Addio Istruzione (Pubblica, passatemi la nostalgia) di Maura Chiulli

January 5, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Racconti sulla scuola 

L’educazione può aiutare a diventare migliori e, se non più felici, ci insegna ad accettare la parte prosaica e a vivere la parte poetica delle nostre vite

Edgar Morin

Ho appena ventisei anni, eppure sono abituata alle esternazioni grossolane e populiste di Umberto Bossi ed ho lasciato più volte correre le polemiche del Carroccio sui professori del Sud. Tuttavia, non ho potuto soprassedere davanti alle imbarazzanti dichiarazioni (diventate decreto e poi legge) del Ministro Gelmini.

Ho ventisei anni, una laurea in Economia, due Master ed ho frequentato la Scuola Superiore per l’insegnamento (che il Ministro ha chiuso, abolito, cancellato in un battito di ciglia, senza prospettare alternative pari in dignità e offerta formativa) perché desidero diventare un’insegnante. Si tratta di una vocazione o di un’irrinunciabile esigenza autodistruttiva?

Avrei dovuto abituarmi all’idea di un Addio alla scuola pubblica e inclusiva mesi fa, quando, da Cortina d’Ampezzo, il Ministro Gelmini chiariva le proprie strategie per migliorare la scuola italiana. Incredula, come il Preside Ennio Ferrara, su Repubblica leggevo che, per rialzare la qualità degli insegnanti meridionali saranno predisposti dei corsi intensivi. E non immaginavo che quello fosse solo l’inizio di una corsa degradante. L’annichilimento della cultura e delle intelligenze è l’obiettivo celato. D’altronde il pensiero e la ricerca sono di sinistra, non lo sapevate? Smantellare la scuola pubblica è un passaggio obbligatorio se si vuole disegnare un’Italia incatenata, succube e silenziosa.

Cosa succede ai genitori, a quelle famiglie che cercano la disciplina e le regole fuori dal nido? Perché hanno paura? Dove sono quando i figli rubano le scarpe al compagno down? Perché chiedono con rabbia a noi insegnanti di rivestire un ruolo che non ci compete. I nostri alunni non diventano bulli il primo giorno di scuola. I nostri ragazzi hanno bisogno di trovare regole e amore prima di tutto a casa, con la propria famiglia. Un figlio violento, disinteressato, rabbioso non è un fallimento, ma una risorsa per la famiglia, che può indagarsi, cercare al suo interno le falle, e correggersi. Tutto ciò esige tempo, denaro, specialisti, amore. Molto più semplice invocare grembiulini e quattro in condotta.

Non esiste la condotta, esistono i comportamenti, le azioni nei confronti dell’Istituzione scolastica, degli insegnanti, dei compagni. La condotta è un concetto obsoleto e imbrigliante, anzi un contenitore vuoto. Valutare non vuol dire armarsi e punire. La valutazione deve essere formativa, proattiva, motivante, riflessiva. Deve servire all’insegnante per monitorare il proprio percorso didattico e all’alunno per riflettere sul proprio apprendimento e sui propri comportamenti. Ma questo lo sanno in pochi.

Non voglio che i miei studenti si alzino in piedi quando entro in classe, non voglio poter utilizzare il voto come un’ arma, voglio essere libera di educare, entusiasmare, affiliare, consolare, motivare i miei studenti.

Al secondo anno di Università ebbi modo di capire che l’economia era più reale di quanto avessi mai immaginato. In un corso di Strategia Aziendale appresi che il rischio generale d’impresa nasce dall’ineliminabile scontro tra la variabilità ambientale e la naturale resistenza al cambiamento del fattore umano. Il concetto fu illuminante e ben presto ebbi modo di estenderlo al mio quotidiano. La vischiosità, questa paralizzante rigidezza della struttura umana è la prigione entro la quale non voglio finire i miei giorni. Tutto questo immobilismo spaventa: dalle Istituzioni alle intelligenze, tutto è fermo, barricato dietro un’omeostasi ingannevole; la politica fa eccezione: non è immobile, regredisce.

<>, scrive Edgar Morin.

Le esigenze del mondo globale si fanno ogni giorno più complesse, è evidente. Multidimensionale, la realtà si complica. Abbiamo l’urgenza di combattere e di vincere la sfida della complessità, armando noi e i nostri amati studenti, di un’intelligenza generale in grado di considerare il contesto e il complesso.

Non considerare il globale, il sociale, l’altro, ci renderebbe, anzi ci rende degli irresponsabili. Alleggerirci delle nostre conoscenze, per riempire sedicenni impreparati è una protezione della quale dobbiamo fare a meno.

Capire che <<è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena>> è cruciale per imboccare la via del cambiamento. Un sapere disorganizzato, ammucchiato, disancorato è solo una pesante zavorra. Aiutare i nostri studenti a dotarsi di una testa ben fatta è la missione. Una testa che organizza le conoscenze, una testa che le connette, le collega, le separa, le sintetizza, una testa critica, questa è una testa ben fatta. La cura del particolare, l’interesse esclusivo per la propria condizione, l’egoismo, l’azione volta all’amministrazione dell’utilità del singolo individuo a discapito della collettività, manifestati dall’opera del nostro attuale sistema politico non possono che allontanarci dalla scuola della comprensione umana, che sogno. Fornire una cultura che permetta di scegliere, di contestualizzare, di risolvere problemi complessi, di affrontare l’incertezza; insegnare la comprensione umana, la tolleranza, l’affiliazione, queste sono le sfide alle quali voglio partecipare attivamente e, per questo, intendo riformarmi intellettualmente, liberarmi dai retaggi dell’esperienza, aprirmi al cambiamento.

Ma non è mutilando la scuola, tagliandole fondi, ripristinando vecchie ricette uniche, che si guarda al futuro. L’attuale rigurgito puzza di vecchio e inacidito. La postmodernità esige nuove misure.

Maura Chiulli, classe 1981

maurachiulli@gmail.com


Generazione a scuola, racconto di Giuseppe Acciaro

January 5, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Racconti sulla scuola 

Mio nonno mi parlava spesso di come fossero severi i suoi professori durante gli anni del liceo classico. Erano particolarmente esigenti durante le interrogazioni e le versioni in lingua latina e naturalmente anche riguardo l’apprendimento dell’Italiano. Quando raccontava mio nonno non usava un tono nostalgico, tutt’altro. Avvertivo del rammarico, ma lui non ha mai chiarito questa mia impressione, per una giovinezza trascorsa ampiamente sui libri di scuola.

Mio padre, invece, seguita a rievocare i giorni in cui partecipava alle assemblee e quando interveniva per dire la sua opinione su una scuola che doveva cambiare, sui professori inadeguati, su quanto stava avvenendo nella società. Era il periodo delle grosse crisi personali nei confronti dell’istituzione scolastica. Gli studi venivano abbandonati non tanto per delle pressanti questioni economiche sorte in un nucleo familiare, ma per problemi legati alle insoddisfazioni degli scolari, a delle aspettative frustrate.

Ed Io? Mi trovo in una specie di limbo…Ogni tanto avverto un tentativo di riproporre vecchi metodi di insegnamento, mentre certe riforme, se attuate, porterebbero in altre direzioni, verso nuovi orizzonti da esplorare e da definire, con tutti i rischi del caso. Vi sono, forse, troppe dispense e rimpiango quei tomi corposi e consistenti che utilizzavano mio nonno e mio padre. C’è un eccessivo frazionamento nell’ambito della stesa materia, come se bisognasse studiarla in tante sezioni, difficilmente unificabili. Anche ora la società sta cambiando, ma mi sfuggono il modo e le finalità. Prendo a volte dei bei voti, ma non riesco a rendermi bene conto se sono portato in un certo campo o meno.

Mio nonno, invece, lo sapeva perfettamente.


Lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione

February 10, 2009 by admin · Leave a Comment
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Onorevole Ministro,

Gli insegnanti hanno considerato positivamente l‘attenzione che Ella ha prestato alla condotta degli studenti,  quel male della scuola d’oggi che  mina alla base ogni volontà di costruire un buon rapporto di istruzione-educazione.

Quegli stessi insegnanti non possono oggi nascondere la loro incredulità e il  loro stupore nel constatare come i provvedimenti legislativi emanati in questo delicato settore impediscano di fatto la valutazione della condotta.

La legislazione vigente prevede per la condotta una gamma di voti che di fatto va  dal 5 al 10. Teoricamente anche altre insufficienze sono possibili, ma va da sé che se  al 5 viene collegata la punizione massima per la condotta peggiore, non ha alcun senso ricorrere al 4 al 3 o a quant’altro.

Escluso il 5, esclusi i voti ad esso inferiori, per i motivi suddetti, resta a disposizione dei docenti la gamma di voti – sufficienti – dal 6 al 10. Gamma con la quale i docenti possono valutare gli allievi che usano un linguaggio volgare e pesante, quelli  che  disturbano senza tregua, quelli che  studiano (?!) altre discipline, quelli che mangiano in classe,  quelli che ritoccano la pettinatura, quelli che escono senza permesso, quelli che pasticciano il registro di classe o ne strappano le pagine e così via…

A  tutti questi può essere dato solo un voto di condotta sufficiente nelle sue varie gradazioni.

E così i lavativi e gli svogliati vedranno lievitare la loro media, sia pure in presenza di una  cattiva condotta…

Onorevole Ministro, gli insegnanti Le chiedono di voler  considerare che il lato buio della scuola non ha  solo il volto della  ‘violenza’ o del ‘bullismo’; queste non sono che le punte estreme di un fenomeno di ben più ampia portata.

E  di questo fenomeno solo gli insegnanti hanno la concreta percezione.

Ad essi dunque va affidata la valutazione della condotta, senza paletti legislativi, nell’ambito di quella autonomia professionale che risulta essere condizione ineludibile per l’espletamento di un ruolo sempre più difficile e gravoso. 

 Serafina Gnech

 

 


Scuola, garanzie per la riforma

January 29, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Rassegna stampa 

Scuola, garanzie per la riforma
Il Sole 24 Ore -
Stiamo attenti a non costruire, “all’italiana”, riforme scritte sulla carta a Roma senza tener conto delle esigenze delle scuole, degli insegnanti,
Scuola, Gelmini: «Sul voto in condotta decideranno i professori» Il Messaggero
SCUOLA: GELMINI, CONDOTTA FARA’ MEDIA MA VALUTINO PROF La Repubblica
SCUOLA: GELMINI, RIFORMA ISTRUZIONE TECNICA PER RISPONDERE ALLA CRISI Il Tempo
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