Vita da prof: dopo 20 anni di lavoro record di disturbi psichiatrici

February 10, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: docenti 

Iscriviti e diffondi la pagina Facebook di ScuolaMagazineTwitter.

I prof andranno in pensione più tardi come tutti in Italia ma sappiamo a che cosa andranno incontro i nostri figli? La risposta è nel primo studio condotto in Italia sui docenti inidonei e sulle loro malattie realizzato da Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista che dal 1998 si sta occupando del Disagio Mentale Professionale negli insegnanti con pubblicazioni dale cifre sempre più chiare.

Gli inidonei sono i professori che hanno un esonero dall’insegnamento per malattia e che fino all’anno scorso hanno lavorato in segreterie e biblioteche e che ora il governo ha deciso di trasferire in ruoli amministrativi (nelle segreterie) e tecnici (nei laboratori). Quello che emerge dallo studio è l’alta incidenza di diagnosi psichiatriche (il 64%) a dispetto del fatto che quella dei prof è considerata una professione a mezzo servizio, come sottolinea Vittorio Lodolo D’Oria nello studio.

Continua a leggere l’intero articolo su La stampa.

Forse ti potrebbero essere utili questi video correlati all’argomento dell’articolo:


Aggiornamenti sui TFA speciali

January 22, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: docenti 

Iscriviti e diffondi la pagina Facebook di ScuolaMagazineTwitter.

Oggi, dal Senatore Pittoni e dall’Onorevole Zazzera, rispettivamente membri delle VII Commissioni di Senato e Camera dei Deputati, che da sempre sostengono in sede istituzionale le ragioni dei docenti di III fascia, abbiamo ricevuto importanti notizie relative i TFA speciali. I nostri interlocutori riferiscono che la scorsa settimana è stato trasmesso al MIUR l’atteso parere del Consiglio di Stato e che questo è stato già inviato ai Presidenti dei due rami del Parlamento insieme alla Bozza di modifica del DM249/2010, relativo alla formazione iniziale dei docenti, per calendarizzare tra le attività delle due Commissioni la discussione e l’eventuale emissione del parere necessario alla definizione della modifica stessa.
Non sappiamo quali potranno essere gli esiti di tale passaggio, viste le ormai convulse attività preelettorali né siamo certi che tutte le forze politiche rappresentate in parlamento abbiano chiari i diritti e le legittime richieste dei docenti di III fascia.
Tuttavia, ricordando che comunque i TFA speciali non risolverebbero il problema del precariato di III fascia, non possiamo che esprimere soddisfazione rispetto questa notizia in quanto, senza il timore di poter essere smentiti, l’eventuale attuazione dei TFA speciali è da attribuire all’intensa attività condotta da Adida nei suoi tre anni di vita e, per stessa ammissione del MIUR (nota MIUR 8 Maggio 2012), alla pioggia di ricorsi che la nostra associazione ha presentato.

Associazione Adida


Forse ti potrebbero essere utili questi video correlati all’argomento dell’articolo:

Professione docente: petizione condotta del sindacato Snals e diretta al Ministro della salute, dell’Economia e delle finanze, ai gruppi parlamentari di Camera e Senato del nuovo Governo per l’Italia

January 21, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: docenti 

Iscriviti e diffondi la pagina Facebook di ScuolaMagazineTwitter.

Continua a far parlare di sé ed a raccogliere firme in seno al Sindacato Snals, nel corso delle riunioni sindacali di quanti appartengono al corpo insegnante,la petizione condotta avanti da tempo dal sindacato Snals,diretta al Ministro della salute, dell’Economia e delle finanze, ai gruppi parlamentari di Camera e Senato avente come oggetto:-“Petizione promossa dallo Snals per estendere i benefici previdenziali previsti nel Decreto legislativo del 21.4.2011 N. 67 sui lavori usuranti ad alcune categorie di lavoratori del pubblico impiego che sono rimasti ingiustificatamente esclusi dalla normativa” le quali,secondo la normativa oggi vigente, sono invece costrette a permanere a lungo al lavoro. Primi firmatari sono stati Angelo Raffaele Margiotta, segretario regionale Snals Campania, e Salvatore Margiotta, segretario provinciale Snals Napoli, ed in successione a questi si sta approdando ad un mare di firme, raccolte via via sul territorio Campano ed Italiano. La petizione chiarisce la necessita di una profonda riflessione “su tutti i disagi correlati alla professione docente con particolare riferimento sia ai rischi specifici delle “helping profession” (usura psichica), sia a quelli correlati ai fattori fisici e sociali, nonché alle reazioni di adattamento positive (es. condivisione) e negative (es. isolamento) che si innescano nei professionisti della formazione.” Secondo il sindacato ed i firmatari questa valutazione, oltre che obbligatoria, verrebbe imposta anche dal “Testo Unico per la tutela della salute nei posti di lavoro (D.L.vo 81/08)” il quale, all’art. 28 stabilisce proprio la urgenza di individuare, monitorare e ostacolare i rischi specifici della professione e lo stress da lavoro collegato, considerando anche il genere e l’età del lavoratore.


Dalle indagini condotte si rileva che la categoria professionale dei docenti sia esposta a molteplici e diversi rischi e patologie collegati strettamente all’esercizio delle loro mansioni, sia di carattere fisico, sia di carattere psico-sociale. Tra i rischi di carattere fisico si possono menzionare quelli connessi all’esposizione ripetuta e sistematica a livelli di rumorosità anche pari a 110 decibel. Il rumore, oltre ad avere effetti uditivi ha anche effetti extrauditivi relativi all’apparato cardio-vascolare, a quello respiratorio ed endocrino. Strettamente legate al rumore sono le patologie delle prime vie aeree: la faringe e la laringe. Il docente per far sentire la propria voce e costretto a parlare con un’intensità pari ad almeno 10 decibel in più rispetto al rumore di fondo; tanto costringe l’insegnante a parlare costantemente in questo modo e da ciò ne conseguono i disturbi fisici menzionati.
Altre recenti ricerche associano inoltre alcune patologie tumorali all’attività di
insegnamento e, a rendere rischiosa la professione docente, si aggiungono anche fattori socio-culturali che incidono in modo preponderante sulla qualità della professione, fattori tra cui ricordiamo la diseducazione degli studenti, la scarsa considerazione e svalutazione sociale del lavoro, l’aumento del numero degli alunni per classe e la delega dei genitori ai docenti per tutto ciò che concerne l’educazione dei loro figli. Proprio per il fatto di essere sottoposti a diversi e svariati stimoli stressogeni particolarmente intensi e protratti nel tempo, i docenti risultano a rischio per quanto riguarda la sindrome del burnout, (o più semplicemente burnout, letteralmente, “scoppiato”, “bruciato”, “esaurito” ) considerata “l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere”. Si assiste in tal senso ad una limitazione contraddistinta da logoramento fisico ed emotivo nella quale si evincono apatia e distacco nei confronti dei rapporti interpersonali uniti ad un sentimento di demoralizzazione concepito dalla non concretizzazione delle aspettative personali a cui segue o si associa una diminuita capacità di autocontrollo nell’esercizio delle proprie funzioni. Le ragioni determinanti “il burnout” sono da rapportarsi in primo luogo a fattori sociali e personali del soggetto, riferiti alle le sue caratteristiche individuali, a cause relazionali, anche attribuibili ai rapporti interpersonali con gli stessi studenti, le famiglie di questi ed colleghi. Intervengono pesantemente i fattori organizzativi associati all’organizzazione scolastica e alle condizioni di lavoro che appaiono per gli insegnanti oggi particolarmente complessi. Basti pensare alle manifestazioni studentesche, che rendono difficile l’iter scolastico ed a cui si associano spesso danni all’edificio stesso, quali porte divelte, vetri rotti, termosifoni danneggiati, rotture ai quadri elettrici ed altro. L’insegnante assiste alle denunce ai carabinieri, si ritrova in mezzo ad operazioni dei vigili del fuoco, lavora nel corso delle occupazioni ed è senza dubbio coinvolto in una maggiore difficoltà nel condurre avanti il programma ed il controllo delle classi. Riferendosi sempre alla sindrome molti autori hanno sinteticamente disegnato che questa si presenti anche sotto forma di “perdita della capacita del controllo intesa come smarrimento del senso critico che consente di attribuire all’esperienza lavorativa la sua giusta dimensione”. Accade che la professione assuma un’importanza eccessiva nell’ambito della vita di relazione, per cui l’individuo non riesca a “staccarsi” mentalmente dalle problematiche del posto di lavoro e tenda ad evidenziare reazioni emotive, impulsive e talvolta violente. Del resto anche se non é contemplata nel DSM—lV (classificazione internazionale delle patologie psichiatriche) è verosimile (spiega lo Snals nella sua petizione). “ritenere che la sindrome del burnout, se trascurata, possa trasformarsi in una vera e propria patologia psichiatrica.” Secondo L’European Journal of Edication, a firma di Cerych L. e Neave G. :“Pochi settori di quella che una volta era definita forza lavoro ad alto livello di qualificazione hanno visto le loro fortune crescere, librarsi e crollare come quello degli insegnanti.” Parliamo in ogni caso di categorie appartenenti alle quatto macrocategorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica soggetti a recenti studi dai quali è apparso che la categoria degli insegnanti sia soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche, indipendentemente da fattori quali il sesso e l’età, pari- a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori. lo dimostra il fatto inconfutabile che, tra i diversi dipendenti statali, sia anche quella che ha presentato il più rilevante numero di domande di inabilità per patologie e disturbi collegati alle vie aeree e per patologie psichiatriche .


Inevitabilmente i disturbi sono notevolmente amplificati con il passare degli anni ed è lo stesso sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria ad affermare in una recente intervista che “L’età media degli insegnanti italiani, 56 anni, è diventata la più alta del mondo”. Non migliora la cosa l’innalzamento dell’età per il pensionamento, che diviene un “fattore determinante per l’incremento dell’incidenza della sindrome del burnout”: Il sindacato dello Snals, sostiene quindi che: “di fronte a tale scenario, si prevede quale unica possibilità un aumento delle istanze di accertamento di inabilità volte ad ottenere il trattamento pensionistico anticipato e privilegiato,con notevoli aggravi per l’Erario. Per tutte queste considerazioni soprattutto il legislatore, ma anche le parti sociali, la comunità medico-scientifica, le associazioni studentesche e di categoria hanno il dovere di contribuire ad una riflessione comune per tutelare la salute e migliorare la qualità della professione docente.” non si può non restare convinti dunque che: “occorre in primis inserire la professione docente nel novero dei lavori usuranti in modo da facilitare il pensionamento anticipato di tali lavoratori il cui prolungato trattenimento in servizio non solo potrebbe aggravare il loro stato di salute anche con aggravi per l’Erario,ma anche causare agli stessi allievi problemi di diversa natura.” La petizione adottata dallo Snals si muove dunque “nel pieno convincimento che tale modifica alla legislazione vigente sia doverosa, indifferibile e necessaria”. Seguono centinaia di firme e la speranza dell’attenzione dovuta da parte di quanti, nel nuovo Governo Italiano,diverranno Ministro della salute, dell’Economia e delle finanze, e dei gruppi parlamentari di Camera e Senato.
Bianca Fasano

Next Page »