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	<title>Scuola Magazine &#187; Interventi</title>
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	<description>Il Magazine sulla Scuola Pubblica. Tutti i giorni riportiamo news, pareri e anticipazioni per i Docenti, il Personale Ata e gli Studenti</description>
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		<title>Scuola: commento di Adida in merito alla nota 8 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Adida]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sei ancora fan di Scuola Magazine su Facebook? Clicca MI PIACE e diffondi fra i tuoi contatti! Con una nota diffusa in Data 8 maggio 2012 il MIUR ha comunicato la propria volontà a voler permettere l&#8217;accesso diretto a percorsi abilitanti riservati a tutti quei docenti laureati &#8220;ma sprovvisti del relativo titolo abilitante” in possesso di un&#8217;anzianità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="scuola" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/IIIfascia.jpg" alt="" width="495" height="315" /></p>
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<p>Con una <a href="https://sites.google.com/site/midanazionale/notizie-utili/note-a-margine-sul-tfa" target="_blank">nota diffusa in Data 8 maggio 2012</a> il MIUR ha comunicato la propria volontà a voler permettere l&#8217;accesso diretto a percorsi abilitanti riservati a tutti quei docenti laureati &#8220;ma sprovvisti del relativo titolo abilitante” in possesso di un&#8217;anzianità di servizio per lo meno triennale , corrispondente a 36 mesi di servizio, ossia a 1080gg.</p>
<div>Recita il comunicato: &#8221;l<em>a procedura  per i docenti con 36 mesi di servizio sarà costituita da un percorso formativo e da un esame da sostenere e superare per conseguire l’abilitazione. Tale procedura fa eccezione alla logica programmatoria cui è improntato il TFA disciplinato dal D.M. n.249 ma cerca di dare risposta all’esigenza di regolarizzare la situazione di migliaia di persone che hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l’assenza di abilitati. <strong>Ove si trascurasse questa emergenza, potremmo incorrere</strong>, oltre che in un aggravamento della presenza di non abilitati nella scuola, <strong>in probabili sentenze di condanna dell’Amministrazione a dare attuazione al D. Leg.vo 9/11/2007 n. 206 che, in esecuzione della direttiva comunitaria 2005/36 CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, fa discendere il riconoscimento dell’abilitazione anche all&#8217;effettivo svolgimento dell’attività professionale per almeno tre anni sul territorio dello Stato membro in cui è stato conseguito o riconosciuto il titolo di laurea</strong>, previo apposito percorso di abilitazione</em>&#8220;.</div>
<div>
<div><strong></p>
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<p>Nonostante questa &#8220;rassicurazione&#8221;, i TFA, sostanzialmente andranno avanti</strong>, &#8220;indipendentemente dal diverso percorso abilitante previsto per i docenti con 36 mesi di servizio, laureati ma senza il possesso della prescritta abilitazione&#8221;. Previsto? E da quando?! Solo sabato, per la prima volta dal Ministro Profumo è arrivata una dichiarazione non ufficiale, in cui si accennava qualcosa, ma, viste le dichiarazioni dei mesi precedenti, sempre diverse, parlare di previsione sembrava, almeno fino a ieri, azzardato.</div>
<div>Eppure è arrivata, inaspettata, dimostrando che al MIUR, invece di valorizzare la figura dell´insegnante come il cardine su cui ruota la trasmissione dei saperi, si parla di precariato, di &#8220;non abilitati&#8221;, di &#8220;aggravamento&#8221; e di contenziosi, solo per la paura di una condanna da parte dei Tribunali, come se nulla fosse. Ma in questo non possiamo che trovare il conforto di aver scelto anche la strada dei ricorsi ai Tribunali della Repubblica per chiedere il rispetto della normativa esistente per i precari di III fascia, attraverso quelle sentenze che, come paventa il MIUR stesso, non tarderanno ad arrivare.</div>
<div><strong>E già sulle &#8220;probabili sentenze di condanna dell´Amministrazione&#8221;, come la nota chiaramente recita, conviene spendere qualche parola: non siamo forse di fronte ad una ammissione di responsabilità? </strong>Non stiamo forse leggendo, tutti, che il MIUR sta dichiarando pubblicamente che, nel recente come nel lontano passato, ha utilizzato docenti (perché tali siamo!) per ricoprire incarichi nella scuola,<strong> e che dall´esperienza professionale maturata non si può prescindere, in virtù di una Direttiva europea che non ha trovato finora posto se non nelle rivendicazioni &#8220;politiche&#8221; e &#8221; legali&#8221; proposte da Adida in questi due ultimi anni? Non sta forse ribadendo la fondatezza di tutte le richieste avanzate fino ad ora da Adida?</strong></div>
<div>Era ora! Il MIUR ha trovato il coraggio di ammettere che &#8220;migliaia di persone [...] hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l´assenza di &#8220;abilitati&#8221;. Quindi, il MIUR, le scuole paritarie, e le amministrazioni locali con i Centri di Formazione Professionale, si sono avvalsi dei docenti di III fascia vista &#8220;l´assenza di abilitati&#8221;. Finalmente un´altra ammissione, nonostante qualcuno, tra i politici e i Dirigenti del MIUR, abbiano a volte tentato di richiamare una certa &#8220;fortuità&#8221; ed &#8220;eccezionalità&#8221; nel fatto che i precari di III fascia avessero tanto servizio alle spalle.</div>
<div>Adida, sola e spesso bersagliata da ogni parte, determinata nella difesa dei diritti di questa categoria è stata la prima, e per molto tempo l&#8217;unica, ad appellarsi e a diffondere i principi normativi adesso evocati dal MIUR. In oltre due anni e mezzo di attività, inoltre,</div>
<div>In poco più di due anni e mezzo di attività, attraverso un&#8217;opera certosina di studio e analisi, ha evidenziato il quadro normativo e le principali violazioni operate dall&#8217;amministrazione nei confronti dei docenti precari di III fascia. Ha inoltre più volte ribadito l&#8217;esigenza strutturale dei precari di III fascia nelle scuole italiane e, contestualmente, ha denunciato la passata carenza di effettive possibilità, da parte loro, di conseguire o vedersi riconosciuti l´&#8221;ambito titolo di abilitati&#8221;, a causa di una gestione disomogenea e discriminante delle Scuole di specializzazione e della mancata valorizzazione dei titoli e del servizio.</div>
<div>E qui subentra imperante un´altra dichiarazione disarmante, per la sua &#8220;ingenuità&#8221;: &#8220;ove si trascurasse questa emergenza, potremmo incorrere, oltre che in un aggravamento della presenza di non abilitati nella scuola&#8221;! Impossibile non gridare allo scandalo se si mette questa affermazione a confronto con la &#8220;logica programmatoria&#8221; sostenuta vigorosamente dal MIUR. Come potrebbe aggravarsi una situazione che, a detta dell´Amministrazione, ha bisogno di una programmazione rigida e ristretta, perché, sempre secondo quanto  contenuto nel D.M. n.249, si DEVE tener conto dell´effettiva esigenza di personale per definire i numeri dei TFA? E infine, se il MIUR ritiene di dover &#8220;regolarizzare la situazione&#8221; non è forse perché tale situazione regolare non è, esattamente come Adida sostiene da tempo?</div>
<div><strong>E in ultimo, una chicca: &#8220;abilitarsi, dunque, non significa diritto al posto e quindi non significa neppure aggravio della spesa pubblica&#8221;. Formidabile! Anche in questo il MIUR dà forza alle rivendicazioni di Adida, che dalle audizioni parlamentari del 2010 ad oggi, ha perso metaforicamente la funzionalità delle corde vocali nel sostenere che non era possibile confondere la formazione, un diritto costituzionale di tutti i cittadini, insegnanti compresi, con il reclutamento, le cui esigenza di regolamentazione non è mai stata messa in discussione se non quando si fosse configurata, come in molti casi anche a danno dei precari di III fascia, un evidente sfruttamento, in barba delle Direttive comunitarie</strong> (precisamente la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio) e<strong> delle Leggi nazionali a riguardo, sotto gli occhi persino dei sindacati che avrebbero dovuto insorgere</strong>.</div>
<div>Ultima in ordine di tempo è la Legge 04.11.2010 n° 183 , G.U. 09.11.2010, dove all´ARTICOLO 13, comma due si legge che: &#8220;le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti all&#8217;articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le modalità previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni&#8221;. Legge recente, è vero, ma che suggella quel percorso di civiltà che l´Italia ha solo teoricamente compiuto nella direzione della tutela del principale diritto dei propri cittadini: il lavoro.</div>
<div>A questo proposito, vale la pena di spendere altre due parole, visto il richiamo ai &#8220;36 mesi di servizio&#8221; contenuto nella nota, sorprendentemente accompagnato dalle le gravi ammissioni del MIUR già commentate finora: trentasei mesi di servizio, nella scuola, dove è necessario ricordare vige la &#8220;stagionalità&#8221; dei contratti, sono un parametro che istituisce un ordine di grandezza che non concorda né con la durata dell´anno scolastico, né con il sistema che lo stesso MIUR adotta per l´attribuzione del punteggio relativo ad un anno di servizio. Se consideriamo che, nei mesi estivi, i docenti precari non sono coperti da contratto, nella più ottimistica previsione, per arrivare a maturare 36 mesi di servizio, di anni di docenza ce ne vorrebbero almeno quattro, considerando i contratti &#8220;annuali&#8221; da settembre a giugno. Come recita l´art. 11, co. 14, l. 124/99, infatti, «il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall´anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale», con conseguente irrilevanza della distinzione, ai fini del calcolo dell´anzianità di servizio, tra supplenza annuale e supplenza fino alla cessazione dell´attività didattica.</div>
<div>E poi questi fatidici trentasei mesi, utili (come abbiamo prima ricordato) persino per ambire alla stabilizzazione, nei disegni del MIUR servirebbero ad ottenere un semplice &#8220;pezzo di carta&#8221;, nonostante la citata Direttiva europea 36/2005 preveda che tre anni di esperienza professionale siano assimilati a un TITOLO DI FORMAZIONE, soprattutto se, come nel caso dei docenti di III fascia secondo quanto stabilito dai loro contratti di assunzione, abbiano svolto la professione in modo effettivo e legittimo. In mancanza di nuove regole per il reclutamento, invece, il MIUR &#8220;mette le mani avanti&#8221; e non perde occasione di ricordare che l´abilitazione che questi docenti con pluriennale esperienza conseguirebbero servirà solo a partecipare a concorsi ai quali, per altro, se banditi, potrebbero già partecipare in quanto ritenuti dalla vigente normativa &#8220;possessori di titoli validi all´insegnamento&#8221;. Un Grande passo in avanti, dunque!</div>
<div><strong>Eppure, il MIUR, applicando correttamente la Direttiva europea, non ha faticato a rispettarla per tutti quei docenti europei che, avvalendosene legittimamente, hanno richiesto ed ottenuto sulla base di Decreti emessi anche in questi ultimi mesi, gli stessi mesi in cui i docenti di III fascia hanno dovuto lottare persino per il riconoscimento dell´&#8221;ambito&#8221; status di precari, e, senza uno specifico titolo di abilitazione, con titoli di studio identici a quelli dei docenti italiani, si sono visti &#8220;abilitare&#8221; con la formula di ammissione secondo cui &#8220;l&#8217;esperienza professionale&#8221; posseduta dagli interessati &#8220;ne integra e completa la formazione&#8221;, principio applicato a docenti non italiani (provenienti da paesi come la Grecia, la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Spagna, ecc.) anche con esperienza professionale di soli dodici mesi nel proprio Paese</strong>.</div>
<div>Incomprensibile agli occhi dei precari di III fascia, quindi, ipotizzare le ragioni di un accanimento senza precedenti nella storia italiana, quello che il MIUR sta riservando loro, pur essendosi trovato costretto a riconoscerne l&#8217;esistenza e il valore, evidente quando si &#8220;prevede&#8221; di fissare un parametro forzato e privo di corrispondenza in una realtà scolastica provata, per stessa ammissione del Ministero, dall&#8217;esistenza di un´&#8221;emergenza&#8221; da non trascurare e di cui auspica una &#8220;normalizzazione&#8221;.</div>
<div>E in conclusione la considerazione secondo cui, dopo anni di utilizzo dei docenti di III fascia, come si evince chiaramente da questa nota &#8220;chiarificatrice&#8221;, ancora non è passato un concetto: <strong>un anno scolastico di docenza è ben oltre rispetto ad un anno di tirocinio sotto la guida di un tutor, quanto a responsabilità, mansioni, ruolo, status, oneri, ecc. I docenti di III fascia, non sono &#8220;saliti in cattedra&#8221; ma sono stati nominati sulla base di graduatorie istituite dal sulla base di Decreti del MIUR, che ne hanno valutato i titoli e il servizio. Sulla base dei contratti stipulati, poi, questi insegnanti si sono assunti tutte le loro responsabilità, civili quanto penali, nei confronti dell´Amministrazione, delle istituzioni scolastiche presso cui hanno lavorato, degli alunni, i minori che sono stati a loro affidati, anche al di fuori delle mura scolastiche.</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong>Attendiamo, allora, questa &#8220;profetica&#8221; opportunità, dispensata con l´&#8221;evidente&#8221; volontà di appianare un annoso problema, ed intanto, non sapendo né come né quando una norma conforme alle premesse fin qui analizzate, districandoci a fatica in un ginepraio di dichiarazioni contraddittorie, dovremo pagare dai 100 euro in su per sostenere i test preselettivi di accesso ai TFA, dal quale attualmente nessuna norma esonera! Al di la delle dichiarazioni rese dal MIUR infatti, non si sa ne &#8220;se&#8221;, ne &#8220;come&#8221;, ne &#8220;quando&#8221;, tali intenti verranno attuati.</strong></div>
<div>Chissà che al MIUR, qualcuno, nel frattempo, non si renda presto conto che c´è qualche &#8220;dettaglio&#8221; da rivedere!</div>
<div>L´associazione Adida</div>
</div>


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		<title>Legge Aprea: incostituzionale e illegale! &#8211; di Marcella Raiola</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 08:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[legge Aprea]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte alla minaccia costituita dalla Legge Aprea (chiamata diretta dai presidi), ho sollecitato il presidente della Repubblica, non perché confidi in un suo intervento, ma per metterlo di fronte all’incongruenza dei suoi atti, dal momento che ha celebrato fino a ieri l’unità di una nazione che, con la “balcanizzazione” che si sta preparando in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="marcella raiola" src="http://i926.photobucket.com/albums/ad101/Ariaperta/PIAZZA1.jpg" alt="" width="454" height="302" /></p>
<p>Di fronte alla minaccia costituita dalla<strong> Legge Aprea</strong> (chiamata diretta dai presidi), ho sollecitato il presidente della Repubblica, non perché confidi in un suo intervento, ma per metterlo di fronte all’incongruenza dei suoi atti, dal momento che ha celebrato fino a ieri l’unità di una nazione che, con la “balcanizzazione” che si sta preparando in campo didattico e pedagogico-culturale, diventerà un lontano ricordo in pochi anni…<br />
Se condividete, inviate anche voi messaggi di contenuto analogo, in modo da “fare massa critica”, anche in vista della manifestazione di protesta che si terrà a Milano il 21 aprile prossimo. GRAZIE!!<br />
<strong> Marcella</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Presidente,</strong></p>
<p>altre volte, insieme a molti colleghi, ho sollecitato una Sua risposta istituzionale congrua rispetto allo smantellamento doloso ed esiziale della Scuola Pubblica Statale, garanzia di perequazione e mobilità sociale, presidio di democrazia e unità nazionale, feconda fucina di pensiero critico, plurale e prospettico. Se i precedenti messaggi si qualificavano come appelli, il presente intende essere, invece, una denuncia vera e propria, cui, se ancora valgono qualcosa gli ordinamenti della Repubblica e la Costituzione, non potrà non seguire un Suo immediato e severo intervento dissuasore e ammonitore, che blocchi subito il percorso scelleratamente intrapreso da quelli che in altri tempi sarebbero stati definiti senz&#8217;altro, con enfasi roboante ma non impropria, &#8220;nemici della Patria&#8221;.</p>
<p>Parlo dell&#8217;illegale proposta di Riforma degli organi di autogoverno della Scuola avanzata dal Sottosegretario Aprea (PdL 953) e del PdL 146 della Regione Lombardia, la cui ricezione e la cui estensione al territorio nazionale sancirebbero la morte della libertà di insegnamento contemplata dalla nostra Costituzione e la &#8220;balcanizzazione&#8221; della Scuola italiana. Tali provvedimenti, infatti, prevedono la riduzione di ciascuna scuola ad un&#8217;azienda dotata di un proprio statuto, aperta a privati e associazioni con facoltà di redigere programmi e di fornire indirizzi didattici, una scuola in cui dòmini il pensiero unico, imposto da un dirigente che avrebbe facoltà di assumere e licenziare, su base clientelare o a partire da contiguità ideologiche preventivamente accertate, i docenti ora reclutati su base di merito e in modo trasparente attraverso quelle Graduatorie in cui la sottoscritta, insieme a migliaia di colleghi, staziona da più di un decennio, prestando servizio con passione e spirito di dedizione in condizioni di ingiusta e mortificante precarietà e senza alcuna speranza di pervenire ad una stabilizzazione che, con tale mutamento strutturale, diverrà utopia.</p>
<p>Ma non solo delle nostre vite si tratta. Qui sono in gioco, infatti, la libertà del pensiero (la libertà tout-court), la dialettica culturale, il diritto al dissenso democraticamente espresso, la dinamica irrinunciabile del confronto, la solidarietà civile, la parità, la tenuta stessa dell&#8217;unità della Nazione, che abbiamo celebrato con tanta enfasi fino a ieri, e di cui nulla resterebbe, una volta polverizzata la scuola, una volta che fossero regionalizzati i programmi, personalizzate o modellate su esigenze corporative le istanze formative, territorializzate le scelte pedagogiche e condizionato il diritto allo studio, per il quale tanti giovani stanno ancora lottando, all&#8217;ubbidienza cieca e ottusa a dettami che né i docenti né gli studenti contribuirebbero più a statuire concordemente e collegialmente.</p>
<p>Questo disegno perverso e chiaramente ispirato al totalitarismo fascista, assolutamente incompatibile con la legalità e la Costituzione, annulla la sacrosanta libertà di insegnamento, umilia la professione docente e ignora puerilmente e stoltamente il &#8220;prius&#8221; e il &#8220;proprium&#8221; della &#8220;produttività&#8221; scolastica; ignora, cioè, che la Scuola è un Bene Comune, non riducibile alle logiche del mercato né amministrabile in base alle regole per esso vigenti, regole che la crisi ha peraltro palesato come fallimentari e che necessitano, anzi, anche per i settori in cui sono state selvaggiamente applicate, di una riflessione e revisione seria.</p>
<p>La Scuola serve a formare cittadini consapevoli; serve, come icasticamente ha scritto Erri de Luca, &#8220;a dare peso a chi non ne ha&#8221;, a &#8220;permettere, tra le sue mura, il pari&#8221;. La Scuola non serve a sfornare schiavi ricattabili e facilmente manipolabili. Io ho sempre spiegato ai miei alunni che il momento in cui la Legge è stata messa per iscritto ha rappresentato un avanzamento inequivocabile per la parte più debole delle società, perché dall&#8217;arbitrio del singolo amministratore della giustizia, sodale o esponente della classe dominante, si passava ad un sistema di regole valide per tutti, certe, con pretese di &#8220;oggettività&#8221;&#8230; Che razza di principio giuridico attuano delle leggi che, invece di rendere tendenzialmente imparziale ed equa la relazione tra i cittadini, tendono, invece, a sostituire il diritto col favore, la dimostrazione con la repressione, l&#8217;argomentazione razionale e dignitosa col capriccio o il pregiudizio di un &#8220;padrone&#8221;?</p>
<p>Non c&#8217;è bisogno di possedere le Sue altissime competenze per capire che siamo di fronte ad una inaccettabile e barbarica violenza perpetrata contro il concetto stesso di Legge e di Diritto per il tramite di un attacco mortale alla Scuola, che della Legge è il baluardo, perché insegna a definirla, a riconoscerla, a rispettarla. Quanto la regione Lombardia sta proponendo pionieristicamente è un attentato alla Nazione perché ne denega e snatura l&#8217;Istituzione cardinale, il più alto e vitale contrassegno della sua civiltà!</p>
<p>Presidente, noi precari e docenti della Scuola Pubblica &#8220;dedimus grande patientiae documentum&#8221;, in quanto abbiamo visto, con il passato governo, &#8220;quid ultimum in libertate esset&#8221;. Ci eviterà, Ella, l&#8217;intollerabile oltraggio di arrivare a vedere anche &#8220;quid ultimum in servitute&#8221;?</p>
<p><strong>Marcella Raiola</strong></p>


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		<title>Gli studenti replicano a Draghi e scrivono a Berlusconi</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2011/09/30/gli-studenti-replicano-a-draghi-e-scrivono-a-berlusconi/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 08:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi e Trichet]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulle colonne del Corriere della Sera, ieri mattina è stata resa nota la misteriosa lettera di Draghi e Trichet, che dalla BCE hanno dettato la linea al governo Berlusconi. Due studenti della Rete della Conoscenza, giustamente risentiti di come due personaggi, privi di alcun mandato popolare, abbiano più potere del parlamento italiano e di centinaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="draghi" src="http://www.vip.it/wp-content/uploads/2011/06/draghi-e-trichet-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p>Sulle colonne del Corriere della Sera, ieri mattina è stata resa nota la misteriosa lettera di <strong>Draghi e Trichet</strong>, che dalla BCE hanno dettato la linea al governo Berlusconi. Due studenti della <strong>Rete della Conoscenza</strong>, giustamente risentiti di come due personaggi, privi di alcun mandato popolare, abbiano più potere del parlamento italiano e di centinaia di migliaia di persone che scendono in piazza da anni.</p>
<p>La lettera rilancia le mobilitazioni degli studenti del 7 ottobre e la grande manifestazione nazionale a Roma prevista per il 15 ottobre, giornata internazionale lanciata dagli indignati spagnoli.</p>
<p>La lettera è visibile a questo<a title="lettera" href="http://retedellaconoscenza.it/component/content/article/44-homepage/360-le-misure-di-cui-ce-bisogno-lettera-di-due-studenti-qualunque.html"> link </a>sul sito della Rete della Conoscenza (<a href="http://www.retedellaconoscenza.it">www.retedellaconoscenza.it</a> )</p>
<p><strong>Rete della Conoscenza</strong></p>


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		<title>Prigionieri dell&#8217;avverbio &#8220;ormai&#8221; &#8211; di Marcella Raiola</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2011/08/04/prigionieri-dellavverbio-ormai-di-marcella-raiola/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 17:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Marcella Raiola]]></category>
		<category><![CDATA[progetto vasi comunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Da postulanti impotenti a proponenti consapevoli: una legge di iniziativa popolare per rifondare gli statuti e ridefinire le finalità della scuola pubblica.  di Marcella Raiola In un suo recente ed apprezzato intervento, una prof.ssa del liceo “Da Vinci” di Genova ha delineato efficacemente le dinamiche della scuola-azienda e il pervertimento di valori e ruoli prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="scuola" src="http://www.italynews.it/wp-content/uploads/2011/03/scuola.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p>Da postulanti impotenti a proponenti consapevoli: una legge di iniziativa popolare per rifondare gli statuti e ridefinire le finalità della scuola pubblica.</p>
<p> di <strong>Marcella Raiola </strong></p>
<p>In un suo recente ed apprezzato intervento, una prof.ssa del liceo “Da Vinci” di Genova ha delineato efficacemente le dinamiche della scuola-azienda e il pervertimento di valori e ruoli prodotto dalla mercificazione del sapere e dall’estensione indebita delle logiche del mercato ai processi di formazione. La scuola pubblica, unica istituzione ad essere vantaggiosamente “inattuale”, socialmente riequilibrante e strutturalmente o tendenzialmente immune dal morbo della compravendita, del semplicismo liquidatorio e dell’esibizionismo arrivista, ha sempre costituito un problema per le classi dirigenti, che di sperequazione economico-sociale si nutrono e che grazie all’abdicazione conoscitiva e, quindi, all’acritico consenso, riescono a perpetuare il loro potere. </p>
<p>I mutamenti cui la scuola è andata incontro sono legati a doppio filo ai mutamenti sociali, e questo è innegabile; però io sento di poter dire, per averlo sperimentato di persona in modo anche abbastanza grottesco, che spesso la scuola ha anticipato le pretese delle famiglie, o, peggio, le ha precostituite, autorappresentandosi come servizio scadente, fallibile e contestabile, alimentando fino al parossismo la psicosi del ricorso e favorendo l’insorgere di un clima conflittuale prima che vi fosse o addirittura senza che vi fosse alcuna volontà di ritorsione da parte delle famiglie stesse!Molti dei dirigenti scolastici che ho conosciuto, infatti, hanno spesso usato l’arma ricattatoria della “denuncia” e del “ricorso” da parte dei genitori come spauracchio per neutralizzare la collegialità e l’autonomia valutativa e didattica dei docenti, nonché per indurre i docenti a svolgere mansioni non previste (vigilanza, per esempio!) e prima inusitate per l’insegnante, anello debole della catena, anche dal punto di vista sindacale, diffamato e screditato più del funzionario e del bidello, perché più pericoloso a livello politico e ideologico. </p>
<p>Insomma: la scuola, in nome del risparmio “virtuoso” e per accreditare il risparmio come unica virtù, ha insegnato ai genitori l’arte di delegittimarla, anzi, di delegittimare l’unica sua componente che, per motivi professionali, etici e civici rilutta ad adattarsi all’ignobile nuovo corso: quella dei docenti. Non a caso, sono i docenti che lamentano da tempo i dànni paideutici e sociali prodotti da questa metamorfosi; sono i docenti, oggetto di demonizzazioni interessate, diffamazioni acrimoniose e indecenti vessazioni, a scendere in piazza sistematicamente, non solo per rivendicare il diritto al lavoro negato o scippato, ma anche quella dignità e libertà di azione che consenta a loro e ai ragazzi di vivere in modo autentico e pulito, senza prevaricazioni e senza alibi di comodo, l’esperienza complessa e necessariamente non indolore della formazione e della crescita, nell’interesse di tutta la comunità. </p>
<p>Assai meno numerose, invece, sono le denunce e le voci che si sono levate dai dirigenti, allettati dalla possibilità di fregiarsi della lusinghiera e ambita qualifica di “manager”, quasi unanimemente organici al potere e per nulla reattivi, neppure di fronte alle censure fasciste e ai dispotici provvedimenti disciplinari minacciati o fatti scattare contro i pochi presidi apertamente “dissenzienti” dalla brutta caricatura di regime che è al potere in questo momento e che vi rimarrà chissà fino a quando, stante la totale acquiescenza delle colluse “opposizioni” e la pavidità degli organi istituzionali di controllo, inutilmente sollecitati a mettere fine ad uno sconcio che ha travolto il paese e ne ha stravolto la facies politica e culturale. Queste considerazioni conducono all’amaro riconoscimento dell’esistenza di un fronte interno di lotta, che rende più complicata e meno compatta la reazione della scuola alle inaccettabili brutalizzazioni e banalizzazioni moralistiche di un ministro mai come in questa legislatura inetto, impreparato ed eterodiretto. Ecco perché chi scrive propone che si smetta di considerare come “dato” e “rato” l’andazzo della scuola del terzo millennio, e come ormai “passati” e irreversibili l’assetto e l’idea della scuola-azienda, con tutte le loro esiziali conseguenze. </p>
<p>Se è possibile legiferare contro una norma di civiltà (testamento biologico) chiesta e voluta dal 70% degli italiani; se è possibile vanificare gli sforzi di anni e anni di campagne di sensibilizzazione, affossando con protervia esecrabile una legge contro l’omofobia, allora dev’essere contemplata anche la radicalità di una proposta che inverta processi intrapresi e rivelatisi fallimentari. Come per l’omofobia, dunque, relativamente alla quale Stefano Rodotà ha già postulato l’esigenza di redigere una proposta di legge dal basso che si imponga al Parlamento con la forza dell’adesione morale e civile di milioni di italiani, così è necessario stilare un articolato di legge popolare che, azzerando la visione bassamente mercantilistica e utilitaristica invalsa, ridefinisca in modo inequivoco le funzioni e la specificità operativa della scuola pubblica, bene comune non suscettibile di soggiacere alle logiche e fluttuazioni del mercato, modellando e calibrando sui presupposti teorici che tutti evochiamo nelle nostre sdegnate denunce l’organizzazione, gli obiettivi, gli investimenti, le finalità e i margini di discrezionalità o di intervento dei suoi operatori, che vanno selezionati in modo univoco e severo e stabilizzati per tempo. </p>
<p>Tale rifondazione statutaria potrà assicurare finalmente ai giovani una formazione seria e lo sviluppo di una coscienza civile che trovi riscontro dialettico nella società e non appaia più, invece, ai loro occhi, come una capziosa petizione di principio o uno sterile esercizio di vuota retorica. Una legge popolare, dunque, da sostenere con forza, che riconsegni all’intelletto e alla ricerca inesausta e comune i suoi spazi liberi e non ipotecabili; una legge che restituisca la scuola ai docenti, i docenti agli studenti, gli studenti alla società, la società a se stessa. Non è utopia. Non è vagheggiamento anacronistico. E’ il frutto plausibile e dolce di un convincimento da maturare in fretta. Magari cominciando a non usare più l’avverbio “ormai”.</p>
<p><strong>Marcella Ràiola</strong></p>
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		<title>Studenti di scienze della formazione primaria, cosa succede?</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2011/05/21/studenti-di-scienze-della-formazione-primaria-cosa-succede/</link>
		<comments>http://scuolamagazine.it/2011/05/21/studenti-di-scienze-della-formazione-primaria-cosa-succede/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 May 2011 08:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[graduatorie ad esaurimento]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze della formazione primaria]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo. Per fare informazione, perché tutti devono sapere cosa sta accadendo a noi studenti di scienze della formazione primaria. Stiamo lottando con tutte le nostre forze (o quasi), continuando a studiare e lavorare perché amiamo quello che facciamo e non tolleriamo che il nostro impegno venga usato per la pulizia delle scarpe. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone" title="scuola" src="http://blog.studenti.it/lavorosociologia/wp-content/uploads/2011/02/formazione.jpg" alt="" width="400" height="270" /></strong></p>
<p><strong>Riceviamo e pubblichiamo.</strong></p>
<p>Per fare informazione, perché tutti devono sapere cosa sta accadendo a noi<br />
studenti di<strong> scienze della formazione primaria</strong>. Stiamo lottando con tutte le<br />
nostre forze (o quasi), continuando a studiare e lavorare perché amiamo<br />
quello che facciamo e non tolleriamo che il nostro impegno venga usato per<br />
la pulizia delle scarpe.</p>
<p>E non si tratta solo e semplicemente di noi <strong>studenti</strong> a cui viene negato il diritto al lavoro, ma di tutta la riforma, che sta mangiando tutta l&#8217;istruzione pubblica. La sta distruggendo. E ci dicono che si mira alla qualità. Ma dov&#8217;è la qualità?</p>
<p>Se non possiamo utilizzare la nostra laurea&#8230; chi ci rimborserà di tutte le tasse?</p>
<p>Cercate quindi di perdonarmi se vi sto disturbando ma c&#8217;è un gruppo vasto<br />
di studenti che tiene al proprio futuro e allora che tutti siano informati.</p>
<p><strong>Luana Mura </strong></p>
<p><strong>COMBATTERE IL PRECARIATO SCUOLA.</strong></p>
<p>INIZIANDO CON L&#8217;ESCLUSIONE DI 20000 DOCENTI<br />
DALLE GRADUATORIE AD ESAURIMENTO</p>
<p>Ecco come in Italia nascono insegnanti di seria A e di serie B</p>
<p>Il nuovo decreto di aggiornamento delle <strong>graduatorie ad esaurimento</strong> (GaE), DM.44 del 12 maggio 2011, ha buttato nello sconforto quasi 20000 <strong>aspiranti docenti</strong> che, pur in possesso di abilitazione, o comunque in corso di conseguimento, sono stati brutalmente esclusi poiche&#8217; immatricolati a decorrere dal 2008/09.<br />
I corsi di abilitazione all&#8217;insegnamento sono vari, <strong>Scienze della Formazione Primaria</strong> (durata legale 4 anni!), Cobaslid, strumento musicale A077&#8230;tutti a numero chiuso ed attivati annualmente dal MIUR.<br />
La cosa piu&#8217; inquietante e&#8217; la palese discriminazione che e&#8217; andata creandosi tra i docenti immatricolati a decorrere dal 2008/09 ed i loro colleghi iscritti o abilitati in corsi identici, sia per contenuti che per strutturazione, iscritti precedentemente.</p>
<p>Tale decisione e&#8217; stata motivata dal Governo in base al nuovo sistema di reclutamento, il DM 249/10 (pubblicato in GU solo il 31 gennaio 2011!), nnche&#8217; dalla necessita&#8217; di tutelare la qualita&#8217; e meritocrazia, andando a sanare un sistema malato che per decenni ha concesso l&#8217;avvio a tale professione tramite concorsi e criteri molto discutibili.<br />
Nei fatti, pero&#8217;, questa fascia di docenti e&#8217; ormai inserita da tempo nell&#8217;insegnamento, se non addirittura di ruolo.</p>
<p><strong>Cosa si vuole dunque sanare?<br />
</strong>E&#8217; evidente come i nuovi criteri di selezione/assunzione vadano proprio a ricadere sull&#8217;unica parte di aspiranti docenti che hanno conseguito lauree ed abilitazioni in linea con quanto richiesto dal MIUR, persone dunque pedagogicamente e didatticamente formate con percorsi ideati dal Governo.</p>
<p>Questa Riforma sta pertanto a significare che coloro in procinto di abilitarsi o gia&#8217; abilitati non potranno accedere alle GaE e verranno surclassati da colleghi anche piu&#8217; giovani che magari si laureeranno tra due anni, ma graziati solo perche&#8217; immatricolati entro il 2007/08!</p>
<p>A livello legislativo vi sono vari elementi che rendono ancora piu&#8217; frustrante e paradossale tale situazione.<br />
Anzitutto la L 296/06 (Legge Fioroni) che, per quanto sancisse la chiusura delle Graduatorie (ossia da permanenti ad esaurimento), prevedeva anche eventuali adattamenti in attesa di un nuovo sistema di reclutamento (fu proprio grazie a questo che i docenti immatricolati nel 2007/08, furono inseriti, altrimenti anche loro sarebbero stati esclusi)<br />
Lo stesso DM 249/10 che con l&#8217;art.15 “Norme transitorie e finali” dovrebbero tutelare gli immatricolati nel triennio a cavallo dei due differenti sistemi di reclutamento (norme totalmente ignorate)<br />
L&#8217;ordine del giorno G105 (seduta n. 510 del 26 febbraio 2011) in cui il Governo prendeva atto della discriminazione e, all&#8217;unanimità, si impegnava a legiferare al piu&#8217; presto in merito per sanare la situazione<br />
Infine, l&#8217;art. 3 (ma non solo) della discriminazione, che parlerebbe di uguaglianza dei cittadini, di diritto al lavoro e alla parita&#8217; di trattamento&#8230;</p>
<p>Le interrogazioni parlamentari e le iniziative sinora intraprese dagli esclusi sono state solo parzialmente considerate e anche trasmissioni televisive e stampa non ne hanno mai fatto cenno (benche&#8217; quotidianamente sommerse da e-mail e richieste di sostegno).</p>
<p>A livello politico l&#8217;IdV, cosciente dell&#8217;evidente discriminazione del DM 44 (che esclude appunto gli immatricolati a decorrere del 2008/09), sta sostenendo l&#8217;inserimento e la parita&#8217; di trattamento di questi aspiranti docenti.<br />
<a href="http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/cultura-e-istruzione-/4791-scuola-neo-abilitati-e-abilitandi-esclusi-da-decreto-graduatorie-ad-esaurimento-precari">http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/cultura-e-istruzione-/4791-scuola-neo-abilitati-e-abilitandi-esclusi-da-decreto-graduatorie-ad-esaurimento-precari</a><br />
Ed e&#8217; stato proprio tale partito, nella persona di Anita Di Giuseppe, a presentare in data 19 maggio 2011, una nuova interpellanza parlamentare al Sottosegretario Pizza anche questa volta, pero&#8217; caduta nel vuoto.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="463" height="392" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MPYIPQdkK-E?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="463" height="392" src="http://www.youtube.com/v/MPYIPQdkK-E?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>La prossima settimana saranno invece altri due Partiti a muoversi a sostegno degli esclusi: Pd ed MPA, questa volta con una proposta emendativa.</p>
<p>A livello sindacale, invece, solo Cgil ed Anief si sono fatti portavoce della questione ma purtroppo occorre una decisione a livello politico che, evidentemente, ancora tarda ad arrivare.</p>
<p>Certo e&#8217; che persone che si sono iscritte ad un corso abilitante con determinate garanzie si ritrovano, nel bel mezzo del percorso, o in sua fase conclusiva, a vedersi mutare le regole ed opportunita&#8217;&#8230;<br />
Fin da piccoli sappiamo che la base di qualsiasi gioco e&#8217; la definizione delle regole a priori,non a gioco avviato. Peccato pero&#8217; che qui si tratti di persone, per la maggior parte ultratentenni, con figli, mutui e precari storici, che fecero tre, quattro anni fa un forte investimento economico ed emotivo per garantirsi la possibilita&#8217; di entrare nelle graduatorie che consentono l&#8217;immissione in ruolo nella scuola.<br />
Ora scoprono che, oltre a non essere piu&#8217; sufficiente tale abilitazione, sono anche di serie B rispetto ai colleghi e, viste le ultime novita&#8217; ed i perenni tagli della scuola pubblica, rischieranno anche di lavorar meno dei precedenti anni.</p>
<p>Bella beffa&#8230;eppure si parlava di meritocrazia, tutela dei lavoratori, riconoscimento ma nei fatti si tratta per l&#8217;ennesima volta di fortuna, precariato e furbizia.</p>
<p><strong>Per info</strong></p>
<p><strong>LENTO Laura</strong> &#8211; Coordinatrice Nazionale di Scienze della Formazione Primaria per l&#8217;inserimento in GaE<br />
<a href="https://www.facebook.com/home.php?sk=group_114586041954358¬if_t=group_r2j">https://www.facebook.com/home.php?sk=group_114586041954358¬if_t=group_r2j</a></p>
<p>Torino<br />
Cell.339 3229571<br />
<a href="mailto:llento@hotmail.it">llento@hotmail.it</a></p>
<p>DE ANGELIS Matteo &#8211; Coordinatore Nazionale Manif. Nazionale Docenti Abilitati e Abilitandi per le GaE<br />
<a href="https://www.facebook.com/home.php?sk=group_171053342943137¬if_t=group_r2j">https://www.facebook.com/home.php?sk=group_171053342943137¬if_t=group_r2j</a></p>
<p>Bologna<br />
Cell. 349 5249725<br />
<a href="mailto:matteodeangelisster@gmail.com">matteodeangelisster@gmail.com</a></p>


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		<title>&#8220;Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora&#8221;: intervista a Tullio De Mauro</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2011/05/20/giorni-di-scuola-pagine-di-diario-di-chi-ci-crede-ancora-intervista-a-tullio-de-mauro/</link>
		<comments>http://scuolamagazine.it/2011/05/20/giorni-di-scuola-pagine-di-diario-di-chi-ci-crede-ancora-intervista-a-tullio-de-mauro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 May 2011 08:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[giorni di scuola]]></category>
		<category><![CDATA[libro tullio de mauro]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Tullio De Mauro]]></category>

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		<description><![CDATA[Tullio De Mauro, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, dove ha insegnato per molti anni Filosofia del linguaggio e Linguistica generale, autore di numerosi saggi e volumi, ex Ministro dell’Istruzione, ha curato per le Edizioni Erickson, insieme a Dario Ianes, il nuovo libro &#8216;Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora&#8217;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="tullio de mauro" src="http://www.kultunderground.org/public/img/img_22.3-26.4.2011.0.jpg" alt="" width="182" height="256" /></p>
<p><strong>Tullio De Mauro</strong>, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, dove ha insegnato per<br />
molti anni Filosofia del linguaggio e Linguistica generale, autore di numerosi saggi e volumi, ex<br />
Ministro dell’Istruzione, ha curato per le Edizioni Erickson, insieme a Dario Ianes, il nuovo<strong> libro<br />
&#8216;Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora&#8217;</strong>.<br />
<strong>D </strong>: Cosa ne pensa dell&#8217;iniziativa e della <strong>scuola</strong> italiana così come emerge da queste pagine?<br />
<strong>Tullio De Mauro</strong> : Credo che sia sempre bene dare voce a chi pratica un mestiere, una<br />
professione, dare voce a chi è più direttamente impegnato nelle cose, un po’ meno dare voce ai<br />
commentatori esterni a un campo perché il mondo della scuola è un mondo molto complicato. La<br />
scuola ha affrontato in questi decenni problemi difficili di vario tipo, bisogna starci dentro per capire<br />
quello che si sta facendo e quello che si può fare. Riassetto dei contenuti degli insegnamenti,<br />
problemi di revisione profonda dei modi in cui si può alimentare nelle ragazze, nei ragazzi, nei<br />
bambini l’interesse per il sapere, per lo studio. Parlo di questi grandi problemi, ma chi vive la vita<br />
della scuola, e in questo includerei anche l’Università, conosce anche gli altri problemi che vanno<br />
dai modi deficitari del reclutamento, della formazione, fino all’edilizia scolastica.<br />
In sintesi far parlare gli insegnanti che non gettano la spugna, che non si disperano, che lavorano<br />
con impegno, con serietà, sentire da loro che cosa fanno e come fanno per mandare avanti il<br />
lavoro della scuola, mi pare una cosa particolarmente positiva. Non sempre viene fatta, forse quasi<br />
mai viene fatta dalla grande informazione, quindi è importante che una casa editrice come<br />
Erickson si sia messa su questa strada, raccolga queste voci di chi vive le giornate della scuola,<br />
dentro la scuola, sviluppando proposte, modi di insegnamento interessanti e nuovi.&#8217;<br />
<strong>D:</strong> Il professor De Mauro sarà tra i relatori all&#8217;8° Convegno Internazionale La Qualità<br />
dell’integrazione scolastica, Rimini 18-19-20 novembre 2011. Cosa ne pensa dell&#8217;inclusione<br />
scolastica in Italia e quali sono secondo lei le prospettive per il domani?<br />
<strong>Tullio de Mauro</strong>: L’inclusione, la più larga possibile, totale, di ragazze e ragazzi nelle attività delle<br />
scuole è un obiettivo che anche per gli aspetti più complicati, per quanto riguarda la disabilità,<br />
abbiamo cercato dagli anni ‘70 in Italia di tenere presente come obiettivo strategico e prioritario. In<br />
linea di principio la battaglia è stata vinta, è stata vinta con lo sforzo meritorio che lo Stato ha fatto,<br />
creando una rete di sostegno di insegnanti che si occupano in particolare dei disabili, ma<br />
l’inclusione è qualcosa di assai più vasto. Questa è una frontiera particolarmente difficile da<br />
varcare, quella di far entrare nella scuola e dare la scuola a tutti, anche se ci sono disabilità.<br />
Questa battaglia è stata in larga misura vinta, ora certo ci sono dei problemi perché il numero degli<br />
insegnanti di sostegno è stato ridotto. Tuttavia, per quelle che sono state le esperienze di ormai più<br />
di trent’anni di lavoro, penso che non si debba rinunciare a quanto si è fin qui fatto e si è ottenuto.<br />
Questo riguarda anzitutto il destino sociale di disabili che percorrono le vie della scuola, ma<br />
riguarda anche la stessa scuola. Ricordo sempre con affetto quanto diceva Luigi Cancrini tanti anni<br />
fa, che chi trae vantaggio dall’inclusione non è l’incluso, ma è l’intera classe, è l’intera scuola per<br />
tutto ciò che è costretta a ripensare, dei suoi modi di porsi se non c’è un problema così difficile<br />
come quello dell’integrazione di un disabile.<br />
La scuola, gli insegnanti, i compagni di classe si svegliano ai problemi che altrimenti rischiano di<br />
ignorare e svegliarsi a questi problemi significa poi saperli risolvere e saper risolvere tanti altri<br />
problemi e questioni dell’apprendimento e dell’insegnamento. Questo vale poi più in generale per<br />
tutto ciò che attiene all’inclusione di bambini e bambine che vengono da altri Paesi, portatori di<br />
altre culture, di altre lingue. La scuola agisce da sola, agisce in salita, agisce in una società in cui<br />
dominano spinte consumistiche che non aiutano a quella concentrazione e a quell’impegno di<br />
lunga lena che l’attività scolastica comporta, che l’attività di apprendimento a scuola comporta.<br />
Dunque le scuole hanno un compito molto difficile, bisognerebbe che tutti fuori della scuola ne<br />
fossimo consapevoli, come ne sono consapevoli gli insegnanti. Bisognerebbe lavorare anche<br />
proprio sul fronte della consapevolezza esterna, essenziale per ottenere che anche l’Italia si<br />
adegui, per esempio, all’investimento pubblico che, per la scuola e per l’istruzione, fanno gli altri<br />
Paesi europei e che noi non riusciamo a fare. I problemi sono molti e centrale è il problema<br />
dell’inclusione di tutte e di tutti i ragazzi, non uno di meno, come diceva il titolo di un bel film cinese<br />
su questo tema”.</p>


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		<title>Il 21 marzo 2011 l’equinozio di primavera nel Salento leccese</title>
		<link>http://scuolamagazine.it/2011/03/21/equinozio-di-primavera/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 08:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[21 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[equinozio di primavera]]></category>
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		<description><![CDATA[Inviato da Antonio Bruno (dottore agronomo) In astronomia, si definiscono equinozi i due istanti nel corso dell&#8217;anno in cui il Sole si trova perpendicolare all&#8217;equatore e la separazione tra zona illuminata e zona in ombra della Terra passa per i poli. Per il Cristianesimo, la data dell’equinozio di Primavera di 2000 anni fa, corrisponde al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="salento" src="http://farm4.static.flickr.com/3120/2483533118_7afac7798f.jpg" alt="" width="470" height="351" /></p>
<p><strong>Inviato da Antonio Bruno (dottore agronomo)</strong></p>
<p>In astronomia, si definiscono <strong>equinozi</strong> i due istanti nel corso dell&#8217;anno in cui il Sole si trova perpendicolare all&#8217;equatore e la separazione tra zona illuminata e zona in ombra della Terra passa per i poli. Per il Cristianesimo, la data dell’equinozio di Primavera di 2000 anni fa, corrisponde al giorno e alla festività liturgica del concepimento di Gesù. Sempre per i cristiani, all&#8217;equinozio di primavera è legato anche il calcolo per il giorno di Pasqua che cade la prima domenica dopo la prima luna piena, contemporanea o successiva, all&#8217;equinozio di marzo. Oggi 21 marzo 2011 c’è l’equinozio di primavera. In questa nota alcuni effetti di tale ricorrenza.</p>
<p><strong>Risveglio<br />
</strong>Ogni mio risveglio in questo tempo è fatto di curiosità di vedere oltre la finestra, se c’è stata qualche novità, un fiore, una tenera erba della primavera. Poi il cammino che ogni giorno mi separa dal mio studio, quelle strade costeggiate dai giganti del mediterraneo, quelle panchine che ogni anno si inerbiscono per decorare di fiori e di spighe l’arrivo della primavera.</p>
<p><strong>La primavera dipinta di giallo<br />
</strong>I fiori, queste bellissime produzioni delle piante, come quelli del genere Acacia. Per capire cos’è il genere Acacia ricordo che ne fa parte la comunissima mimosa, che nel Salento leccese è presentissima in giardini e campagne. La mimosa che accompagna quell’8 marzo in cui celebriamo l’altro genere, quello femminile, quello che ha dato inizio al mondo. Le donne hanno creato il Mondo. I fiori di mimosa sono una gioia per gli occhi perché è una delle primissime piante a fiorire in primavera. Ci sono sempre i frettolosi anche nelle piante tanto che alcune specie del genere acacia fioriscono anche in pieno inverno e si vestono di una fantastica pioggia di piccoli capolini gialli, tutti rigorosamente riuniti in pannocchie. Un giallo vivo che mette allegria, che illuminato dalla luce del Salento leccese spruzza la mia giornata di schizzi di felicità, perché il giallo è il colore caro a mia moglie, erano gialle le rose del suo bouquet e gialli i fiori dell’addobbo floreale del nostro matrimonio. Una delle <a title="meraviglie del mondo" href="http://meravigliedelmondo.com/">meraviglie del mondo.</a></p>
<p><strong>Una festa sui prati<br />
</strong>Il bello della primavera è poter finalmente festeggiare all’aperto, dopo un lungo inverno di ritrovi in casa davanti ai camini accesi. Come non gustare una calda giornata di sole in cui fiori e piante dai mille colori e profumi fanno da sfondo al nostro ritrovato contatto con la realtà che è il paesaggio che ci circonda?<br />
Quest’anno ho voglia di buffet all’aperto, come quello della pasquetta che è bella solo se svolta in un contesto bucolico. Io la mia festa tra i prati, la prossima pasquetta 2011, me la immagino in accoglienti aree relax fatte da cuscini, comode poltroncine, divanetti all’ombra di grandi alberi. Bella vero? Va bene, ho capito, appena organizzo ti faccio sapere, così puoi venire anche tu.</p>
<p><strong>L’acquazzone<br />
</strong>Ma la primavera è fatta di sorprese, di stupore, di meraviglie, come quella di un bell’acquazzone improvviso mentre siamo a spasso nelle campagne che circondano uno dei nostri cento paesi del Salento leccese. In bicicletta si torna senza potersi proteggere dalla pioggia a meno che non ci porta appresso un bell’ombrello. Ma attenzione che l’ombrello abbia tutti i colori dell’arcobaleno che il mio amico Henri Dumoliè chiama “arc en ciel”.<br />
E quando all’improvviso arriva l’acquazzone, scappiamo in bicicletta con tutta la famiglia sotto l’ombrello dai mille colori potremo ammirare questo bellissimo arco nel cielo che è l’arcobaleno, con tutti i suoi colori, potremo inspirare e sentire il magnifico odore di erba bagnata e accompagnati dai sorrisi e dalle grida delle donne che fuggono il pericolo di bagnarsi completamente arriveremo finalmente a un riparo.</p>
<p><strong>La calendula e la margherita</strong><br />
Riconquistare il ritmo delle stagioni, i colori e i profumi della terra del Salento leccese dei cento comuni, di questa terra ricoperta dagli ulivi, da una foresta immensa fatta di alberi sotto le cui chiome c’è la terra rossa e quella nera della campagna salentina.<br />
In questo luogo e in questo tempo fiorisce la calendula, che bella vero? I fiori sono di un colore che varia dal giallo all’arancio, raccolti in gruppi di circa 3 – 5 centimetri. I prati pieni di calendule del Salento leccese, in questa bella primavera. Ma pieni anche di margherite, che continuano a fiorire imperterrite ogni anno, con quel bel giallo tanto caro a mia moglie.</p>
<p><strong>La primavera te lu masciu (di Maggio)</strong><br />
A Sannicola del Salento leccese si è rispolverata una festa che si teneva in ogni luogo di questa terra immersa nel mediterraneo verso oriente. Tutto il Salento in una grande festa di primavera. La festa di primavera è il rito propiziatorio per invocare fertilità e prosperità. Tutto questo insieme a romantiche promesse d&#8217;amore. Si dico a te, si proprio a te! Tu come per la maggior parte dei casi delle persone che conosco, non è vero che hai dichiarato il tuo amore in primavera? Se si, come mai? Come mai tutti gli amori arrivano con la primavera? Ci deve essere un motivo! A Sannicola ragazze e ragazzi in abiti d&#8217;epoca del &#8217;600 su carretti trainati da cavalli splendidamente addobbati con fiori e frutta di stagione, si danno appuntamento nella piazza del paese dove si scambiamo omaggi floreali, primizie e parole d&#8217;amore eterno.</p>
<p><strong>Tutti a San Mauro</strong><br />
Dopo il rito dello scambio, si forma un corteo che insieme agli sbandieratori, artisti di strada e musicanti vanno alla serra di San Mauro. E’ un altipiano dove sorge una piccola abbazia basiliana intorno alla quale un tempo, il giorno della festa di San Mauro, i monaci davano vita ad una fiera. Da quell’altipiano è possibile gustare un panorama che gradualmente affonda dalla campagna al mare Ionio.</p>
<p><strong>Le tavole di San Giuseppe</strong><br />
Ogni anno nel Salento si ripete un antichissimo rito in onore di San Giuseppe sia a Giurdignano, che a Minervino di Lecce, come ad Uggiano La Chiesa e la piccola frazione di Casamassella. In questi paesi del Salento leccese le porte di molte case si spalancano per accogliere migliaia di visitatori e fedeli.<br />
I visitatori arrivano per ammirare le tavole di San Giuseppe, veri capolavori di devozione. Un rito in cui s’intrecciano sacro e profano, e che coincide con l’equinozio di primavera e gli antichi riti di purificazione agraria, che chiudevano l’inverno.<br />
La preparazione dei cibi per le tavole di San Giuseppe avviene una settimana prima così ad esempio il sabato s’impasta la farina per fare i “vermiceddhi” (un tipo di pasta corta), il lunedì si mettono a bagno i lampascioni e lo stoccafisso, il martedì i ceci, il giovedì si puliscono rape, cavoli e cavolfiori, si cucinano i ceci e si passano i fritti nel miele.<br />
Il venerdì si cucinano le verdure, lo stoccafisso, la pasta con il miele, il pesce e si friggono le pittole.<br />
A primavera tutto si rinnova ed è per questo che le tavole si San Giuseppe fanno rifiorire ogni cosa come la solidarietà con chi non ha nulla da mangiare e il rinnovare tutti i rapporti con le persone, anche quelli con parenti e vicini con cui nell’autunno ed inverno si erano avuti screzi, in Primavera tutto passa, anche le arrabbiature! Le persone che si mettono a tavola possono variare da 3 a 21.</p>
<p><strong>Il 21 marzo 2011 in occasione dell’equinozio di Primavera<br />
</strong>Mi sveglio per gustare questo giorno, il tempo si rincorre e torna a far sbocciare i fiori e a ricoprire questo luogo in cui vivo di vegetazione verde, illuminata da una luce unica al mondo. Ogni anno arriva la primavera anche per te amica mia, anche per te amico mio, un mondo che è la fuori non aspetta che di essere contemplato per darti colori, odori ed emozioni che renderanno questo un giorno unico, come unico è ogni giorno, ogni ora, ogni istante della nostra vita. La natura si risveglia per dare i suoi frutti tra qualche mese, gli stessi frutti della terra che ci consentiranno di avere una vita bella e appagante, viva e piena di sorprese, perché per me, come per te, ogni giorno è un’avventura!</p>


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		<title>Segnalazione di webcam game educativi e riabilitativi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[game educativi]]></category>
		<category><![CDATA[video software]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo la segnalazione di un insegnate di scuola primaria. Provateli e fateci sapere. Gentilissima Redazione di Scuola Magazine mi chiamo Giuseppe e sono un insegnante di Scuola Primaria, desidero segnalarVi il mio sito http://webcamgame.jimdo.com dedicato ai miei (free) webcam game educativi e/o riabilitativi. Questi sono i video di alcuni software: www.youtube.com/watch?v=d26w3AL6lTI www.youtube.com/watch?v=sKOhkgIJndQ www.youtube.com/watch?v=seog3dLvkNQ www.youtube.com/watch?v=u9Ga7K03wr0 . [...]]]></description>
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<p>Riportiamo la segnalazione di un insegnate di scuola primaria. Provateli e fateci sapere.</p>
<p>Gentilissima Redazione di Scuola Magazine<br />
mi chiamo Giuseppe e sono un insegnante di Scuola Primaria,<br />
desidero segnalarVi il mio sito<br />
<a href="http://webcamgame.jimdo.com">http://webcamgame.jimdo.com</a><br />
dedicato ai miei (free) <strong>webcam game educativi</strong> e/o riabilitativi.</p>
<p>Questi sono i video di alcuni software:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=d26w3AL6lTI">www.youtube.com/watch?v=d26w3AL6lTI</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=sKOhkgIJndQ">www.youtube.com/watch?v=sKOhkgIJndQ</a><br />
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		<title>Crocifisso nei luoghi pubblici:  la rimozione del giudice Luigi Tosti</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso tribunali]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Coppoli]]></category>
		<category><![CDATA[laicità dello stato]]></category>

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		<description><![CDATA[150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA, RIMOSSO IL GIUDICE LUIGI TOSTI IN NOME DEL PAPA RE! « Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri » G. Orwell Ieri 14 marzo la Cassazione con la sentenza 5924 sembra aver dato corpo al principio di uguaglianza rappresentato da Orwell ne “la fattoria degli animali”: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="crocifisso" src="http://www.ilquotidianoitaliano.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocefisso1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p>150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA, RIMOSSO IL GIUDICE LUIGI TOSTI IN NOME DEL PAPA RE!<br />
« Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri »<br />
G. Orwell<br />
Ieri 14 marzo la Cassazione con la sentenza 5924 sembra aver dato corpo al principio di uguaglianza rappresentato da Orwell ne “la fattoria degli animali”: tutte le religioni sono uguali, ma una, quella cattolica, è più uguale delle altre in quanto è l’unica a poter svettare sopra le teste dei giudici dei tribunali. Luigi Tosti è stato rimosso dalla magistratura per aver rivendicato la laicità dei tribunali della Repubblica italiana ed aver chiesto in subordine di poter esporre la menorah ebraica.<br />
La Cassazione ha riconfermato la pavidità della magistratura italica per quanto riguarda i privilegi di quella che con i patti lateranensi del 1929 tra l’uomo della provvidenza, cavalier Mussolini Benito e papa pio IX fu definita religione di Stato. Un provvedimento gravissimo dal punto di vista del diritto in quanto sancisce il privilegio di un simbolo religioso, il crocifisso appunto, nei confronti di qualsiasi altro simbolo religioso (con una discriminazione diretta al simbolo ebraico della menorah) e soprattutto riguardo alla necessaria laicità e neutralità degli spazi in cui si amministra la giustizia nel nostro paese. Verrebbe da dire che le sentenze sono pronunciate in nome del popolo italiano e sotto l’ala inquisitoriale del crocefisso.<br />
In Italia la presenza dei crocefissi nei tribunali non ha alcuna legittimazione normativa e -come succede in alcune aule scolastiche- è frutto non della storia né della tradizione del nostro paese, ma della nefasta alleanza clericofascista che portò ai patti Lateranensi dell’11 febbraio del 1929. Infatti il fascista Alfredo Rocco, ministro della giustizia e degli affari di culto con la circolare 2134/1867 del 29/05/1926 chiudeva la fase laica dell’unità d’Italia apertasi il 20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia, con la fine del potere temporale del Vaticano e Roma capitale, esprimendo bene quel nuovo clima d’intesa tra fascisti e Pio XI, attraverso il concetto di restituzione del crocefisso: “prescrivo che nelle aule di udienza, sopra il banco dei giudici e accanto all’effige di Sua Maestà il re sia restituito il Crocefisso, secondo la nostra antica tradizione”. Si tratta quindi dell’invenzione di una tradizione e dell’intervento fascista nelle libertà civili e nei simboli.<br />
Inoltre si fa uso di un ossimoro che se non fosse indecente potremmo definire ridicolo: la croce sarebbe un simbolo laico. A parte l’offesa a quel simbolo religioso è chiaro che esiste una polisemia dei simboli, ma è altrettanto chiaro a qualunque scolaretto che il valore predominante del crocefisso è quello religioso e che si trasforma in laico solo per legittimare una violazione dei diritti individuali e della laicità dello Stato.<br />
Luigi Tosti è stato rimosso dalla magistratura in quanto non ha accettato discriminazioni e ha lottato per un principio fondamentale, quello della laicità dello stato ribadita dal parere della stessa Corte Costituzionale 203 del 1989 sulla laicità “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa in regime di pluralismo confessionale e culturale”, che sottolineava anche che “il principio supremo della laicità dello stato è uno dei profili della forma stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica”.<br />
Il provvedimento di ieri, che invece di rimuovere un simbolo particolare dalle aule dei tribunali ha rimosso il giudice che rivendicava laicità dello stato e libertà soggettive avviene alla vigilia del pronunciamento della Grande chambre della CEDU-Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che dovrà porre la parola definitiva sul caso Lautsi-Albertin i genitori che avevano chiesto che i loro figli potessero crescere in aule non connotate dall’invasività simbolica e prepotente del crocefisso cattolico. Avviene anche alla vigilia di quel 17 marzo che ricorda i 150 anni dell’unità d’Italia, costruita attraverso l’uscita di scena del potere temporale della chiesa cattolica e dello stato pontificio. Dopo 150 anni i giudici della Cassazione sembrano inchinarsi davanti alle insegne del Papa Re. Un brutto segno per ricordare l’Unità.<br />
A Luigi Tosti esprimo la più totale e completa solidarietà ricordando a tutti che in Italia si può essere licenziati perché siamo tutti uguali, come ci ricorda la Costituzione, ma alcuni sono più uguali degli altri, come ci ricorda la Cassazione.<br />
Prof Franco Coppoli, <a href="mailto:francoppoli@yahoo.it">francoppoli@yahoo.it</a></p>


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		<title>Di Menna (Uil Scuola): meno frasi ad effetto, è ora di discutere di aumenti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 19:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Di Menna]]></category>
		<category><![CDATA[ministro gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[UIL Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuando a rappresentare la scuola dal ‘suo’ punto di vista il ministro Gelmini rischia di diventare una ‘opinionista’ &#8211; è il commento del segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna alle affermazioni del ministro dell’istruzione ospite ieri nella trasmissione che tempo che fa. La scuola è un settore complesso, con molte professionalità, una dimensione nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="scuola" src="http://media.athesiseditrice.it/media/2011/01/258668_71788_medium.jpg" alt="" width="458" height="314" /></p>
<p>Continuando a rappresentare la scuola dal ‘suo’ punto di vista il <strong>ministro Gelmini</strong> rischia di diventare una ‘opinionista’ &#8211; è il commento del segretario della <strong>Uil Scuola</strong>, <strong>Massimo Di Menna</strong> alle affermazioni del ministro dell’istruzione ospite ieri nella trasmissione <strong>che tempo che fa</strong>.</p>
<p>La<strong> scuola</strong> è un settore complesso, con molte professionalità, una dimensione nazionale e un compito che la rendono essenziale per lo sviluppo del Paese.<br />
Ci vorrebbero – aggiunge Di Menna – meno frasi ‘ad effetto’ e più azioni concrete.</p>
<p>Sui<strong> professori</strong> pagati poco perché troppo numerosi, inviterei il ministro a preoccuparsi della circostanza per la quale in Italia abbiamo il maggior numero di politici (come evidenziato in una recente ricerca della Uil) rispetto agli altri paesi europei e i meglio pagati – ribatte il segretario della Uil Scuola.</p>
<p>Il nodo resta quello delle risorse –ammonisce Di Menna &#8211; quali scelte si intendono perseguire per il nostro sistema di istruzione. I dati Ocse pongono l’Italia agli ultimi posti nel rapporto spesa per istruzione/Pil. L’Istat ci ha ricordato che siamo passati dal 4% al 3,7% riducendo ancora di più la quota di ricchezza nazionale destinata all’istruzione (a fronte di una media europea del 5,1%).<br />
Anche nel rapporto spesa per istruzione e resto della spesa pubblica siamo al 9,7% a fronte della media europea dell’11%.</p>
<p>Non si tratta semplicemente di un problema di rientro dal debito pubblico che non consente di avere risorse adeguate, ma di qualificare la spesa pubblica. Occorre ridurre le spese improduttive, gli sprechi, la burocrazia ridondante, le eccessive spese per la politica e indirizzare risorse agli investimenti per l’istruzione.</p>
<p>Su questo e su un piano di graduale aumento delle retribuzioni sollecitiamo il ministero a rappresentare questa esigenza nel dibattito politico e nell’azione di governo.</p>
<p>Occorre rassicurare tutti che la stragrande maggioranza dei ragazzi studia in scuole pulite. Migliore utilizzo del personale e l’efficacia della spesa sono aspetti che competono alla responsabilità del ministro al quale abbiamo fatto più volte proposte per riorganizzarle al meglio sulla base delle concrete esigenze delle scuole.</p>


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