Docenti precari non abilitati: in avvio i ricorsi di Adida

May 23, 2011 by admin · Leave a Comment
Filed under: precari 

L’ Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) fa sapere di essere in procinto di avviare una serie di azioni legali e ricorsi rivolti a tutti quei soggetti aventi titolo all’inserimento nella III fascia delle graduatorie d’Istituto e ai sensi del DM 56/09 definiti possessori di titoli validi all’insegnamento e, nonostante tutto, discriminati dal MIUR in quanto ritenuti personale non abilitato allo svolgimento della professione, il quale però dimostrando un’incoerenza ed una irrazionalità senza uguali, ha assunto ed utilizzato tale personale anche per decenni assumendoli su cattedre vacanti e supplenze.

Al fine di porre fine una volta per tutte a questa situazione paradossale ed insensata, in aperta violazione inoltre di molte decreti, leggi e direttive comunitarie stanno per essere avviati una serie di ricorsi rivolti al riconoscimento del valore abilitante del titolo posseduto da tali soggetti, per il riconoscimento del valore formativo di un’esperienza formativa almeno triennale e contro i test di sbarramento ai TFA. Un altro ricorso verrà inoltre avviato prossimamente per l’accesso alle Graduatorie ad Esaurimento ed alla Prima e Seconda Fascia delle Graduatorie d’Istituto (Docenti Trentini).

Tra le altre attività rivolte al personale abilitato e no della scuola che l’associazione sta per avviare va inoltre menzionato il ricorso al giudice del lavoro contro lo sfruttamento del lavoro precario e per le differenze retributive.

www.associazioneadida.it

Associazione Docenti Invisibili da Abilitare

February 12, 2011 by admin · Leave a Comment
Filed under: comunicati stampa 

Riceviamo e pubblichiamo una mail di Luca Dibitonto:

Mi chiamo Luca Dibitonto, ho 27 anni e sono un docente di scuola primaria non abilitato, inserito nelle graduatorie di merito di terza fascia, sono coordinatore Adida della provincia di Vercelli, della regione Piemonte e sono membro del direttivo nazionale. Le sto scrivendo per chiederle di dare visibilità a questa categoria di lavoratori bistratta e dimenticata. Le violazioni a carico dei c.a. 300.000 docenti privi di titolo abilitante (di cui c.a. 40.000 in possesso di pluriennale esperienza di insegnamento), ma in possesso dei titoli e requisiti per l’ insegnamento ed inseriti nella III fascia delle graduatorie d’istituto non sono infatti meno gravi per via della mancanza di quest’ultimi del titolo abilitante, di cui non sono responsabili, ma riteniamo che l’imbarazzante silenzio sulla loro questione debba essere rotto.
 
Per questo vi chiediamo aiuto nel far sentire la nostra voce nel far conoscere a quante più persone la nostra questione, poiché senza visibilità le possibilità di una risoluzione positiva di questa gravosa questione si riducono estremamente.
 
In ogni caso, se le richieste di Adida non verranno ascoltate, quest’ultima si batterà anche legalmente al fine di tutelare i nostri diritti, a tal proposito si fa sapere che alcuni ricorsi, come quello al avverso l’esclusione dal Salvaprecari, per gli scatti stipendiali e per lo sfruttamento del lavoro precario sono già stati avviati e/o in fase di avvio. Molti altri potrebbero essere avviati nei prossimi mesi. Si tratta di ricorsi che in caso di vittoria obbligheranno lo Stato Italiano all’esborso di notevoli somme di denaro per risarcimenti a fronte di soprusi e discriminazioni subite. Tutti soldi che lo Stato Italiano avrebbe potuto risparmiare semplicemente rispettando quelli che erano i nostri diritti. Così come lo Stato avrebbe potuto risparmiare circa 40.000 disoccupazioni per posti di lavoro esistenti se solo non avesse introdotto la discriminazione delle code. Le richieste di Adida, che attualmente conta di quasi 8.000 docenti aderenti, diversamente da quelle di altri enti/movimenti/sindacati nulla hanno a che fare con la rimozione dei tagli e la richiesta di maggiori investimenti da parte del Governo nella scuola, ma si limitano ad una richiesta di uguaglianza e di diritto alla formazione. Eppure nonostante tutto, lo Stato preferisce rischiare di pagare pesanti multe europee ed esosi risarcimenti piuttosto che rispettare i diritti dei suoi singoli cittadini.
 
In allegato potrete leggere un resoconto dettagliato della questione III fascia ed i recapiti a cui è possibile contattarci ed in particolare, cliccando su questo link potrete visualizzare il video che abbiamo ideato relativo alla nostra questione, davvero chiaro e studiato con molta cura dalla nostra coordinatrice nazionale Francesca Bertolini. Anche se sono stato incaricato dell’organizzazione della campagna stampa, faccio presente che i membri del direttivo e le due coordinatrici nazionali sono pienamente disponibili a rilasciare interviste e dichiarazioni.
Inoltre, molto importante, abbiamo attivato i ricorsi al giudice del lavoro contro lo sfruttamento del lavoro precario ed i ricorsi per richiedere l’accesso diretto al corso abilitante TFA, il quale prevede incredibilmente 3 test selettivi di accesso per i docenti non abilitati che insegnino da più di 360 giorni, da superare al primo tentativo, pena la definitiva esclusione dal percorso abilitante: un “aut- aut” a nostro parere inaccettabile per insegnanti che possiedono un’esperienza pluriennale sulle classi e sul sostegno e che avrebbero già dovuto conseguire il titolo abilitante da molti anni.

CONTATTATECI:

ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)
Sito web: www.associazioneadida.it

Adida: un appello ai sindacati

February 3, 2011 by admin · Leave a Comment
Filed under: comunicati stampa 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa che inviatoci da e Francesca Bertolini Coordinatrice nazionale Adida.

Ricordiamo che Adida è un’associazione che conta c.a. 8.000 aderenti e non meno di 50.000 visitatori unici mensili al sito.

E’ ormai avvenuta la pubblicazione del “famoso” decreto sulla formazione iniziale dei docenti ma, già durante l’attesa di tale controverso “evento”, la questione dei precari di III fascia non solo è rimasta nell’ombra, tra le dichiarazioni pubbliche del Ministro che continua a negare strumentalmente la nostra esistenza e l’indifferenza sorda dei sindacati, forse non tutti, che se pur tiepidamente qualche mese fa hanno appoggiato le nostre richieste, ora sembrano aver dimenticato la gravità della negazione e della sconsiderata umiliazione che migliaia di insegnanti con comprovata esperienza stanno hanno subito e continuano a subire.
Le ripercussioni che i provvedimenti ministeriali hanno prodotto, infatti, sono state formidabilmente attutite dalla negazione generale dell’utilità, anzi della necessità strutturale, dei precari di III fascia nella scuola, precari il cui “utilizzo” ha permesso di far “andare avanti la baracca”, che si è retta nonostante la cronica carenza di personale di ruolo nelle scuole. Negazione che tutt’ora continua, sconosciuta ai più, mascherata, nascosta e confusa dalla questione  dei tagli operati sulla scuola, é vero a danno di studenti, famiglie e lavoratori, ma che investe la complessità della situazione i docenti di III fascia solo marginalmente. E mentre i sindacati si “danno da fare”, peraltro continuando a nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a migliaia di docenti non abilitati e la scure dei “tagli” non si placa, con l’orgoglio e la pretesa ostentata da parte del Governo di contenere gli sprechi, di ottimizzare le risorse, senza dire, tra l’altro, come le spenderemo, e quali straordinari benefici otterremo con tutti i soldi pubblici “risparmiati”.
E per quei lavoratori precari della scuola, per quel discreto numero di non abilitati lasciati inesorabilmente al loro destino, cosa hanno fatto i sindacati in tutti questi mesi?
Se da un lato si è avuto un appoggio più o meno significativo in sede di commissione parlamentare, è purtroppo altresì noto come nessuna sigla abbia fino ad ora condotto una campagna di sensibilizzazione seria e responsabile non solo per denunciare le problematiche dei docenti non abilitati ma, tantomeno, per difendere i diritti di migliaia di lavoratori, ai quali, dal decreto “Salvapreceri” in poi, è stato negato persino lo status di “precari”. Eppure i sindacati sanno che anche questi docenti, firmano contratti stilati sulla base di quanto loro stessi hanno sottoscritto e dovrebbero sapere che dal  1999 ad oggi hanno subito gli effetti di una lunga sequela di violazioni normative perpetrate a loro danno, come il diritto negato alla formazione, ma anche l’esclusione dalle graduatorie prioritarie, la discriminazione delle graduatorie di coda che hanno letteralmente messo in ginocchio le decine di migliaia di lavoratori della graduatorie di III fascia che, non dovremmo noi ricordarlo, sono state definite sulla base di decreti ministeriali per l’assegnazione di supplenze.
Ma la domanda a questo punto è un’altra: che cosa hanno intenzione di fare?
Inoltre ci chiediamo, quale futuro è previsto per noi precari di III fascia da tutte le sigle sindacali che finora hanno potuto godere anche del consenso e del sostegno dei non abilitati?
Quale ipotesi adeguata è allo studio, quale proposta degna di questo nome sarà fatta al Governo per tutelare i loro diritti? Quale progetto al vaglio per restituire dignità al loro lavoro, a quello fatto e a quello che continuano a fare nel rispetto dell’etica professionale e del loro contratto di lavoro? Quale prospettiva per le loro esistenze?
A queste questioni va poi aggiunto quanto appurato da Adida in ambito normativo che ben ha messo in luce tutta una serie di diritti costantemente disconosciuti e negati, come: il diritto di priorità nelle assunzioni sia a tempo determinato che a tempo indeterminato che si applica ai lavoratori che hanno svolto almeno 180gg. di servizio negli ultimi 12 mesi, il riconoscimento del diploma di Scuola Magistrale come titolo abilitante valido all’insegnamento nelle scuole primarie e dell’infanzia, il riconoscimento previsto dalla Direttiva Europea 36/2005 e il relativo decreto attuativo 206/07 che assimila un esperienza lavorativa di tre anni ad un titolo formativo abilitante, l’illegittima esclusione dei precari non abilitati dagli incarichi a tempo indeterminato, l’illegittima discriminazione fra personale abilitato e no.
Adida ha documentato non solo come i precari non abilitati siano comunque da considerarsi a tutti gli effetti come idonei all’insegnamento, ma soprattutto come il mancato rispetto del diritto alla formazione, l’illegittima organizzazione delle SISS, nonché la cronica mancanza di concorsi che perdura ormai da oltre dieci anni porti all’inevitabile conclusione che non è possibile distinguere tra personale abilitato e no, in quanto l’abilitazione non è stata conseguita in condizioni di uguaglianza e che pertanto i provvedimenti fino ad ora adottati sono da considerarsi contrari all’art. 51 comma 1 della Costituzione che sancisce l’accesso ai pubblici uffici in condizioni di uguaglianza.
Cosa vogliono fare i sindacati per rispondere a ciascuno dei problemi sollevati in questa sede?
Intendono o no dare finalmente visibilità alla terza fascia e alle loro ragioni? Hanno o no intenzione di denunciare l’inappropriata scelta del Governo di negare gli anni di lavoro e della loro prestazione professionale di cui si configura lo sfruttamento soprattutto  in ragione dell’evidente volontà di escluderli definitivamente dall’accesso agli incarichi disponibili.
Hanno mai i sindacati appurato il livello raggiunto dagli iscritti nella III fascia di istituto, il cui punteggio definito sulla base dei titoli culturali e di servizio è calcolato esattamente come per i docenti abilitati e, per le posizioni più alte, raggiunge e supera il punteggio acquisito dai colleghi abilitati, denunciando come il presunto metodo meritocratico sostenuto dall’attuale Governo contrasti con i provvedimenti e le scelte adottate?
Quale idea è allo studio dei sindacati per difendere il servizio prestato da questi lavoratori, quale strumento di valorizzazione dello stesso è ipotizzato per garantire loro il pieno diritto alla formazione, come prevede il nostro sistema normativo?
La questione dei tagli, come si può troppo facilmente dedurre, è ininfluente, secondaria e marginale, visto che il danno subito dall’istituzione delle graduatorie di coda, dalle graduatorie prioritarie, ecc.
Eppure nessuno ha mai più parlato di III fascia al di là delle deboli pressioni operate in funzione delle audizioni parlamentari. Un terzo dei precari è costituito dai non abilitati, che hanno subito le ripercussioni delle scelte del Governo, ma mai un sindacato, nei discorsi pubblici o nelle trattative, ha parlato dei problemi della III fascia.
Il 2011 è iniziato da poco e con esso anche il periodico rinnovo delle tessere da parte di tutte le sigle con il quale si reitera il patto stretto fra sindacati e lavoratori. Soldi e tessere in cambio di tutela e rappresentanza.
Adida, stanca di promesse e di tiepidi propositi, chiede ufficialmente  spiegazioni in merito a tutti questi delicati quesiti, la cui considerazione non può più essere rimandata. In considerazione delle ventilate novità in termini di formazione , in ragione della ancora sconosciuta modalità di reclutamento prevista per gli anni a venire, soprattutto per quanti sono esclusi dalle Graduatorie oggi esistenti, Adida chiede un urgente tavolo di confronto con tutte le sigle sindacali, al fine di individuare in modo condiviso, proposte valide alla soluzione definitiva alla questione dei docenti di III  fascia.
 
Adida – www.associazioneadida.it  - italian.mida@gmail.com

Scuola: il nuovo commercio delle indulgenze

November 15, 2010 by admin · Leave a Comment
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Ovvero come far pagare l’illusione di diventare docenti abilitati all’insegnamento nella scuola pubblica italiana (ai circa 43.000 precari non abilitati crocefissi al palo dell’emarginazione e sepolti dall’oblio, e ai nuovi laureati aspiranti docenti).
Per espiare gli innumerevoli peccati commessi in questa vita terrena, quelli che un tempo erano i precari non abilitati iscritti nella III fascia delle graduatorie d’Istituto (forse meglio identificabili come III girone dell’inferno dantesco) debbono perseguire l’obbligo di abilitarsi quanto prima – pena la morte lavorativa – coltivando la speranza di superare quella che si prospetta come una vera e propria gara ad ostacoli. Secondo quello che detta il nuovo regolamento per la formazione iniziale dei docenti, gli aspiranti dovranno non solo oltrepassare il triplice test di sbarramento previsto per l’accesso ai TFA, ma sperare di essere fra coloro che saliranno sul Podio, guadagnandosi cioè il diritto a frequentare il Tirocinio sopraccitato
Il summenzionato Regolamento infatti disciplina i requisiti e le modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola italiana, in coerenza con le presunte previsioni – cosi recita il testo – di cui al piano programmatico adottato dal Ministro dell’Istruzione. Nella fattispecie, si tratta di corsi abilitanti della durata di un anno che, permetteranno ai “fortunatissimi” vincitori della selezione di potersi abilitare all’insegnamento attraverso la frequenza di un corso il cui allestimento sarà completamente a carico dello studente, e che prevede obblighi di frequenza inderogabili ed un esame finale… Detto in altre parole, tenuto conto degli innumerevoli tagli messi in atto dal Ministro della Pubblica Istruzione e del gigantesco numero di precari abilitati (attualmente doppio rispetto alle cattedre annualmente disponibili) è logico supporre che se il numero degli ammessi a questi corsi dovrà necessariamente dipendere dalle esigenze di abilitare nuovo personale da utilizzare nelle scuole, almeno in questi primi anni esso sarà inevitabilmente ridottissimo se non praticamente pari a zero! Ancor più grave è che il regolamento in questione avrà una considerazione solo minima, per non dire irrilevante dell’esperienza -in alcuni casi anche pluridecennale- maturata dai precari non abilitati, mettendoli di fatto sullo stesso piano dei neolaureati. Ciò su cui si vorrebbe porre l’accento è che tutto ciò non solo si tradurrà in una violazione sistematica dei diritti di questi lavoratori, ma in un vero e proprio paradosso, se si considera che lo Slogan con cui il regolamento è stato presentato al grande pubblico recitava per l’appunto che “con i TFA si sarebbe passati dal semplice sapere al saper fare”, e che non si capisce pertanto come mai coloro che dopo anni di insegnamento nelle scuole, e quindi dopo aver acquisito il saper fare, siano stati messi sullo stesso piano di chi non ha esperienza alcuna. Ancora più assurdo appare sotto questo profilo la decisione di selezionare il personale che avrebbe poi avuto accesso ai TFA secondo una modalità che avrebbe prediletto il solo sapere nozionistico a discapito del saper fare!
Il famigerato regolamento sui TFA fa dunque per lo meno discutere, ma è anzitutto necessario precisare che in ogni caso esso non è ancora diventato legge dello Stato. Pur avendo già ottenuto l’approvazione e (pare) la firma del Ministro, esso risulta attualmente in fase di registrazione/stallo alla Corte dei Conti già da alcuni mesi, il che fa ragionevolmente presupporre che la stessa abbia rilevato censure e contraddizioni all’interno del decreto in questione, come d’altronde già era accaduto con il Consiglio di Stato ed il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. Ma anche dopo l’approvazione del testo in questione, e l’eventuale conversione in legge (solo allora sarebbe norma dello stato), per poter essere concretizzato, deve poter contare su una serie di decreti attuativi che tuttora mancano.
Si può quindi ragionevolmente concludere che l’iter di approvazione e attuazione risulta ancora navigare in alto mare, in mezzo a una gran burrasca e lontano da un possibile porto sicuro. La possibilità che, qualcosa vada storto e che i TFA non vedano mai la luce si fa sempre più verosimile. Nonostante tutto ciò che vogliamo evidenziare, con insistenza dal Ministero trapela la voce indiscreta e insistente che i TFA saranno attivi e partiranno già dal prossimo febbraio 2011, ipotesi che, per quanto non completamente eliminabile, risulta quantomeno azzardata (se non tecnicamente impossibile).
Ritorniamo dunque per un attimo sui presunti TFA e cerchiamo di capire gli intenti palesi e quelli celati del Ministero.
Come accadde in passato per le SISS (unica via percorribile per ottenere l’abilitazione) antidemocratiche e classiste, defunte nel 2007, ai fini della preparazione dei test di ammissione ai tfa, alcune case editrici, con una lungimiranza commerciale da far rabbrividire sia i poveri precari che chi si è appena laureato e intende imboccare l’ardua via dell’insegnamento, hanno offerto collane di testi. La cosa strana, o se vogliamo amena, è che non solo non è stato pubblicato il testo definitivo del regolamento, ma non esistono nemmeno programmi ufficiali per le singole classi di concorso. Che vi sia un legame fra questa operazione e le reiterate insistenze del Ministero di far partire i TFA entro Febbraio non è certo, anche se è ovvio che l’ipotesi sostenuta a gran voce dal Ministero sta di certo facendo impennare le vendite dei testi in questione, facendo la felicità dell’editore che ne ha curato la pubblicazione e messa in vendita. Giocoforza, è necessario sottolineare ed evidenziare che la questione legata ai libri da acquistare per prepararsi ad una pre-selezione prevista da un decreto che non esiste, è il male minore. La mancanza da oramai molti anni di percorsi abilitanti ordinari (in alcuni casi addirittura da oltre quindici anni!), la disperazione dei non abilitati che dopo le innumerevoli discriminazioni, (ultima delle quali è stata la loro esclusione dai benefici previsti dal decreto Salvaprecari) si sono visti letteralmente gettati per strada per via della mancanza del titolo abilitante, e le aspettative dei molti aspiranti docenti, risultano essere fertile terreno di speculazioni commerciali di ogni sorta. E così non stupisce, ma indigna comunque, il fatto che molte università, con lungimirante preveggenza, si stiano attivando, ad esempio, per l’avvio di corsi finalizzati al conseguimento del livello B2 di inglese e per l’acquisizione della patente europea del computer. Si tratta di un’altra chicca del Ministero, il quale prima vanta di voler formare i nuovi docenti sulle nuove tecnologie, sulla conoscenza linguistica e sulla formazione per facilitare l’inserimento e integrazione degli alunni con Handicap, ma poi dice che questo è a carico degli studenti e non del corso che vorrebbe organizzare! Che dietro alla facciata di un muro intonacato alla bene meglio, vi siano rovine, macerie e secondi fini celati, non pare un’ipotesi remota, e qui nel pianeta del vissuto, lontano dalle astuzie di palazzo, si fa sempre più difficile la lotta per l’esistenza che disperatamente combatte contro il tenore di vita che è sempre più alto. Sarebbe imbarazzante, e incredibile l’ipotesi, per quei tanti precari, di dover chiedere un mutuo per potersi permettere il lusso di avere tutti i requisiti imposti dal presunto “decreto fantasma”. Ma le strane coincidenze che avvalorano l’ipotesi secondo cui il Ministero avrebbe organizzato i TFA anche con l’intento di dissanguare le tasche degli aspiranti abilitati, utilizzando la scusa del merito come uno specchietto per le allodole, non si fermano qui. La questione più annosa riguarda infatti i numeri dei precari non abilitati con esperienza pluriennale ritenuti inesatti che il Ministero avrebbe fornito alle commissioni parlamentari in sede di discussione del decreto in questione. Riassumendo, al massimo si potrebbe dire che non solo alcune statistiche a campione avrebbero rilevato che tali cifre sarebbero state gonfiate addirittura del cinquecento per cento, ma che tale numero è semplicemente, da un punto di vista matematico, impossibile! Eppure è sulla base di tale cifra che le commissioni Parlamentari, spaventate dalla eccessiva consistenza di questi docenti testimoniata da tali dati, hanno stabilito di lasciare del tutto inascoltate le richieste avanzate dalle principali associazioni di categoria, (richiesta in armonia con i principi del nostro ordinamento giuridico) e addirittura dal consiglio di Stato!
A fronte di ciò che è stato detto, Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) che da sempre si occupa della difesa dei diritti dei precari di Terza fascia scordati dal mondo, consiglia vivamente a tutti i precari non abilitati e aspiranti docenti di evitare qualsiasi spesa in termini di tempo e denaro. Sia ben chiaro, stiamo parlando di un decreto che forse non verrà mai approvato e che anche qualora lo fosse avrà tempi di applicazione che non saranno quasi certamente immediati, ci sono voluti a titolo di esempio 10 anni dall’approvazione delle SISS alla loro attuazione. Anche qualora il decreto fosse approvato si consiglia la massima prudenza ai precari nello spendere il proprio denaro. Adida vuole evitare che la disperazione di questi docenti, possa essere vilmente strumentalizzata per secondi fini.

ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)
Sito web: www.associazioneadida.it

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