola, ma sei mesi di lavoro in un centro che cura le disabilità&#8221;. Sicuramente questo del <strong>bullismo nelle scuole</strong> un tema caldo che necessita di soluzioni dirompenti.</p>


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		<title>Stop al Cyberbullismo: parlano gli esperti</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cyberbullismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Stop al Cyberbullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il manuale nato dal progetto di CSR del Gruppo Buongiorno alla base del convegno di formazione per insegnanti ed educatori Martedì 8 giugno 2010, ore 9:00 Sala Convegni dell&#8217;Istituto C. Porta Via Uruguay 26/2 &#8211; 20151 Milano Milano, 21 maggio 2010 &#8211; Il convegno &#8220;Stop al Cyberbullismo&#8221; è un progetto di formazione rivolto a insegnanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="bullismo" src="http://notebookitalia.it/images/stories/cyberbullismo.jpg" alt="" width="465" height="302" /></p>
<p>Il manuale nato dal progetto di CSR del<strong> Gruppo Buongiorno</strong> alla base del convegno di <strong>formazione per insegnanti</strong> ed educatori</p>
<p>Martedì 8 giugno 2010, ore 9:00<br />
Sala Convegni dell&#8217;Istituto C. Porta<br />
Via Uruguay 26/2 &#8211; 20151 Milano<br />
Milano, 21 maggio 2010 &#8211; Il convegno &#8220;<strong>Stop al Cyberbullismo</strong>&#8221; è un <strong>progetto di formazione</strong> rivolto a <strong>insegnanti</strong> ed educatori che nasce dall&#8217;omonimo manuale multimediale, sponsorizzato da<strong> Buongiorno</strong> nell&#8217;ambito di un importante progetto di <strong>Corporate Social Responsibility</strong>, che vede l&#8217;azienda attiva in prima persona in un&#8217;attività di sensibilizzazione nei confronti di un problema sociale che coinvolge un numero sempre più ampio di adolescenti. Il convegno ha il patrocinio della Commissione Nazionale sul<strong> </strong>Bullismo<strong> </strong>e dell&#8217;Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano, e rientra tra le iniziative che erogano dei crediti formativi per l&#8217;aggiornamento degli insegnanti.<br />
Il cyberbullismo si verifica quando comportamenti negativi- che sono sempre esistiti – vengono attuati attraverso le nuove tecnologie digitali: oggi i bulli hanno a disposizione degli strumenti &#8211; Internet e i telefoni cellulari &#8211; che moltiplicano gli effetti negativi delle loro azioni, ampliando le dimensioni del pubblico e prolungando la durata nel tempo, con conseguenze sui singoli e sul gruppo, e un impatto negativo sulla didattica.<br />
Il manuale, a cura dello psicologo <strong>Nicola Iannaccone</strong>, ha l&#8217;obiettivo di educare i ragazzi e le ragazze a un uso responsabile della tecnologia. Il volume parla a un target di docenti e genitori, ma offre chiarimenti e informazioni ai giovani usando il loro linguaggio e toccando il fenomeno del cyberbullismo da più angolazioni: i filmati presenti nel DVD allegato al volume, infatti, sono stati realizzati in alcune scuole medie inferiori e superiori di Milano, tra cui l&#8217;Istituto Carlo Porta, sede del convegno, con la collaborazione di insegnanti e alunni.<br />
Il convegno è un&#8217;occasione di discussione tra Nicola Iannaccone ed esperti come il pediatra Luca Bernardo, primario dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli e fondatore del primo ambulatorio italiano per le vittime del bullismo, l&#8217;avvocato Pierluigi Perri, studioso di diritto dell&#8217;informatica, e il Dott. Salvatore LaBarbera, Dirigente Compartimento Polizia Postale di Milano. Moderatore dell&#8217;incontro sarà Marco Zamperini, conosciuto con il nickname di &#8220;Funky Professor&#8221;. Al termine dei lavori verranno proiettati i corti, alla presenza degli stessi ragazzi che li hanno realizzati. Tutto il convegno verrà diffuso in rete sul canale <a href="http://www.ustream.tv/xx/stopalcyberbullismo">www.ustream.tv/xx/stopalcyberbullismo</a> , e sarà possibile porre domande in diretta attraverso la chat associata alla proiezione.<br />
Il manuale (volume + DVD) &#8220;Stop al Cyberbullismo&#8221; consente alla scuola e agli insegnanti di attivare degli interventi di contrasto al cyberbullismo sia in termini preventivi (laddove il fenomeno non sia ancora emerso) sia per rispondere alle emergenze. Il volume è pubblicato dalle Edizioni la Meridiana, e ha un prezzo di copertina di 14 Euro: i proventi dei diritti d&#8217;autore che derivano dalla vendita del volume vengono devoluti da Buongiorno all&#8217;ambulatorio diretto dal Professor Luca Bernardo, presso la Divisione di Pediatria dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli di Milano.<br />
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti sul progetto &#8220;Stop al Cyberbullismo&#8221; e per scaricare i 10 corti presenti nel DVD e ulteriore materiale didattico, consultare:</p>
<p><a href="http://www.buongiorno.com/csr">www.buongiorno.com/csr</a></p>


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		<title>Spettacoli e Laboratori sul bullismo</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2010/05/10/scuola-spettacoli-e-laboratori-sul-bullismo/</link>
		<comments>http://scuolamagazine.it/2010/05/10/scuola-spettacoli-e-laboratori-sul-bullismo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 13:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bullismo scuola]]></category>
		<category><![CDATA[laboratori bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[produzioni didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli bullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovi stimoli Proposte Didattiche 2010/2011 di Spettacoli e Laboratori sul bullismo La Comp. Teatrale Sergio Procopio è lieta di porre alla Vostra attenzione le proprie produzioni didattiche per l’ anno scolastico 2010/2011. Le proposte didattiche “uniche ed originali” fatte di fantasia e creatività, che proponiamo sono un autentico stimolo per aiutare l’alunno ad analizzare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="bullismo" src="http://www.csabrescia.it/bullismo/images/home_1_00.jpg" alt="" width="374" height="374" /></p>
<p>Nuovi stimoli<br />
Proposte Didattiche 2010/2011 di <strong>Spettacoli </strong>e <strong>Laboratori </strong>sul <strong>bullismo</strong></p>
<p>La Comp. Teatrale Sergio Procopio è lieta di porre alla Vostra attenzione le proprie <strong>produzioni didattiche</strong> per l’ anno scolastico 2010/2011.</p>
<p>Le proposte didattiche “uniche ed originali” fatte di fantasia e creatività, che proponiamo sono<br />
un autentico stimolo per aiutare l’alunno ad analizzare il mondo che lo circonda e a crescere.</p>
<p>Le proposte sono gestite da professionisti che da oltre venticinque anni si occupano di arte e<br />
novità educative per i giovani, ogni proposta “laboratorio e/o spettacolo” e messa in atto con<br />
tutto il materiale necessario completo è a norma.<br />
Gli spettacoli si possono realizzare ovunque, anche nella scuola “palestra, aula magna, saloni”<br />
abbattendo i costi di trasporto.</p>
<p>Si fa presente che l’artista” interprete principale” Sergio Procopio ha acquisito in venticinque<br />
anni girando tutto il mondo ” America, Brasile, Madagascar, Francia, Perù, Etiopia, Spagna,<br />
Germania, Ecuador, Svizzera, ecc.” un’esperienza capace di donare al pubblico uno spettacolo<br />
diverso, originale, indimenticabile che tende a stimolare attraverso il riso e il sorriso<br />
la voglia di crescere.</p>
<p>Specifiche Tecniche (comuni a tutte le proposte)<br />
· Gli spettacoli sono realizzabili anche nella Vostra <strong>scuola</strong>.<br />
· Dopo l’evento è possibile dibattere con l’artista.<br />
· L’espressione corporea, la comunicazione non verbale, l’improvvisazione e il<br />
coinvolgimento del pubblico sono alla base di tutte le proposte.<br />
· Per avere la scheda didattica e più informazioni sullo spettacolo da voi richiesto<br />
Telefonando senza impegno al tel. 0344.80377 – Cell. 380.52.52.684</p>
<p>Proposte</p>
<p>Moby Dick Regia Broggini Daniele<br />
Rispettare la natura affinché continui a vivere l’uomo.<br />
Il Grande romanzo di Herman Melville diventa spettacolo per vivere insieme al pubblico in modo<br />
comico il rapporto esistenziale tra uomo e la natura indicato per medie e superiori.</p>
<p>L’attesa regia Carlo RossiUn progetto/spettacolo di comunicazione non verbale<br />
Espressione di rabbia, espressioni di gioia, urla improvvise, rifiuti di lavoro, ma soprattutto incomprensioni,<br />
il più delle volte l’espressione del corpo non segue l’espressione della parola.<br />
Spettacolo senza parole ottimo per medie e superiori altamente didattico, per riscoprire il gesto,<br />
l’espressione corporea e la comunicazione dell’anima attraverso gli occhi. Le vacanze di Henry Regia Broggini DanieleNon dimenticare il passato per vivere il Futuro<br />
Spettacolo inerente l’Olocausto, con testimonianza di un reduce dai campi di concentramento<br />
indispensabile per fare memoria, dedicato a scuole Medie e Superiori.</p>
<p>Ritratto d’Artista Regia Vittorio ChiariRitrovare il gusto del bello, della poesia e della creatività<br />
Spettacolo fatto di scenette tra le più divertenti, coinvolgente ed educative del mondo moderno<br />
ottimo per il Carnevale e fine anno scolastico</p>
<p>Aspettando Babbo Natale Regia di Giorgio Albini<br />
Quando la pazienza di aspettare era un valore che si trasformava in bontà<br />
Spettacolo divertentissimo ottimo per le scuole materne ed elementari nell’attesa del Natale.</p>
<p>Laboratorio sul bullismo<br />
Tenuto da Sergio Procopio<br />
Scoprire e mettere in scena i racconti dei giovani che hanno vissuto<br />
o che hanno visto sul tema del Bullismo.</p>
<p>Ufficio Organizzativo: via Genico 2 , 22010 Musso (CO)<br />
Tel/Fax 0344.80377 &#8211; Tel/Fax 0344.82204 Cell. 380.52.52.684<br />
Orario ufficio: dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30<br />
<a href="mailto:info@sergioprocopio.it">info@sergioprocopio.it</a></p>


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		<title>Il bullo</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2010/03/10/il-bullo/</link>
		<comments>http://scuolamagazine.it/2010/03/10/il-bullo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[il bullo]]></category>

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		<description><![CDATA[IL BULLO: QUANDO L’AFFERMAZIONE DI SE’ NUOCE ALL’ALTRO di Monica Vivona Psicologa Definizione e etimologia: “E’ malvagio. Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL BULLO</strong>: QUANDO L’AFFERMAZIONE DI SE’ NUOCE ALL’ALTRO</p>
<p>di Monica Vivona Psicologa</p>
<p>Definizione e etimologia:</p>
<p>“E’ malvagio. Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”. Così Edmondo de Amicis ci dipinge<strong> il bullo</strong> Franti nel libro Cuore.</p>
<p>Ma chi è<strong> il bullo</strong>? Cercando i sinonimi del termine troviamo: delinquentello, giovinastro, bravaccio, smargiasso, teppista, borioso, gradasso, sbruffone, spaccone, vanaglorioso, ragazzaccio, malandrino, vandalo.</p>
<p>Nonostante non si trovi nei dizionari storici, “bullo” è una parola antica che risale al Rinascimento. Tommaso Garzoni, erudito nato a Bagnacavallo, la usò in una sua opera, “La piazza universale di tutte le professioni del mondo” pubblicata a Venezia nel 1585. In quest’opera, il termine bullo era affiancato a «bravazzi, spadaccini e sgherri di piazza».</p>
<p>Il primo a registrare questo termine in un dizionario è Alfredo Panzini: lo definisce voce romanesca che sta per “smargiasso, bravaccio, teppista”.</p>
<p>Il significato della parola dunque si associa all’inizio ad un’idea di violenza organizzata e ad un concetto di isolamento ed estraneità, di prevaricazione e di prepotenza.</p>
<p>Poi nel Novecento il significato si attenua: indica per lo più soltanto un giovane arrogante.</p>
<p>Non solo. Nel secolo scorso si trova in letteratura, con Pasolini, persino un vezzeggiativo: bulletto di provincia.</p>
<p>La<strong> definizione di bullo</strong> in Italia ha un’accezione che stempera la gravità della violenza e sopraffazione che vuole denunciare. Il bullo, nel senso comune, è il gradasso, quello che si dà delle arie, ma che non necessariamente prevarica gli altri, anzi spesso il termine “bullo, bulletto” ha un’accezione positiva, di affettuosa presa in giro. E’ però necessario mettere da parte questo significato per comprendere il problema: il bullo è un ragazzo o una ragazza che compie degli atti di prepotenza verso un proprio pari sfruttando il fatto di essergli in qualche modo superiore, queste prepotenze non sono occasionali, ma si ripetono nel tempo, configurandosi come una vera e propria persecuzione.</p>
<p>Caratteristiche del <strong>bullismo</strong>:</p>
<p>Fare<strong> il bullo</strong> significa dominare i più deboli con atteggiamenti aggressivi e prepotenti, sottoporre a continue angherie e soprusi i compagni di classe o di giochi fisicamente e caratterialmente più indifesi.</p>
<p>Citiamo la definizione di Dan Olweus: &#8220;uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni”. (Olweus, 1996).</p>
<p>Il bullismo può essere considerato una sottocategoria del comportamento aggressivo, con alcune caratteristiche distintintive: l’intenzionalità (mira deliberatamente a ferire, offendere, arrecare danno o disagio); la persistenza nel tempo, l’asimmetria di potere (nella relazione, il bullo è più forte e la vittima è più debole e spesso incapace di difendersi).</p>
<p>Il bullismo può assumere forme differenti:</p>
<p>- fisiche: colpire con pugni o calci, appropriarsi, o rovinare, gli effetti personali di qualcuno;</p>
<p>- verbali: deridere, insultare, offendere, minacciare, prendere in giro ripetutamente, fare affermazioni discriminanti;</p>
<p>- indirette: diffondere pettegolezzi e calunnie, diffamare, escludere qualcuno dal gruppo di aggregazione.</p>
<p>Il bullo:</p>
<p>Ci sono diverse tipologie di bullo:</p>
<p>- bullo dominante, le cui caratteristiche sono: aggressività generalizzata sia verso gli adulti sia verso i coetanei, impulsività e scarsa empatia verso gli altri, questi bambini vantano la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione, hanno un atteggiamento positivo verso la violenza, poiché è ritenuta uno strumento positivo per raggiungere i propri obiettivi.</p>
<p>La loro prepotenza non è dovuta ad insicurezza e scarsa autostima, al contrario si tratta di bambini sicuri di sé, con elevate abilità sociali, capaci di istigare gli altri. Hanno buone doti psicologiche utilizzate però al fine di manipolare la situazione a proprio vantaggio, con forte bisogno di dominare gli altri. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare contrarietà e frustrazioni. Tentano, a volte, di trarre vantaggio anche utilizzando l&#8217;inganno. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l&#8217;aumentare dell&#8217;età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola.</p>
<p>Il bullo, sempre alla ricerca di emozioni forti, estreme, deumanizza la vittima al fine di giustificare le sue forme di aggressività e di violenza e stabilisce con gli altri rapporti interpersonali improntati quasi sempre sulla prevaricazione.</p>
<p>Attraverso una ricerca focalizzata sulla capacità dei soggetti coinvolti in episodi di bullismo (bulli e vittime) di riconoscere le emozioni altrui, si è constatato che la condizione di entrambi appare legata a difficoltà nel riconoscimento delle emozioni. Per i bulli, si riscontra una generale immaturità nel riconoscere le emozioni, soprattutto la felicità. Entrambi gli attori risultano “sgrammaticati” in una competenza fondamentale che è quella che permette di cogliere i segnali emotivi che provengono dagli altri.</p>
<p>- bullo gregario: più ansioso, insicuro, poco popolare, cerca la propria identità e l’affermazione nel gruppo attraverso il ruolo di aiutante o sostenitore del bullo.</p>
<p>La vittima:</p>
<p>Le caratteristiche della vittima sono: scarsa autostima e opinione negativa di sé, i bambini vittimizzati sono ansiosi e insicuri, spesso cauti, sensibili e calmi. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l&#8217;incapacità, l&#8217;impossibilità o difficoltà di reagire di fronte ai soprusi. Esiste, tuttavia, un altro gruppo di vittime: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e hanno la tendenza a prevaricare i compagni più deboli.</p>
<p>Per le vittime si evidenziano deficit nel riconoscimento di specifici segnali emotivi, in particolare relativi alla rabbia. Da un lato tali difficoltà potrebbero impedire al bambino di riconoscere l’altro come potenziale aggressore e quindi di difendersi, e dall’altro lato, l’incapacità di leggere tale emozione potrebbe ostacolare il controllo del proprio comportamento e favorire l’utilizzo di modalità che finiscono con il provocare ulteriormente la rabbia dell’altro.</p>
<p>Le conseguenze:</p>
<p>Essere vittima o essere prepotente ed esserlo a lungo nel corso del tempo può rappresentare un fattore di rischio. Gli studi longitudinali, già messi in atto da Olweus e altri, rivelano che chi rimane a lungo nel ruolo di prepotente corre più rischi di altri di entrare in quella escalation di violenza che va da piccoli episodi di vandalismo, furti, piccola criminalità, fino a incorrere in problemi seri con la legge. Questi bambini hanno quindi più probabilità da adulti di venire condannati per comportamenti antisociali.</p>
<p>Per contro chi rimane a lungo nel ruolo di vittima rischia di andare incontro a livelli di autostima sempre più bassi (“non valgo nulla”, “non sono capace di far nulla”, “gli altri ce l’hanno tutti con me”), a forme di depressione che possono aggravarsi sempre di più, fino a diventare forme di autolesionismo con conseguenze estreme come il suicidio.</p>
<p>Le cause:</p>
<p>Nel tempo si sono susseguite varie ipotesi esplicative del bullismo, relative al sistema familiare, a fattori personologici e al contesto culturale, si può dire che siano tutte valide e che il fenomeno sia multi- causale:</p>
<p>- contesto familiare: ci sono due diverse prospettive di studio che hanno preso in considerazione il sistema familiare dei bambini coinvolti, come bulli o vittime, in episodi di prepotenze. Una prima prospettiva ha indagato la qualità della relazione affettiva tra genitori e figli, in particolare ha considerato il legame di attaccamento madre-bambino. Da tali ricerche è emerso che i bambini con attaccamento insicuro-evitante esibiscono con più probabilità comportamenti di attacco e prepotenza verso i compagni (poiché non sviluppano un atteggiamento di fiducia verso gi altri e si aspettano risposte ostili), mentre i bambini con attaccamento insicuro-resistente assumono con più probabilità il ruolo di vittime (poiché hanno poca fiducia e poca stima in se stessi, sono insicuri e ansiosi).</p>
<p>Una seconda prospettiva indaga gli stili educativi parentali, come contesto di apprendimento di regole e valori. Il bambino che vive in una famiglia in cui regnano un’educazione coercitiva, violenza e sopraffazione ha più probabilità di interiorizzare schemi di comportamento disadattivi, si sentirà quindi autorizzato ad utilizzare gli stessi modelli di comportamento anche nelle relazioni al di fuori della famiglia. Al contrario, se la famiglia presenta uno stile educativo permissivo e tollerante, il bambino sarà incapace di porre adeguati limiti al proprio comportamento.</p>
<p>- fattori personali, tutti quegli elementi personologici che sono caratteristici del bullo e della vittima (cfr. ivi, “Il bullo”, “La vittima”, pagg. 3 -5)</p>
<p>- contesto culturale in cui si vive: come afferma Olweus, i ragazzi che opprimono e quelli che subiscono sono il frutto di una società che tollera la sopraffazione. Il bullismo è quindi figlio di un contesto culturale più ampio, in cui si persegue un modello di forza e potere, in cui vige la distinzione dell’umanità tra vincenti e perdenti, l’esaltazione di leader autoritari e di immagini maschili e femminili di successo, in cui la sconfitta non è ben vista. I mass media, televisione, cinema, videogiochi, ci presentano modelli di violenza giovanile come espressione di forza e vitalità, risolutrice di conflitti e depurata da ogni segno di sofferenza o conseguenza per le vittime. In una cultura fondata sui (dis)valori della sopraffazione, dell’arroganza, della furbizia e della competizione, sarà naturale per il piccolo bullo prevaricare il compagno più debole.</p>
<p>Il gruppo:</p>
<p>I coetanei hanno un ruolo importante nello sviluppo, mantenimento o modificazione del comportamento aggressivo nel gruppo. Il bullo non agisce da solo: alcuni compagni svolgono un ruolo di rinforzo, altri formano un pubblico che incita e sostiene, altri ancora si disinteressano a quello che accade, non manca poi chi tenta di opporsi alle prepotenze per proteggere la vittima, in questo ruolo di difesa si trovano spesso le bambine.</p>
<p>Il bullismo è quindi un fenomeno di gruppo ed è utile per comprenderlo fare riferimento ai meccanismi che caratterizzano coloro i quali prendono parte all’azione aggressiva.</p>
<p>Innanzitutto alcuni studi hanno dimostrato che l’individuo agisce aggressivamente se ha osservato qualcun altro agire in tal modo (un modello), soprattutto se questo altro gode della stima dell’osservatore, ed è riconosciuto come forte e coraggioso. Coloro i quali sono molto influenzati da tali modelli sono soprattutto i ragazzi più insicuri e dipendenti, che non hanno un ruolo definito fra i pari e che vorrebbero affermarsi.</p>
<p>Vi è un altro fattore che interviene in tale contesto di gruppo, cioè la diminuzione del senso di responsabilità individuale. La diffusione di responsabilità all’interno del gruppo è un meccanismo che rende più facile l’azione aggressiva, poiché il senso di responsabilità personale nei confronti dell’azione negativa è minore se si partecipa in tanti.</p>
<p>Prendiamo ora in considerazione i meccanismi di disimpegno morale elaborati da Bandura, cioè le strategie cognitive con cui i ragazzi giustificano le loro aggressioni. Le forme di disimpegno morale possono strutturarsi, stabilizzarsi e quindi diventare un modello per il soggetto, che in qualche maniera lo svincolano da regole e norme.</p>
<p>Una tra le forme di disimpegno morale individuata da Bandura è l’“etichettamento eufemistico”, ed è la modalità attraverso cui il ragazzo definisce positivamente un comportamento negativo (“stavamo scherzando”), in modo da far capire che non aveva intenzioni negative.</p>
<p>Ci sono, inoltre, due forme di disimpegno morale legate alla vittima. La prima modalità è la “deumanizzazione della vittima”, la psicologia ha evidenziato come noi abbiamo una propensione naturale e fisiologica a non esercitare violenza nei confronti dei nostri simili se li consideriamo tali. Possiamo, però, renderli non più nostri simili (la vittima quindi “non è un essere umano, si merita di essere trattata in quel modo”), così si nega loro il principio di umanità. L’altro viene degradato ad essere non umano, ad essere inferiore. Nel mondo della scuola questo può avvenire perché ci sono alcuni soggetti che si prestano ad essere svalutati, perché le loro caratteristiche individuali, forse problematiche sotto alcuni aspetti, possono favorire e incrementare questi atteggiamenti da parte dei compagni. La deumanizzazione della vittima favorisce quindi la violenza e rende meno grave l’atto compiuto.</p>
<p>L’altra modalità molto frequente e diffusa di disimpegno morale è la “colpevolizzazione della vittima” rispetto al comportamento violento che è stato esercitato nei suoi confronti (“mi ha provocato”), è una modalità di disimpegno morale molto frequente perché culturalmente si ritiene che se ad una persona è successo qualcosa di negativo in qualche modo se lo è meritato.</p>
<p>Infine citiamo la teoria del “capro espiatorio”, che sembra adeguata a descrivere il ruolo della vittima nel fenomeno del bullismo. In questo caso, i comportamenti aggressivi diretti verso la vittima, sarebbero espressione di meccanismi difensivi come spostamento e proiezione, così le tendenze aggressive che non possono essere dirette verso il loro obiettivo naturale, sono spostate su una vittima innocente e meno pericolosa, alla quale vengono attribuite caratteristiche stereotipate negative.</p>
<p>Perché il bullo ha i suoi fidati gregari e il gruppo facilmente si uniforma e accetta di diventare complice, in modo passivo o attivo, delle sue prepotenze?</p>
<p>Questo comportamento da parte dei componenti del gruppo risponde a delle finalità auto protettive sotto due aspetti. Primo, limita la possibilità che quel soggetto diventi personalmente vittima del bullo. Secondo, l’identificazione con l’aggressore crea l’illusione di essere personalmente potenti e non indifesi. Non si tratta, quindi, del riconoscimento della leadership del bullo da parte dei coetanei, ma piuttosto questi saranno disposti ad accettare i suoi modi, poiché combattuti tra amore e timore per lui. Questo rappresenta però una grave minaccia per il benessere del gruppo.</p>
<p>Popolarita’ del bullo:</p>
<p>Godere del favore dei compagni significa disporre di preziose opportunità sociali, mentre il rifiuto porta all’esclusione dalle attività collettive. Diversi studi dimostrano che i bulli hanno una popolarità che rientra nella media, o poco al di sotto di essa e sono spesso circondati da un gruppo di due o tre coetanei sostenitori. Spesso i compagni esprimono nei confronti della vittima antipatia e rifiuto, mentre l’atteggiamento verso il bullo varia in base a diverse circostanze, in particolare i fattori contestuali e individuali assumono un ruolo cruciale nel determinare l’atteggiamento dei pari nei confronti del bullo. Tra i fattori contestuali, un elemento molto importante è l’efficacia delle azioni: il rifiuto viene espresso verso quei compagni che con le loro condotte aggressive non raggiungono lo scopo. Tra i fattori individuali, ricordiamo che la popolarità dei bulli è destinata a diminuire con l’aumentare dell’età, perché con l’età le strategie aggressive cambiano e si passa da forme di aggressività dirette a modalità indirette e si sviluppa la capacità di giudicare secondo criteri morali i comportamenti propri e altrui, per cui chi utilizza condotte aggressive è considerato riprovevole e degno di rifiuto.</p>
<p>L’autoaffermazione del bullo:</p>
<p>Il bullismo è una modalità proattiva, ossia, è un comportamento messo in atto senza provocazione da parte della vittima ed è agito dall’aggressore al fine di raggiungere il suo scopo, il dominio e il potere sugli altri. Il bullismo trova la sua motivazione nell’affermazione di dominanza interpersonale. Il bullo sa affermare se stesso nel gruppo soltanto attraverso l’uso deliberato della forza.</p>
<p>L’aggressività, però, non ha solo una valenza negativa, può essere prosociale nel momento in cui non mira a infliggere un danno ma a conquistare un obiettivo socialmente accettabile. E’ inoltre una funzione centrale al servizio dell’autorealizzazione, ci permette di confrontarci, reagire, difenderci, avere rapporti con gli altri. A differenza del bullo, un bambino che utilizza una modalità di adgredere in modo funzionale, è un bambino che gestisce l’aggressività, è capace di mediarla, di sentire le proprie e altrui esigenze, è in grado di mettersi nei panni dell’altro e utilizzare costruttivamente l’aggressività in una dimensione relazionale, mettendo in atto delle azioni in modo commisurato all’importanza della posta in gioco e ai propri principi morali, senza ricorrere alla rottura della relazione come soluzione del contrasto.</p>
<p>Bullo: leader impostore?</p>
<p>Appare ora chiaro che il fenomeno del bullismo non risiede soltanto nella relazione bullo-vittima, ma è un fenomeno collettivo, che coinvolge l’intero gruppo, che può sostenere e rinforzare il fenomeno.</p>
<p>Il bullo è il leader del gruppo?</p>
<p>Se pensiamo alle caratteristiche fondamentali del leader, quali l’empatia, l’abilità a relazionarsi, la valorizzazione e il coinvolgimento degli altri, il senso della comunità, l’agire efficacemente, l’essere attento al clima del gruppo e ad arbitrare eventuali conflitti, l’essere assertivo, ci rendiamo conto che queste caratteristiche non appartengono al bullo.</p>
<p>Il bullo non è empatico, non possiede la facoltà di porsi nei panni altrui, l’identificazione con l’altro da sé è un concetto che non gli attiene, l’identificazione invece è un concetto fondamentale relativo alla sicurezza e costituisce un efficace inibitore dell’aggressività. Infatti secondo studi di etologia, l’essere umano possiede una facoltà di inibizione innata all’aggressività che gli impedisce di eliminare il proprio simile, facoltà basata sulla possibilità di identità ed empatia con l’altro percepito come essere uguale a sé.</p>
<p>Il bullo non attua un comportamento per valorizzare e coinvolgere gli altri, le introiezioni che propone sono rigide e vanno accettate incondizionatamente, i compagni non sono chiamati ad attivare le proprie capacità e risorse.</p>
<p>Una competenza comunicativa fondamentale per il leader, e di cui il bullo è mancante, è l’assertività. Questa rappresenta uno stile comunicativo che permette all’individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Tale modo di comunicare nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità: chi è assertivo sa esprimere in modo chiaro e efficace emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni, riducendo ansia e aggressività. Obiettivo per una comunicazione assertiva è la capacità di ridurre le proprie componenti aggressive e passive. Per contro il bullo ha una modalità relazionale improntata sulla prevaricazione e sulla coercizione.</p>
<p>Il bullo è quindi un leader impostore?</p>
<p>Innanzitutto chiariamo cosa intendiamo per impostore. Nonostante nell’uso comune questo termine abbia una connotazione negativa (bugiardo, ciarlatano, imbroglione), secondo la Gestalt Psicosociale rappresenta una parte dell’identità che appartiene a tutti, vuol dire che a volte si mostra una parte o un solo aspetto di se stessi, si modifica in qualche misura e in qualche circostanza la percezione che si dà di sé, e questo può avere una valenza positiva o negativa, a seconda se lo si attua funzionalmente o rigidamente.</p>
<p>Il bullo è un leader impostore e lo è in modo rigido e quindi disfunzionale. Persegue deliberatamente i propri obiettivi di dominanza e di mantenimento della reputazione attraverso modalità aggressive e di supremazia, dando nessuna importanza ai sentimenti altrui per il proprio tornaconto. Quindi manipola le situazioni per vantaggio personale, ignorando l’infelicità della vittima e non accettando la responsabilità delle proprie azioni.</p>
<p>Il bullo utilizza l’impostura in modo pervasivo e costante, e ciò non è funzionale al benessere suo né a quello del gruppo, che è un gruppo dove non c’è tranquillità emotiva nei rapporti, un gruppo che non può crescere, dove le potenzialità individuali non sono valorizzate, dove l’espressione dei membri non può essere libera, poiché le critiche non sono accettate.</p>
<p>Conclusione:</p>
<p>In una cultura dove dominano i “Franti” di De Amicis, in cui l’autoaffermazione passa per la scissione degli individui tra forti e deboli, una cultura lontana dalla valorizzazione degli aspetti prosociali del comportamento, vale la pena impegnarsi affinché i nostri ragazzi possano crescere in un clima di educazione affettiva e di promozione di armoniche relazioni sociali.</p>
<p>Cosa si può fare?</p>
<p>La paura di essere spodestati, di perdere il proprio ruolo, la gelosia, sono reazioni piuttosto naturali, diffuse, specialmente nello sviluppo, quando ci sono tante conquiste da fare: un’identità da costruire, uno spazio da crearsi, una posizione da acquisire all’interno dei gruppi di riferimento (la famiglia, la classe); specialmente in queste fasi dello sviluppo, dove il proprio ruolo è ancora in parte da definire, è facile percepire come minaccioso qualsiasi tentativo di intrusione. Il bisogno di ferire l’altro minacciandolo o deridendolo è un modo di esprimere l’aggressività che ha trovato largo spazio nella storia dell’umanità, facendosi largo all’interno della cultura.</p>
<p>In quest’ambito la scuola dovrebbe svolgere un ruolo importante in senso positivo, aiutando il bambino ad avere una buona sicurezza, il che comporta la sua valorizzazione e l&#8217;apprezzamento delle qualità positive personali. La sicurezza si rinforza e si costruisce in un contesto relazionale che offra l’opportunità di esprimere se stessi e le proprie capacità. La valorizzazione aiuta il bambino ad avere fiducia in se stesso consentendogli di superare senza timore e aggressività difensiva, gli ostacoli, gli insuccessi, le frustrazioni.</p>
<p>Per contro, un’educazione autoritaria, ponendosi come un’educazione frustrante e punitiva che limita il bambino nel raggiungimento degli obiettivi e nella realizzazione di sé, è fautrice di atteggiamenti di risposta di tipo aggressivo. Svalutare un bambino punendolo, non serve ad evitare il ripetersi dell’azione indesiderata e significa provocare indirettamente comportamenti aggressivi di tipo difensivo.</p>
<p>Questo non significa che la scuola e la famiglia non debbano porre limiti al bambino, infatti la sicurezza in sé si stabilisce nel progressivo incontro con le difficoltà commisurate alle proprie possibilità. Significa, invece, che il modello educativo che suscita comportamenti meno aggressivi non è né autoritario, né aggressivo, ma autorevole, che non evita ostacoli e punizioni, e lo fa in un clima di affetto e valorizzazione.</p>
<p>E’ importante osservare e lavorare il prima possibile su comportamenti aggressivi e di prevaricazione, perché la violenza è un’abitudine che è molto difficile da destrutturare quando si organizza in maniera forte. Quindi è importante intervenire, altrimenti l’aggressività diventa una modalità che poi si trasforma e può impedire ai ragazzi di sviluppare competenze prosociali, emozioni, empatia, comunicazione assertiva, tutte quelle emozioni sociali che servono per crescere armonicamente come individuo tra gli altri e conquistare i rapporti interpersonali.</p>
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		<title>Bullismo nelle scuole</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo nelle scuole]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bullismo nelle scuole: perchè alcuni bambini diventano bulli, di Mario di Pietro. Durante la ricreazione, Alessandro, un alunno di seconda media, si avvicina a Luca e mentre con una mano gli torce il braccio dietro la schiena, con l’altra gli punta un coltellino sotto la gola costringendolo a ripetere davanti a un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>bullismo nelle scuole</strong>: perchè alcuni bambini diventano bulli, di Mario di Pietro.</p>
<p>Durante la ricreazione, Alessandro, un alunno di seconda media, si avvicina a Luca e mentre con una mano gli torce il braccio dietro la schiena, con l’altra gli punta un coltellino sotto la gola costringendolo a ripetere davanti a un gruppo di compagni: ”Sono il tuo schiavo e tu sei il mio padrone”. Nonsiamo in una scuola del Bronx , ma in una scuola media del Veneto.</p>
<p>Da diverso tempo anche in Italia il<strong> fenomeno del bullismo</strong> viene riconosciuto come uno spiacevole aspetto della vita scolastica. E&#8217; opportuno però fare una chiarificazione terminologica: bullismo è la traduzione letterale della parola inglese &#8220;bulling&#8221; che ha un significato un po&#8217; diverso rispetto all&#8217;accezione italiana. Tradizionalmente, nel nostro Paese viene considerato &#8220;bullo&#8221; un individuo dotato di molto esibizionismo, piuttosto sbruffone, che ama fare il gradasso e che spesso tende a prevaricare, senza mai però raggiungere quelle caratteristiche di cattiveria e di sadismo che invece sono tipici del fenomeno del bullismo così come viene spesso osservato in ambito scolastico. E’ quindi da considerare impropria la traduzione del termine “bulling” con bullismo, anche se ormai tale errata traduzione è ampiamente diffusa nel nostro Paese.</p>
<p>Varie ricerche sull’argomento hanno evidenziato alcuni fattori che possono predisporre alcuni alunni ad assumere il ruolo di bulli:</p>
<p>Pensano che la prepotenza paghi; in qualche scuola i prepotenti sono ammirati dagli altri, riescono ad ottenere quello che vogliono ed hanno meno probabilità degli altri di essere vittimizzati.<br />
Sono aggressivi ed impulsivi, il che li rende costituzionalmente più inclini ad intraprendere comportamenti da bullo.<br />
Si compiacciono della sottomissione degli altri, trovano gratificante dominare gli altri e ottenere da loro accondiscendenza e complicità.<br />
Fare i prepotenti è coerente con l&#8217;immagine potente o di duro; si tratta di uno stereotipo diffuso specialmente tra i maschi, ma sempre più anche nelle femmine.<br />
Sembra una cosa divertente, specialmente quando si fa parte di un gruppo che molesta qualcuno.</p>
<p>Hanno livelli relativamente bassi di empatia, per cui il prepotente è insensibile all&#8217;evidente sofferenza degli altri.<br />
Il pregiudizio li porta a credere che alcuni tipi di persone si meritino di essere prevaricati; ad esempio, persone di un gruppo etnico differente o ad orientamento sessuale diverso.<br />
Una generale ostilità verso gli altri che è stata generata da esperienze negative con genitori e parenti, specialmente il sentirsi non amati e/o ipercontrollati.<br />
Sono stati influenzati da &#8220;modelli&#8221; aggressivi, nella vita reale e/o guardando film e video violenti.<br />
La vittima è percepita come se avesse provocato il trattamento negativo; comunemente, i bulli considerano il proprio comportamento prevaricatore come una &#8220;vendetta&#8221;.<br />
Una monotonia cronica a scuola può portare comportamenti prevaricanti come mezzo per rendere la vita scolastica più interessante.</p>
<p>ll raggiungimento dell’obiettivo desiderato è considerato più importante dei brutali mezzi impiegati per ottenerlo. Ciò si applica in particolar modo ad alcune persone che si trovano ad occupare una posizione di controllo e di potere.<br />
Lo considerano parte della loro condizione; ad esempio in seguito al fatto di essere sempre stati trattati come alunni particolarmente problematici.</p>


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		<title>Il bullismo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[il bullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non rientrano nelle tipologie de il  bullismo le seguenti azioni: Atti particolarmente gravi, costituenti reato e quindi punibili dalla legge nei ragazzi dai 14 anni in su. Comportamenti &#8220;quasi&#8221; aggressivi, e quindi giochi o attività di qualsiasi genere con un livello di aggressività minimo e in cui vi è una relazione paritaria, e non quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non rientrano nelle tipologie de<strong> il  bullismo</strong> le seguenti azioni:</p>
<p>Atti particolarmente gravi, costituenti reato e quindi punibili dalla legge nei ragazzi dai 14 anni in su.<br />
Comportamenti &#8220;quasi&#8221; aggressivi, e quindi giochi o attività di qualsiasi genere con un livello di aggressività minimo e in cui vi è una relazione paritaria, e non quindi asimmetrica tra gli individui.</p>
<p>Sono pensieri o opinionisu <strong>il bullismo</strong> essenzialmente errati, ma troppo spesso radicati:</p>
<p>credere che sia soltanto un fenomeno facente parte della crescita;<br />
pensare che sia una semplice &#8220;ragazzata&#8221;;<br />
ritenere che si riscontri soltanto delle zone abitative più povere e arretrate (ipotesi dimostratasi falsa e inutile, alcune volte, ragazzi benestanti, perseguitano ragazzi più poveri)<br />
giudicare colpevole la vittima, poiché non in grado di sapersi difendere.</p>
<p>I primi studi su<strong> il bullismo</strong> si hanno nei paesi dell&#8217;area scandinava, a partire dall&#8217;inizio degli anni settanta, e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare Gran Bretagna e Australia. Con la seconda metà degli anni novanta, ricerche analoghe sono condotte anche in Italia. Da segnalare il caso del Giappone con gli studi sull&#8217;ijime che si sviluppano verso un modello di analisi orientato alla psicologia di gruppo. Sappiamo però che anche Vittorino da Feltre affrontò questo problema.</p>


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		<title>Bullismo scuole</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo scuole]]></category>

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		<description><![CDATA[Le cause primarie di questo fenomeno sono da ricercarsi non solamente nella personalità del giovane bullo, ma anche nei modelli familiari sottostanti, negli stereotipi imposti dai mass- media, nella società di oggi a volte disattenta alle relazioni sociali. L&#8217;enorme eco che gli episodi di bullismo hanno ottenuto in quest&#8217;ultimo anno sui mass-media segnala la diffusione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cause primarie di questo fenomeno sono da ricercarsi non solamente nella personalità del giovane bullo, ma anche nei modelli familiari sottostanti, negli stereotipi imposti dai mass- media, nella società di oggi a volte disattenta alle relazioni sociali.</p>
<p>L&#8217;enorme eco che gli episodi di bullismo hanno ottenuto in quest&#8217;ultimo anno sui mass-media segnala la diffusione, nell&#8217;opinione pubblica, di una crescente consapevolezza del problema.</p>
<p>È di fondamentale importanza, infatti, che tutti riconoscano la gravità degli atti di bullismo e delle loro conseguenze per la crescita sia delle piccole vittime, che nutrono una profonda sofferenza, sia dei piccoli prevaricatori, che corrono il rischio di intraprendere percorsi caratterizzati da devianza e delinquenza. Da non sottovalutare la causa più importante: una libera scelta incondizionata e consapevole da parte del prevaricatore di danneggiare il compagno.</p>
<p>In analogo alla modernizzazione della scuola, si modernizzano le soluzioni dei pedagoghi. Vittorino da Feltre preferiva non andare alle punizioni corporali, ma solo nel settecento con l&#8217; illuminismo e la pubblicazione di Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, si ispirarono a un nuovo approccio gli insegnanti. Oggi si ricorre soprattutto a sospensioni brutti voti e bocciatura, in altri paesi extraeuropei sono comuni le soluzioni dei castighi corporali.</p>


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		<title>Bullismo a scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo a scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bullismo a scuola per essere definito tale deve presentare tre caratteristiche precise: Intenzionalità. Persistenza nel tempo. Asimmetria nella relazione. Vale a dire che deve essere un&#8217;azione fatta intenzionalmente per provocare un danno alla vittima; ripetuta nei confronti di un particolare compagno; caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l&#8217;azione e chi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>bullismo a scuola</strong> per essere definito tale deve presentare tre caratteristiche precise:</p>
<p>Intenzionalità.<br />
Persistenza nel tempo.<br />
Asimmetria nella relazione.<br />
Vale a dire che deve essere un&#8217;azione fatta intenzionalmente per provocare un danno alla vittima; ripetuta nei confronti di un particolare compagno; caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l&#8217;azione e chi la subisce. Il bullismo, quindi, presuppone la condivisione del medesimo contesto.</p>
<p>Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in bullismo diretto e bullismo indiretto.</p>
<p>Il bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come:[8]</p>
<p>bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci o spintoni, o la molesta sessualmente;<br />
bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie;<br />
bullismo psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;<br />
cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.<br />
Il bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.</p>
<p>Una prima distinzione di variabili di Bullismo è in base al sesso del bullo: i bulli maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, mentre le femmine a quello indiretto.</p>
<p>Per quanto riguarda invece l&#8217;età in cui si riscontra questo fenomeno, si hanno due diversi periodi. Il primo tra i 7 e gli 8 anni di età, mentre il secondo tra i 14 e i 18, ma negli ultimi anni si sono riscontrati fenomi di bullismo anche tra i ragazzi di 12 e 13 anni.</p>
<p>Infine i luoghi teatro di fenomeni di bullismo sono principalmente luoghi di raccolta di giovani, e quindi scuola e fuori scuola.</p>


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