Scuola: in Campania il 30% degli studenti delle superiori non ce la fa

May 10, 2012 by admin · Leave a Comment
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Tempi duri per la scuola in Campania: diminuiscono alunni e studenti (-3,1% negli ultimi tre anni a fronte del +0,4% registrato a livello nazionale), diminuiscono le classi (-4,8%), ma aumentano gli alunni per classe (che sono 20,6) e gli alunni per docente (10,8). E di tutto questo, a farne le spese sono soprattutto loro: gli studenti.
Il 29,9% degli studenti iscritti negli istituti superiori statali della Campania al termine dei cinque anni non arriva al diploma, contro una media nazionale del 26%.
Ma la situazione non è la stessa in tutto il territorio della regione. A Napoli si disperde il 35,2% degli studenti, a Caserta il 28,8%, a Salerno il 23,8%, mentre ad Avellino e Benevento le percentuali scendono rispettivamente al 15,2% e al 16,8%.
Particolarmente grave la situazione negli istituti tecnici, dove il 45,2% degli studenti napoletani e il 37,7% di quelli casertani risultano dispersi nel quinquennio.
I dati dimostrano che la dispersione si concentra soprattutto nel primo anno delle superiori, quando il 13,8% degli studenti campani abbandona gli studi (e il dato sale al 18,2% a Caserta e al 16,1% a Napoli). I giovani a maggior rischio di marginalità sono quelli iscritti agli istituti d’arte e ai professionali (il 19,6% di dispersi al primo anno) e agli istituti tecnici (17,4%).


In linea con questi dati sono quelli relativi ai giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno al massimo la licenza media e che non frequentano altri corsi scolastici né svolgono altre attività formative: in Campania sono il 23% del totale, un dato in linea con la media delle regioni dell’Obiettivo convergenza (23,2%), ma nettamente superiore alla media italiana (18,8%).
Il bilancio del sistema d’istruzione campano è stato tracciato dal Censis nell’ambito di Di.Sco.Bull: un progetto promosso dal Ministero dell’Interno con i fondi europei del Pon Sicurezza per lo Sviluppo nelle quattro regioni dell’Obiettivo convergenza (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia).
Nell’ambito del progetto Di.Sco.Bull sono stati allestiti presso gli istituti di istruzione secondaria superiore «Sannino-Petriccione» e «Miano» di Napoli e «Gallo» di Aversa tre centri che erogano servizi di ascolto e sostegno, recupero e aiuto allo studio, rivolti a studenti, famiglie, docenti, attraverso l’impiego di una équipe territoriale con competenze socio-psico-pedagogiche. Queste strutture, aperte al territorio, intendono operare in rete con enti e servizi esistenti, al fine di garantire la circolarità delle informazioni e l’ottimizzazione di risorse e opportunità.
Dei primi risultati conseguiti dai centri Di.Sco.Bull durante questi mesi di attività e delle prospettive future si è parlato oggi presso la Prefettura di Napoli nell’ambito del seminario «Dispersione scolastica e bullismo: quali rischi tra i giovani?», a cui hanno preso parte, tra gli altri, il Prefetto di Napoli Andrea De Martino, il Sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, il Direttore Generale del Censis Giuseppe Roma, il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania Diego Bouché, il Direttore della Segreteria Tecnica del Pon Sicurezza Lodovica De Caro, il Prefetto Angelo Di Caprio del Ministero dell’Interno.

Bilancio positivo per il sistema d’istruzione in Puglia, ma i tassi di abbandono scolastico restano alti

April 13, 2012 by admin · Leave a Comment
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In Puglia, gli studenti quindicenni con competenze solo minime in lettura, matematica e scienze corrispondono rispettivamente al 17,5%, 22,4% e 18,8% del totale. Sono percentuali più basse rispetto all’insieme dei coetanei residenti delle regioni del Sud e inferiori ai dati medi nazionali. In Italia le quote di chi ha difficoltà in queste discipline salgono nell’ordine al 21%, 25% e 20,6%. Anche i tassi di promozione evidenziano esiti positivi superiori a quelli rilevati nel resto del Sud e a livello nazionale. La percentuale di pugliesi diplomati eccellenti, con votazione 100/100, è maggiore della corrispondente quota registrata nel Paese: l’8,7% (di cui con lode il 21,4%) a fronte di un valore medio nazionale del 6,4% (di cui con lode il 16,4%).
Il bilancio nel complesso positivo per il sistema d’istruzione pugliese è stato tracciato dal Censis nell’ambito di Di.Sco.Bull: un progetto promosso dal Ministero dell’Interno, in accordo con il Ministero dell’Istruzione, con i fondi europei del Pon Sicurezza per il Sud nelle quattro regioni dell’Obiettivo convergenza (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia).
Questi dati testimoniano la presenza nella regione di un capitale umano di qualità. Ma persistono elementi di criticità. I 18-24enni pugliesi usciti precocemente dai percorsi formativi sono il 23,4%: un dato che pone la Puglia in una posizione molto distante dalla soglia del 10% fissata da Lisbona 2020. Ed è comunque una quota maggiore di quella riferita all’Italia nel complesso (18,8%).
Nonostante i miglioramenti degli indici di dispersione scolastica ottenuti negli ultimi anni, resta ancora molto da fare. Ci sono ancora sacche di dispersione rilevanti, superiori ai valori medi nazionali, negli istituti artistici e professionali, dove al primo anno abbandona il 19% degli iscritti e al biennio il 24,3% (una percentuale cinque volte superiore a quella dei licei).
Oltre al problema dell’abbandono scolastico, c’è anche il bullismo. La percezione degli operatori non è allarmistica. Ma le ricerche condotte sul territorio barese stimano che il 40% degli studenti della scuola secondaria di I grado è incorso in episodi, se non di vero e proprio bullismo, di prepotenza o sopruso da parte di altri studenti.
All’interno di questo scenario si collocano le attività del progetto Di.Sco.Bull, grazie al quale, durante l’anno scolastico 2011-2012, sono stati allestiti presso gli istituti di istruzione secondaria superiore «R. Gorjux» di Bari e «Da Vinci-Majorana» di Mola di Bari due centri che erogano servizi di ascolto e sostegno, recupero e aiuto allo studio, rivolti a studenti, famiglie, docenti, attraverso l’impiego di una équipe territoriale con competenze socio-psico-pedagogiche. Queste strutture, aperte al territorio, intendono operare in rete con enti e servizi esistenti, al fine di garantire la circolarità delle informazioni e l’ottimizzazione di risorse e opportunità.
Dei primi risultati conseguiti dai centri Di.Sco.Bull durante questi mesi di attività e delle prospettive future si è parlato oggi nell’ambito del seminario «Dispersione scolastica e bullismo: un progetto per i giovani del Sud», a cui hanno preso parte, tra gli altri, il Prefetto di Bari Mario Tafaro, l’Assessore alla formazione della Regione Puglia Alba Sasso, il Direttore Generale del Censis Giuseppe Roma, e la Dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Puglia Anna Cammalleri.

Scuola: va sempre peggio

April 6, 2012 by admin · Leave a Comment
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Al governo cambiano i musicisti, ma la musica suonata a Bari resta la stessa: tagli su tagli agli organici di scuola. La politica scolastica del nuovo governo non segna alcuna discontinuità reale rispetto al passato perché non abbiamo visto ancora alcun segnale concreto di novità da parte del Governo Monti e anzi verifichiamo che sta creando enorme disagio il caos estremo in cui versa quest’ anno la scuola. Constatiamo inoltre che ancora una volta la nostra provincia non viene risparmiata dal disastro generalizzato del sistema scolastico pubblico.
Diamo un po’ di numeri (baresi)
1. La riforma delle pensioni:
sul personale precario, docente ed ATA, , pesano come un macigno gli effetti della “riforma” pensionistica della ministra Fornero che, in provincia di Bari, ha bloccato a 690 unità il numero dei pensionamenti, dimezzandoli rispetto ai 1200 pensionati dello scorso anno.
2. Il dimensionamento scolastico:
sul personale Dirigente e sui Direttori dei Servizi Amministrativi gravano invece gli effetti  del dimensionamento scolastico che comporterà la perdita, nella sola provincia di Bari, di 67 istituzioni scolastiche: qui avremo una situazione di sovrannumerarietà insopportabile soprattutto per i Direttori dei sevizi, 67 dei quali resteranno così senza sede di servizio. Si deve inoltre considerare che al momento non è ancora quantificabile il calo di posti di collaboratore scolastico causato dal dimensionamento, mentre nella scuola media per i docenti salta tutto. Qui gli insegnanti insegnano alcune ore in un plesso, alcune ore in un altro, ma il dimensionamento divide i diversi plessi, magari per accorparli ad altri istituti.


3. gli esuberi:
preoccupante è ancora la situazione degli esuberi, che colpirà principalmente la scuola secondaria di II grado per effetto delle riduzioni nei quadri orario (solo in provincia di Bari stiamo parlando di 62 docenti, di cui 35 ITP, che rimarranno senza una sede di titolarità).
4. il calo demografico:
la Puglia dovrebbe continuare a perdere quote di organico, questa volta per effetto del calo demografico saranno quasi un centinaio i posti docente in meno previsti il prossimo anno.
5. l’edilizia scolastica:
è il caso del comune di Turi, dove si chiude per inagibilità un plesso di scuola dell’infanzia, guarda caso unico plesso provvisto di locale mensa, con il risultato che 150 bambini si vedono, al momento, negare il diritto a frequentare la Scuola.
6. le amministrazioni locali:
il malessere è diffuso anche tra gli amministratori locali, scontenti in vario modo da un piano di dimensionamento scolastico ( - 192 scuole in Puglia) che ha stravolto l’assetto delle istituzioni scolastiche sul territorio (a tale proposito ci risultano ricorsi al TAR da parte dei Comuni di Monopoli e Rutigliano);
7. le famiglie e la continuità didattica:
La continuità didattica sarà la vera vittima sacrificale, soprattutto nelle scuole medie, che contano più plessi scolastici da scorporare e riaccorpare. E qui sono tantissimi i genitori che temono, e a ragione, che i docenti dei propri figli, pur essendo di ruolo, vengano spostati in un’altra scuola, o che i propri figli si vedano scippare il corso musicale o la sperimentazione che seguivano, o che magari non sanno proprio DOVE  mandarli a scuola i figli il prossimo anno (è il caso della Scuola media Venisti di Capurso, divisa in due: la sede centrale sarà unita al circolo didattico don Bosco, la succursale al Domenico Savio).
8. La FLC CGIL
Dopo i tre anni di devastazione prodotti dal governo precedente con un taglio di oltre 4500 posti in provincia di Bari, la FLC Cgil di Bari non starà di certo a guardare ed interverrà a tutela dei lavoratori e delle famiglie in tutte le sedi opportune; sul piano politico istituzionale, rivendica alcuni obiettivi fondamentali che l’amministrazione scolastica deve assolutamente perseguire per innalzare la qualità del sistema: innalzamento dei livelli di istruzione e lotta all’abbandono scolastico, obiettivi non facilmente raggiungibili senza adeguati investimenti strutturali e di organico.
Bari 31 marzo 2012

CLAUDIO MENGA

S.G. FLC CGIL BARI

www.flcbari.it

Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie di Torino. una lettera a Fassino

April 3, 2012 by admin · Leave a Comment
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Egr. Signor Sindaco
Affidiamo questa ennesima lettera ad un giornale perché non abbiamo ricevuto nessuna risposta alle lettere inviateLe con una richiesta di incontro (v. www.coogen.org) e apprendiamo tutte le novità solo tramite i quotidiani. In precedenti incontri ci ha presentato come risolutive le azioni sulle quali l’amministrazione della nostra Città si sta adoperando e cioè la modifica del patto di Stabilità, l’estensione del decreto ”mille proroghe” anche per le città non virtuose e ci ha assicurato di lavorare per mantenere il sistema educativo pubblico anche considerando l’iniziativa del comitato zero-sei.com per nidi e materne bene comune.
Nulla di tutto ciò sembra invece essere stato messo in pratica: i genitori hanno iscritto i figli alle materne e non sanno quali scuole resteranno al comune e quali passeranno allo stato. Magari nel 2013, ma a metà del percorso dei loro figli. Non ritiene che sia loro diritto sapere qualche cosa?
I genitori stanno ancora aspettando di potere iscrivere i loro figli ai nidi.. ma per ora non ci sono neppure i moduli per le iscrizioni… Leggiamo che verranno esternalizzati 15 nidi.. E man mano che le educatrici/insegnanti andranno in pensione (e per molte sarà tra breve) il comune darà via le sue risorse? E’ questa una città che guarda al futuro?
Eppure gran parte della Sua campagna elettorale è stata basata sull’educazione con l’idea di mettere al centro il bambino. Ottima l’idea di avere un garante dell’infanzia.. ma cosa dovrà garantire se le risorse educative e i servizi sociali saranno esternalizzati? Sempre in campagna elettorale Lei, sottolineando che investire in educazione significa creare futuri cittadini consapevoli e capaci, ci ha ricordato una frase di Giovanni Bollea: «un bambino felice sarà un adulto maturo». Che significato hanno oggi per Lei queste parole? Quali sono dunque le Sue priorità e quelle della Sua giunta in questa situazione? Quali sono i progetti irrinunciabili e quelli differibili o superabili? Dove si collocano i servizi per l’infanzia in questa ipotetica lista di priorità?


Ribadiamo con determinazione che i servizi per l’educazione e la scuola devono rimanere pubblici. Lo abbiamo urlato in piazza il 23 marzo (http://www.youtube.com/watch?v=3Svi1uqfxsU&feature=youtu.be). E siamo determinati a scendere ancora in piazza a gridarlo ancora più forte!
Le chiediamo dunque di incontrare al più presto i genitori per dire loro quali intenzioni ha questa città per il futuro dei suoi cittadini più piccoli, e torneremo a chiederlo se necessario anche pubblicamente sotto al Comune in occasione dei prossimi Consigli fino a quando non otterremo risposte certe e univoche.
Il COOGEN

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