Noi precari non abilitati

April 21, 2012 by admin · Leave a Comment
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Pubblichiamo con piacere un intervento di di Lorena Fiorito.

E’ difficile per me trovare le parole e ritrovarmi a scrivere questa
lettera per l’ennesima volta dopo anni ed anni di sacrifici vedendo la
meta sempre più lontana…La mia storia di fatiche e
precariato…inizia nel lontano 2000 quando fresca di laurea, con un
sogno nel cassetto come direbbe la cantante mia concittadina Gerardina
Trovato…lascio Catania per Bergamo e inizio un’avventura che già da
ragazzina con l’esperienza del volontariato nei quartieri più
disagiati della città..mi aveva dato grandissime
soddisfazioni…”l’insegnamento”!!

Eh sì l’insegnamento, questa parola
ricca di significato che spesso oggi viene
ridicolizzata… l’insegnamento passione e missione per molti di noi
alla quale però siamo costretti a rinunciare perchè non
abilitati… Per chi non lo sapesse l’abilitazione è un vizio di forma
tutto italiano(negli altri paesi con 3 anni di servizio sei abilitato
alla professione…ma questa è un’altra storia)…nel corso degli anni
per accedere al ruolo era necessaria l’abilitazione…che si otteneva
mediante concorsi ordinari (l’ultimo nel 99 al quale ho partecipato
senza molta fortuna) e successivamente mediante scuole di
specializzazione le famigerate SISS soppresse nel 2007.Accanto a
questi percorsi periodicamente dall’85 in poi…sono stati istituiti
grazie ad un decreto il DM/85 corsi speciali abilitanti per coloro che
possedevano almeno 360giorni di servizio accumulati in un lasso di
tempo già stabilito…

Quando arrivai nella bergamasca il mio percorso
si mostrò subito in salita…avevo spedito domande di “messa a
disposizione” a 200 scuole a caso e le prime chiamate arrivarono dopo
poco tempo ma a km e km di distanza rispetto al mio
domicilio… l’entusiasmo e la voglia di mettermi in gioco furono però
talmente forti da accettare ogni supplenza, anche quella di un solo
giorno anche in posti sperduti in cima alle montagne dove neanche i
colleghi di ruolo si sarebbero sognati di andare… il sorriso dei miei
alunni è sempre stata la mia gioia e soddisfazione più grande
ripagandomi di ogni sacrificio! Così passo dopo passo…mattone dopo
mattone arrivò il 2004 anno in cui grazie alla mia forza di volontà
avevo messo da parte un bel po’ di punti e riuscii ad inserirmi nelle
graduatorie d’istitito di III fascia (graduatorie riservate ai non
abilitati ossia insegnanti in possesso del solo titolo di studio
adatto all’insegnamento) riuscendo ad ottenere i primi incarichi
annuali. Sì avete capito bene incarichi da settembre al 30
giugno…nonostante non fossi abilitata e come me anche tantissima
altra gente…

Nel 2005 poi dopo aver provato senza successo nonostante
uno studio proficuo ed impegnativo l’accesso alle SISS a Milano… fu
bandito l’ennesimo corso abilitante grazie al DM/85 che prevedeva i
360giorni di servizio spalmati in un arco di tempo che andava dal
settembre 1999 al giugno del 2004…anche in questo caso la fortuna
non mi aveva accompagnato ed io come altri colleghi per pochi giorni
di servizio non potemmo partecipare…oltre al danno la beffa visto
che poco tempo dopo scoprimmo che parecchia gente senza tale requisito
avendo partecipato ugualmente al percorso… grazie ad una sanatoria
del 2006 adesso è abilitata!! Nonostante tutto io decisi di non
mollare… l’insegnamento è la mia vita e tutt’ora grazie al punteggio
accumuto e al fatto di essere una delle prime in graduatoria nella
Bergamasca lavoro su incarico annuale, promuovo alunni, verbalizzo
prove di verifica, compilo i registri, svolgo lo stesso lavoro dei
colleghi abilitati eppure non ho il diritto di avere lo stesso
trattamento!

Trovo vergognoso che anni ed anni di esperienza e di
lavoro non valgano niente; è assurdo che tanti sacrifici miei e di
migliai di colleghi nella mia stessa condizione( siamo 44 mila i
docenti non abilitati con almeno 360g di servizio stima del MIUR )
vadano buttati al vento…La riforma Gelmini nel 2010 grazie ad un
decreto il DM 249/10 ha stabilito che per ottenere l’abilitazione
bisognerà effettuare un percorso denominato TFA ( tirocinio formativo
attivo) di durata annuale, da svolgersi nelle università, con un costo
stratoferisco (dai 3mila euro in su totalmente a carico dei corsisti),
incompatibile con il servizio(non potremo lavorare durante la
frequenza)…ma la cosa più aberrante per poter accedere ai suddetti
percorsi ognuno di noi dovrà prima superare tre prove di
sbarramento(un test preliminare… una prova scritta ed una orale).Mi
chiedo e l’esperienza maturata negli anni??? Possiamo mai essere
considerati alla stregua dei neolaureati o di chi è privo di
esperienza??? Inoltre qualora si dovesse riuscire a passare la
selezione saremmo sottoposti all’esame di b2 per le competenze
dell’inglese…ed a un ulteriore esame per le conoscenza
informatiche…questi ultimi tasselli importanti nella società in cui
viviamo ma non solo per la nostra categoria, ma per tutti i docenti e
lavoratori…è normale che al solito ci siano “figli e figliastri”??Ed
ancora… è logico che dopo tutta questa bagarre si venga rilegati in
seconda fascia d’istituto che non migliora se non di poco le nostre
condizioni lavorative e i colleghi che ci hanno preceduto sono di
ruolo?? Noi non pretendiamo niente ma abbiamo una dignità ed abbiamo
gli stessi diritti di formazione dei colleghi che ci hanno preceduto e
soprattutto lo stesso diritto di lavorare…uno stato “sordo”… deve
porre rimedio a questo scempio!!

Lorena Fiorito

Un genitore critico della scuola pubblica scrive, un professore precario risponde

September 23, 2010 by admin · Leave a Comment
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Messaggio ricevuto da un genitore il 20/09/2010

E’ possibile che sono due anni che non c’è un insegnante che sia onesto con il proprio lavoro e verso i propri doveri.L’ultima volta che ho visto l’insegnate di matematica di mia figlia è stato due anni fà, da allora il susseguirsi di supplenti è infinito e i dirigenti sbattono i bambini dovunque pur di togliersele dai piedi.E’ possibile che la scuola statale siglifica fare quello che si pare senza avere rispetto dei bambini e del proprio lavoro. Se la scuola pubblica deve essere questa, allora resta solo quella privata. E smettetela di lamentarvi se vi lasciano a casa, prendetevela con i vostri colleghi e con voi stessi che non riuscite a creare una scuola degna di essere chiamata scuola.

Cordiali saluti Andrea

Messaggio di risposta di Matteo Vescovi, professore precario (Assemblea delle scuole di Bologna e provincia)

Gentile genitore,

mi sento in obbligo di rispondere alla sua lettera che credo esprima le difficoltà e le perplessità di molti altri genitori come lei. Devo dire che lei ha le sue ragioni, non posso darle torto quando lamenta la mancanza di insegnanti stabili e addirittura denuncia una prassi, quella di smembrare le classi e distribuirle in altre per evitare di chiamare supplenti, che in questo momento si sta diffondendo sempre di più. Lei ha tutte le ragioni di indignarsi perché a sua figlia viene negato il diritto all’istruzione. Le dirò di più, teoricamente se questa prassi fosse portata avanti per molti giorni, si potrebbe trovare nella condizione di non validità dell’intero anno scolastico. Per questo motivo la invito a denunciare pubblicamente questa prassi anche con esposti all’Ufficio Scolastico Provinciale e alla Procura della Repubblica, coinvolgendo gli altri genitori e gli insegnanti di suo figlio. Ma non se la prenda con noi che da anni appunto stiamo lottando strenuamente per difendere questo ed altri diritti riconosciuti dallo Stato, ma negati nei fatti da questo e altri governi, nonché da molti che non hanno il coraggio di opporsi.

Se ha la pazienza di leggere ancora vorrei spiegarle, però, per quale motivo la scuola di suo figlio si trova in questa condizione. Innanzitutto le scuole statali sono ormai senza fondi, il Ministero deve risarcire alle scuole della provincia di Bologna un debito di 22 milioni di euro. Soldi che le scuole hanno utilizzato per pagare i supplenti e per altre necessità di gestione (carta, materiali didattici, carta igienica, eccetera) e che sono stati presi in buona parte dai contributi che voi genitori versate ogni anno, ma che non verranno restituiti (altro motivo per indignarsi). A questo punto, i Presidi con le casse vuote stanno cercando in tutti i modi di portare avanti un barcone con sempre più buchi.

In secondo luogo, saprà benissimo che il Ministero con una circolare ha ridotto l’orario di scuola, ha aumentato il numero minimo di ragazzi per classe, ha di fatto eliminato le compresenze. Penso che saprà fare da solo la somma di questi dati e comprendere in quale situazione ci troviamo a vivere tutti i giorni, sapendo che siamo obbligati a non fare ciò che di bello facevamo e vorremmo ancora fare.

Di fronte a tutto ciò lei ha ancora tutto il diritto (qualora avesse la possibilità economica di pagare almeno 3000 euro all’anno) di cancellare l’iscrizione di suo figlio alla scuola pubblica statale e di iscriverlo in una scuola privata. Non ci nascondiamo, infatti, che queste scuole stanno sempre più avvicinandosi al modello della scuola elementare statale pre-Gelmini (tempo pieno o modulo) visto che, in quanto privati, sono liberi di progettare la propria offerta formativa. Si ricordi, però, che se lei dovesse iscrivere sua figlia in una di queste scuole, innanzitutto starebbe di fatto sottraendo fondi a tutti quei bimbi che la privata non se la possono permettere (le ricordo, infatti, che i governi e gli enti locali finanziano queste scuole in barba all’articolo 33 della Costituzione che recita che le scuole private possono esistere ma “senza oneri per lo Stato”). Inoltre, starebbe negando a sua figlia il diritto di frequentare la scuola del suo quartiere, di conoscere e di crescere con i bambini che vivono intorno a voi (belli o brutti che siano al nostro giudizio di adulti). Sua figlia si chiuderà in una realtà che ha tanti specchi per non vedere quel mondo nel quale, invece, sta crescendo.

Oppure, lei ha un’altra possibilità. Può cominciare a prendere contatti con i genitori della classe di suo figlio e con gli insegnanti. Può informarsi su quali sono i diritti di sua figlia che vengono lesi e contattare il Presidente del Consiglio d’Istituto della sua scuola per avere spiegazioni, inoltre può rivolgersi al Preside se non sono stati nominati insegnanti o supplenti. E poi può cominciare a costruire nella scuola di sua figlia un’assemblea di genitori-insegnanti che diffonda l’informazione per cominciare a pretendere quei diritti che ci vengono negati dal Ministero e nella fattispecie dall’Ufficio Scolastico Provinciale. Se riuscisse nell’impresa di coalizzare l’intera scuola potrebbe cominciare a diffondere la notizia delle vostre iniziative in modo da fornire un esempio positivo anche per altre scuole, così da costruire un’assemblea che coinvolga tutte le scuole di Bologna e della provincia, perché i problemi che lei ci segnalava non sono risolvibili né dalla singola buona volontà degli insegnanti, né dalle sacrosante richieste dei singoli genitori. Solo se sapremo, ancora una volta, trasformare queste energie in coscienza comune e in azioni condivise, potremo cominciare a riconquistare pezzo per pezzo quel diritto ad una istruzione di qualità che oggi sua figlia si vede negata. In caso contrario ognuno si salverà come potrà.

In ogni caso, queste sono libere scelte. Noi, come genitori e come insegnanti, non possiamo che continuare a credere con Don Milani che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. (Da Lettera a una professoressa)

Nella speranza di ritrovarla in futuro insieme a noi, le porgo i più cordiali saluti

Un prof precario.

Matteo Vescovi

Gli studenti di Napoli: vogliono privarci del diritto di studiare

July 7, 2010 by admin · Leave a Comment
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Sono iscritta all’Istituto “Margherita di Savoia” di Napoli, un liceo pubblico a più indirizzi (linguistico, scienze sociali) che ospita un corso serale aperto a persone maggiorenni (prevalentemente giovani adulti), che si sono ritrovate per ragioni varie (salute, lavoro, famiglia) ad abbandonare gli studi in età adolescenziale. La sua peculiarità consiste nel consentire agli studenti iscritti di poter conseguire un diploma liceale, in tutto e per tutto equipollente a quello conferito agli alunni di un regolare corso diurno (a dispetto di quanto molti erroneamente pensano), senza sostenere i costi di un corso privato, un privilegio, ahimé, di pochissimi eletti che hanno la fortuna di abitare in una delle rare città italiane in cui sorgono serali di questo genere.

Stando ai dati forniti dall’Anagrafe delle scuole statali del sito del Ministero dell’Istruzione, difatti, i licei statali nostrani presso i quali sono attivi corsi serali per il conseguimento di un diploma di Liceo delle Scienze sociali SONO APPENA 10 (il “Margherita di Savoia” a Napoli; il “Rosmini” a Grosseto; il “Fabio Filzi” a Rovereto; il “Gambara” a Brescia; il “Duca degli Abruzzi” a Treviso; il “Regina Margherita” a Torino; il “Sandro Pertini” a Genova; il “Vito Fornari” a Molfetta; il “Rosmini” a Trento; il “Forlimpopoli” a Forlì),

La gente è consapevole dell’esistenza di tale tipologia di corsi? MOLTO SPESSO NO!
Nella mentalità comune un liceo serale è una sterile perdita di tempo, in quanto l’ipotetico iscritto è un vinto, come quelli di verghiana memoria, un essere inferiore che per mancanza di capacità cognitive (giusto per usare un eufemismo) non ha portato a compimento gli studi, e che, per tale ragione, può solo ambire ad un titolo di studio professionalizzante.Posso assicurarvi che non è così!!!

Vi prego, dunque, di aiutarmi a “capire” perchè i licei serali, e, particolarmente, il “Margherita di Savoia” di Napoli, deve essere chiuso condannando noi studenti ad abbandonare ancora una volta la scuola.Capisco i tagli che devono essere fatti, ma non capisco l’accanimento verso l’unico Liceo serale di Scienze Sociali in Campania, (le scuole professionali ne sono tantissime), l’anno scorso abbiamo avuto lo stesso problema,ma ringraziando la Regione Campania siamo riusciti ad avere i fondi necessari, oggi ci ritroviamo nella stessa situazione,ma più grave, chiedo aiuto per poter continuare gli studi non solo per me che sono già iscritta, ma anche per le persone che vorrebbero farlo,ma non possono perchè non accettano più le iscrizioni, non abbandonateci, lo studio dovrebbe essere un diritto per tutti e non un privilegio di pochi.

P.S. le lascio il link dell’ultima intervista fatta da noi studenti.
www.reportweb.tv/webtv/2010/07/05/il-liceo-margherita-di-savoia-verso-la-chiusura
Spagna Concetta

Uno sfogo di una insegnante sulla trasparenza nei provveditorati

June 16, 2010 by admin · 1 Comment
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La nostra piaga non è solo un mondo in cui siamo “precari”.
La nostra piaga è la corruzione che c’è dentro i provveditorati..

PONGO A VOI UN PAIO DI DOMANDE CHE MI ATTANAGLIANO ORMAI DA TEMPO. VEDO CHE SIETE MOLTO ATTIVI E PER QUESTO MI AFFIDO.

1) PER LA CLASSE DI CONCORSO AD04 C’è UN NUMERO DI CATTEDRE SEMPRE MOLTO ESIGUO RISPETTO ALLE ALTRE AREE DISCIPLINARI. è POSSIBILE FAR QUALCOSA PER SENSIBILIZZARE AD UNA DISTRIBUZIONE AQUA DEL LAVORO?

2)… NELLA MIA GRADUATORIA ESISTONO CATTEDRE CHE SPARISCONO E RICOMPAIONO AL MOMENTO GIUSTO- GIOCO FATTO DA PRESIDI CORROTTI- appoggiati da altrettanti ISPETTORI CORROTTI – CHE OVVIAMENTE RIDUCONO I POCHI POSTI DI LAVORO
CHE SI PUO’ FARE?
L’IDEA DI NON AVERE “LE MANI IN PASTA” E DI ESSERE VITTIMA DEI “PIU’” MI FA RODERE LO STOMACO

Inoltre, stamattina, illuminata da non so cosa.. ho aperto
la mia graduatoria.
ho notato che l’individuo appena dopo di me ha riportato 28 punti come punteggio di servizio. questo l’ho già riscontrato in altri esimi colleghi di graduatoria. anzicchè avere 24 punti, ne riportano 25, 28… e questo di anno in anno fa guadagnare loro posizioni di prestigio.
gli si può fare RICORSO?
…la nostra graduatoria è indecorosa. più me la guardo e più ne sono certa.
scusate lo sfogo ma sono una “PULITA” che ne ha fin sopra i capelli di convocazioni TRUCCATE con ISPETTORI COMPIACENTI

Stella 74

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