Ecco la spending review per la scuola

May 10, 2012 by admin · Leave a Comment
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NEL FUTURO della scuola ci sono ancora tagli. È quello che emerge dal piano Giarda sulla spending review nella scuola.

Taglio dei plessi, budget unico, revisione del sostegno e snellimento della struttura centrale nella bozza di spending review per la scuola messa a punto dal ministro Giarda.

Vi segnaliamo una interessante pagina del sito di Flc Cgil che commenta un recente articolo di Repubblica sullo studio della spending rewiew nella scuola.

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RISORSE UTILI SULL’ARGOMENTO

Cosa è la spending review

Pubblicato il decreto legge sulla spending review – Articolo del Sole 24 Ore

Ma gli italiani sanno cosa è la Spending Review?

Di Menna (Uil Scuola): No a spending review all’italiana disattenta alla qualificazione della spesa

May 4, 2012 by admin · Leave a Comment
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Di Menna: “Non vorremmo trovarci di fronte ad una ‘spending review all’italiana’ disattenta proprio sulla qualificazione della spesa”.
Nella scuola tagli e risparmi sono stati già fatti. Ora si scelga di valorizzare il nostro sistema di istruzione.
In questi giorni il Governo sta affrontando le scelte legate alla ‘spending review’, termine anglosassone che In Italia potrebbe essere tradotto con ‘revisione integrale della spesa pubblica’.
Si discute, in sostanza, di come individuare quella parte di spesa pubblica che si ritiene ‘non utile’ e che può essere considerata uno ‘spreco’ che in questo momento il Paese non può permettersi.
Gli interventi da porre in atto dovrebbero da un lato diminuire la spesa dall’altro qualificarla.
Se si prende in considerazione la scuola – fa notare Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola si vede subito che tagli, contrazioni, razionalizzazioni sono stai già fatti. Nell’ultimo triennio l’organico è stato ridotto di 87.800 insegnanti e 44 mila Ata.


Secondo il principio della ‘spending review’ ad una razionalizzazione deve corrispondere una qualificazione della spesa. Ricordiamo al Governo e al neo commissario che in Italia la spesa dell’istruzione in rapporto al totale della spesa pubblica è il 9,7% a fronte della media dei paesi europei che è dell’11% .
Se si considera il rapporto con il Pil abbiamo una percentuale pari al 4,8% contro il 6,1% europeo.
Ora va qualificata la spesa – ammonisce Di Menna – se così non fosse ci troveremmo di fronte a una sorta di ‘spending review all’italiana’ cioè semplicemente ad un programma di ulteriori tagli.
Ciò sarebbe inaccettabile.
Siamo disponibili, per far guadagnare tempo – continua il segretario della Uil Scuola – ad essere convocati per un confronto per interventi che possono anche razionalizzare la spesa.
La vera questione politica rimane la capacità e il coraggio del Governo di individuare attraverso l’eliminazione dei tanti sprechi e privilegi presenti nella spesa pubblica le risorse da destinare all’istruzione per favorire lo sviluppo e la competitività del nostro paese.
In un momento di crisi così forte – rilancia Di Menna – in cui le famiglie e lavoratori subiscono gli effetti dei provvedimenti del Governo, e in cui il Governo è chiamato a scelte delicate che andranno ad incidere su molti settori, le forse politiche presenti in Parlamento dovrebbero far partire, responsabilmente e prioritariamente rispetto agli altri interventi, una spending review degli assetti parlamentari e istituzionali.

Lettera Di Menna (Uil Scuola) a Profumo e Commissioni Camera e Senato su riforma organi collegiali

April 4, 2012 by admin · Leave a Comment
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La lettera inviata al Ministro e alle Commissioni di Camera e Senato

Gentile Ministro Profumo,

il sistema degli organi collegiali fa riferimento ad una legge del 1974. E’ del tutto evidente che la sua riforma appare non più procrastinabile.

La Uil Scuola ritiene che l’iter parlamentare debba essere rapido e caratterizzato dalla massima condivisione.

La Uil Scuola giudica positivamente, l’impianto generale e lo sforzo di sintesi delle diverse proposte che emerge dall’esame del testo unificato, approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Appare positivamente risolta la delicata questione degli investimenti privati. La carenza di risorse per la scuola riguarda sia l’intervento pubblico che gli investimenti privati.
L’Italia si colloca agli ultimi posti trai paesi sviluppati, spende il 4,8% del PIL per l’istruzione, 1,3 punti percentuali in meno rispetto alla media OCSE del 6,1%.
Anche gli investimenti privati nell’istruzione sono piuttosto limitati. L’8,6% della spesa totale destinata agli istituti d’istruzione in Italia proviene da fonti private, quasi la metà della media OCSE (16,5%).
Secondo la Uil Scuola, cosi come è giusto opporsi all’uso dei soldi dello Stato per finanziare scuole private, in parallelo vanno favoriti gli investimenti privati destinati alle scuole pubbliche, fissando criteri e regole per il loro utilizzo.
Appare positiva anche la previsione di un’articolazione nelle scuole del sistema di valutazione che fa perno sull’Invalsi creando un intreccio e non un sistema separato; auspichiamo un rafforzamento prevedendo una dimensione di rete.
Risulta interessante rinviare agli statuti, in modo da tener conto delle specificità anche territoriali, la individuazione di presenze di rappresentanti delle forze culturali, sociali, professionali nel consiglio dell’autonomia.
L’impianto della legge, che dovrà passare al vaglio della Commissione Istruzione del Senato, presenta però, secondo la Uil Scuola, alcune criticità che vanno risolte.
Il ruolo di presidente del consiglio della scuola dovrebbe essere svolto dal dirigente scolastico come sintesi della responsabilità di guida. Appare carente la descrizione della funzione dirigenziale. Il testo dovrebbe acquisire quanto definito dalla norma che ha istituito la specifica dirigenza scolastica con riferimento alle competenze degli organi collegiali e a quelle contrattuali.


Non c’è chiarezza in merito alle reti di scuole. Il Dl semplificazioni le istituisce mentre l’impianto previsto dalla legge di riforma della governance della scuola le mette sullo sfondo, come volontarie.
Sarebbe opportuno, secondo la Uil Scuola collegare il testo del ddl a quanto stabilito nel decreto.
Altra questione che merita un approfondimento riguarda il sistema di funzionamento del consiglio di istituto che, secondo quanto attualmente previsto, viene demandato agli ‘statuti’. La sollecitazione che giunge dalla Uil Scuola è rivolta a prevedere un sistema-quadro di riferimento e di controllo in modo da evitare entrambe gli eccessi: da un lato la predisposizione di statuti fotocopia che appiattirebbero l’autonomia delle istituzioni scolastiche, dall’altro il comporsi, senza regole, di statuti eccentrici basati su istanze estemporanee e improvvisate.
Non da ultimo, la Uil Scuola fa osservare che, nel progetto di riforma della governance della scuola, non è prevista, nel consiglio della scuola la presenza di un rappresentante eletto dal personale Ata. Un’assenza che non trova alcuna giustificazione. Al contrario la presenza potrebbe favorire la condivisione nella partecipazione ai processi decisionali.
Cordiali saluti

Massimo Di Menna
Segretario generale

Elezioni RSU: le liste COBAS al 24% in 1110 scuole di 74 province

March 17, 2012 by admin · Leave a Comment
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Nonostante l’oligarchia sindacale “rappresentativa” abbia imposto, per l’ennesima volta, elezioni RSU con modalità altamente anti-democratiche, riducendo anzi ulteriormente gli spazi di agibilità per chi non gode del loro monopolio, il grande impegno volontario (i COBAS non hanno né distacchi, né sindacalisti di professione retribuiti ma solo docenti ed Ata in servizio o pensionati/e che difendono gratuitamente i lavoratori/trici e la scuola pubblica) di tanti militanti ci ha permesso di presentare liste in 1110 scuole di 74 province, con circa 4000 candidati/e, e di ottenere, sulla base dei risultati già pervenutici, una eccellente media del 24% di voti su un campione assolutamente rappresentativo per varietà territoriale e di ordini e gradi di scuola. Dai dati per ora a nostra disposizione, abbiamo eletti/e nel 62% delle scuole ove abbiamo presentato le liste: e questi sono gli unici dati che contano per noi, visto che non ci è stato di fatto permesso di “competere” su tutto il territorio nazionale.


I sindacati monopolisti hanno sempre impedito che la rappresentanza nazionale venisse conteggiata nell’unico modo democratico possibile: e cioè dando all’elettore/trice, oltre alla scheda per la rappresentanza nel posto di lavoro, anche una scheda per il voto ai sindacati a livello nazionale. Con le modalità attuali, che se applicate nelle votazioni politiche farebbero gridare alla dittatura, si misura la rappresentanza nazionale solo sul voto di scuola, che, però, si può dare ad un sindacato solo se c’è chi è disposto a fare il sindacalista nell’istituto per almeno tre anni: altrimenti, chi ti vuole votare non lo può fare. E per di più, i COBAS non hanno diritto di campagna elettorale e di parola nelle scuole per cercare nuovi candidati, né la marea di distaccati dei “rappresentativi” che girano per i candidati/e. Infine, si è aggiunto questa volta anche il dimezzamento del periodo di raccolta delle liste.
Comunque, pur con i forti limiti al dialogo con la categoria per il divieto di assemblee, la campagna RSU ha evidenziato una buona opposizione alla scuola-quiz e alla distruzione culturale che avanza con l’imposizione dei grotteschi quiz Invalsi come metro di valutazione – e di differenziazione di fondi e stipendi – per istituti, studenti e docenti, e come ci sia disponibilità al boicottaggio, che stiamo organizzando con gli studenti, dei quiz Invalsi dall’8 all’11 maggio; mentre va crescendo finalmente il malcontento e la protesta contro il massacro di posti di lavoro, di stipendi, scatti di anzianità e pensioni, e la consapevolezza che il blocco del contratto e degli scatti di anzianità e lo spostamento della pensione di tre o quattro anni hanno provocato perdite enormi, fino a 150 mila euro, ad insegnanti ed Ata.
I tanti nostri/e eletti nelle RSU (avremo il dato completo entro la serata) saranno un potente veicolo nelle scuole per il conflitto su questi temi, malgrado il governo Monti stia cercando con un certo successo di anestetizzare, ancor più di Berlusconi, il lavoro dipendente, usando il ricatto della catastrofe economica “alla greca”. E ai sindacati monopolisti rinnoviamo la sfida ad andare al più presto ad elezioni davvero democratiche ove ogni docente ed Ata possa votare per la rappresentanza sindacale nazionale.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

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