La campanella della vita, racconto sulla scuola di Rita Parisi
Il mio primo sette in italiano. Lo ricordo come fosse ieri. Tornai a casa con il cuore colmo di gioia, immaginando l’espressione dei miei genitori nell’apprendere la notizia. Uno dei giorni più belli della mia vita. Grazie a lei. A lei che il primo giorno di scuola era entrata in classe con un’espressione severa, urlando: “Ordine e disciplina!” Ci aveva subito zittiti tutti, noi studenti al primo anno di liceo, freschi di scuola media, noi studenti indisciplinati e scalmanati, che facevamo fatica a stare fermi sulle sedie. La prof. di lettere, con quei suoi occhiali enormi e gli occhi che, da sotto le lenti, si illuminavano quando parlava di Leopardi o D’Annunzio, lei che dietro la corazza nascondeva un cuore grande, lei che ci sosteneva se qualcosa ci faceva soffrire, lei, che un giorno mi si è avvicinata dicendo:”Tu sei nata per scrivere.” La prima persona che ha creduto in me, la prima persona che mi ha indirizzata verso il futuro, l’unica che ha saputo accendere in me la passione per lo studio, per la letteratura, per i libri, quando non sapevo ancora chi fossi e cosa volessi dalla vita, quando ero una ragazzina alle prese con le prime delusioni, i complessi di inferiorità e le insicurezze tipiche di quell’età. Ricordo che mi prestava quantità industriali di libri, li leggevo in pochi giorni e glieli riportavo e ogni volta lei mi guardava con orgoglio. Per quello sguardo avrei fatto di tutto. Ma una mattina la prof. di lettere è andata via. Era giunto per lei il momento di andare in pensione. Le abbiamo organizzato una festa di addio, eppure nessuno di noi era felice. Al suono della campanella dell’ultima ora, ci siamo guardati negli occhi, consapevoli che un pezzo della nostra vita sarebbe andato via con quella minuscola donna di mezz’età, consapevoli di aver perso una guida, un punto di riferimento, una persona vera, autentica, amante del proprio lavoro e dei suoi ragazzi.
Ritorno a quei momenti con tanta nostalgia, adesso che ho quasi trent’anni e non ho un futuro, adesso che mi divido tra un lavoro precario e un altro, adesso che è finito il tempo dei sogni e il domani ha la forma di un grosso punto interrogativo. Adesso, che gli studenti non rispettano più i professori, adesso che i professori sono sempre più stanchi di essere additati come nullafacenti che rubano lo stipendio a fine mese, adesso che la scuola è trattata come l’ultima ruota del carro, quando invece senza di essa il carro resta arenato all’ignoranza e all’inciviltà. Adesso che la campanella della vita è suonata anche per me e la spensieratezza degli anni di scuola ha lasciato il posto all’amarezza di una società che non offre più niente, se non vuoto e superficialità. Adesso che non so più se la mia cara prof di italiano, sapendo che sono laureata anch’io in lettere e aspiro a fare l’insegnante, mi guarderebbe con orgoglio o compassione.
Rita Parisi
Laureata in lettere moderne (ind. musica e spettacolo), collaboratrice di un quotidiano on line, autrice di un libro di poesie, edito nel 2003, per la casa editrice “LibroitalianoWorld”.
Il colore dell’anima, racconto di Rita Parisi
Luca ha cinque anni, è nato in Italia. E’ un bambino gioioso, con gli occhi grandi e vispi. Ogni giorno sua madre lo accompagna a scuola, all’ asilo, dove Luca si diverte a giocare con gli altri bambini. A Luca piace disegnare e correre all’aria aperta nel cortile della scuola. Quando la mamma, alla fine del turno lavorativo, torna a prenderlo, Luca è un pò triste, perchè vorrebbe restare ancora un pò con i suoi piccoli amici, ma corre incontro alla mamma con un bel sorriso e insieme si avviano a casa. Ogni tanto per strada qualcuno li guarda con curiosità: il solito idiota, che teme la diversità, perchè non la conosce. Luca non capisce il perchè di quegli sguardi, di quei commenti crudeli, così, ogni volta, con la sua espressione curiosa, chiede spiegazioni alla mamma. “Perchè ci fissano, mamma? E’ perchè siamo neri?” Allora la mamma si ferma e gli accarezza dolcemente il viso. “Ma no, ci fissano perchè siamo belli!” Luca scoppia a ridere e, rasserenato, crede alle parole di sua madre. In fondo, i suoi compagni d’asilo non lo hanno mai fissato così, nè hanno mai commentato il colore della sua pelle. I suoi compagni di scuola lo hanno sempre fatto sentire uguale a loro, grazie anche alle maestre e alle classi miste. La mamma di Luca riprende a camminare, mano nella mano con il suo bambino, è preoccupata, pensierosa. Si sta chiedendo come farà a spiegare a suo figlio che presto dovrà lasciare i suoi compagni e andare in una nuova classe, con bambini come lui, neri, diversi dai bianchi, mentre questi ultimi potranno stare insieme. Si sta chiedendo come spiegare ad un bambino termini quali razzismo, ghettizzazione, emarginazione. Proprio lei che ha sempre parlato a suo figlio di un solo colore, quello dell’anima, quello comune a tutti, quello che prescinde dal colore della pelle, quello che qualcuno ha deciso di mettere da parte in nome di una riforma ingiusta e diseducativa, perché insegna ai bambini che chi è diverso da loro deve stare in un’altra classe, dall’altra parte del muro.
Rita Parisi, laureata in lettere moderne (ind. musica e spettacolo), collaboratrice di un quotidiano on line, autrice di un libro di poesie, edito nel 2003, per la casa editrice “LibroitalianoWorld”.

