Scuola primaria tra muffa e oscurantismo

February 24, 2011 by admin · Leave a Comment
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A due anni dall’introduzione della riforma Gelmini, come procede l’opera di screditamento della scuola pubblica? Bene! Grazie alle migliorie apportate, la scuola ha raggiunto il massimo punto di involuzione dalla legge Casati in poi. L’aspetto più esecrabile delle scelte adottate risiede nel considerare legittimo che l’organizzazione scolastica non sussegua ad una visione scientifica della didattica , ma possa subire l’adeguamento coatto ad un regime di ristrettezze economiche sopraggiunto, e che anzi le possa essere addebitata, con interpretazione arbitraria di dati, la responsabilità di sprechi e di una gestione irrazionale delle risorse umane. Lasciando intatto l’impianto degli obiettivi da perseguire, appartenenti alla precedente formulazione teorica, il ministro ha potuto affermare che, tagliando i fondi, si può allo stesso modo -e meglio – perseguire la compiuta realizzazione delle personalità dei discenti.
Nei fatti , agli appelli sull’importanza della scuola rivolti ai governi, in documenti come il libro bianco Cresson, gli art. 149 e 150 di Maastricht, la Costituzione Europea, le Raccomandazioni del 2006 e la Strategia di Lisbona, la scuola italiana risponde tagliando i viveri e facendo mostra di adeguamento formale a certi parametri , innalzando per esempio il valore del rapporto insegnanti / alunni, senza migliorare la qualità della vita scolastica; che anzi peggiora proprio in seguito all’aumento degli alunni per classe.
Nel contempo si conferma la velleità che l’istituzione raggiunga gli standard europei, senza i quali i nostri titoli di studio non avranno validità nei paesi dell’Unione.
Il risultato finale dell’opera è così tendente al pessimo che anche le recenti note e leggi sui disturbi specifici e sull’ADHD, nella cornice di un quadro simile, rischiano di rimanere lettera morta. Si introducono precisi luoghi prescrittivi nel momento in cui , crescendo il numero degli alunni , aumentano le possibilità di trovare più casi di bambini con quelle difficoltà nella stessa classe , che vanno a sommarsi alla percentuale sempre più alta di stranieri. E’ una situazione contraddittoria, che vanifica la serietà di leggi che presumono che l’insegnante debba intervenire in maniera individualizzata, in una classe dai 25 ai 28 alunni.
E’ oltremodo incredibile che non ci si avveda che i rilevamenti delle prove INVALSI, o i sondaggi forniti da istituti di ricerca, in mancanza di una seria politica sulla scuola , non monitorano il grado di efficacia dell’istituzione scolastica, ma fotografano il mero dato socio-economico che discrimina il nord e il sud, la periferia e il centro, e il ceto sociale, che a quelle performance è collegato; e a maggior ragione si attendono negativi se le possibilità di intervento a favore di un miglioramento delle prestazioni calano drasticamente, a seguito dell’aumento del numero degli alunni per classe.
Alla base delle determinazioni adottate c’è più di una considerazione assunta acriticamente.
La prima riguarda l’ incriminato rapporto 1:10 ( un insegnante ogni dieci alunni ) che la legge alza di un punto; esso è un’ astrazione ottenuta sulla base di una media aritmetica che comprende gli insegnanti di sostegno, di inglese e gli insegnanti di religione. Il suo ritocco verso l’alto ha prodotto l’aumento del numero di alunni per classe fino a 28 , senza che questa decisione abbia potuto trovare un argine da parte degli addetti ai lavori, e nonostante il parere negativo di organizzazioni di genitori. Se questo rapporto fosse reale come propagandato, quale ragione impedirebbe a una riforma di portare le classi di scuola primaria al numero di undici alunni con un insegnante? Quando poi i sindacati trasformano la questione dei 28 alunni per classe in un problema di sicurezza- al quale lo stato facilmente ha potuto rimediare stanziando soldi per l’edilizia e per allargare le porte- il discorso sulla scuola può esaurirsi nella questione dei metri quadrati per alunno e della messa in sicurezza degli edifici .
Il secondo assunto è che in Italia non esista più lo svantaggio culturale, e che, sopravvenendo da una situazione ambientale più stimolante rispetto al passato, l’alunno sia in grado di sistemare organicamente il suo sapere già nella scuola primaria senza l’intervento dell’insegnante.
In verità l’educazione scolastica non gode più di grande considerazione da parte dell’opinione pubblica e di riflesso non ne gode da parte di chi sulla base di quegli umori costruisce i suoi consensi elettorali.
Riuscire a far passare per riforma pedagogica quella che è tecnicamente una controriforma, con tutte le caratteristiche tipiche di azzeramento, ripristino delle condizioni passate e di insensibilità alle esperienze, bollate come scelte sbagliate di precedenti governi, è indice dell’approccio superficiale e della disattenzione generale al tema.
Ora bisognerebbe dire che il ritorno del maestro unico, contestualmente all’ innalzarsi del rapporto numerico, non diminuisce l’efficacia educativa in senso assoluto, ma riduce drasticamente le probabilità di intervento, ne annienta la sistematicità , rendendo inefficace qualsiasi azione a favore di chi manifesta difficoltà. “Ma i maestri di prima come facevano?” : questa è la domanda che si pone il nuovo pedagogo quando paragona in modo scorretto la vecchia scuola – dove lo svantaggiato passava dai banchi al bracciantato agricolo- alla nuova- dove egli deve pervenire, per dettato costituzionale, ad una soddisfacente alfabetizzazione culturale dai livelli sempre più alti, e le cui prestazioni vengono rilevate e sbattute in prima pagina a riprova dei bassi livelli della scuola italiana.
Tuttavia, volendo andare a ritroso, oltre la congiuntura negativa che ha indotto a relegare in secondo ordine la spesa scolastica rispetto ad altra spesa pubblica, notiamo che un problema di rappresentatività delle istanze della scuola in seno alle istituzioni c’è da anni.
A che cosa sia dovuto è presto detto: la scuola è un sistema gerarchico, attraverso il quale le pretese ministeriali, divenute legge, anche senza dibattiti democratici e grazie a maggioranze ottenute con leggi elettorali di seconda scelta , ridiscendono in scioltezza la china dei sottoposti privi di facoltà di veto. E siccome oltre al danno c’è la beffa, questa stessa scuola è denominata “dell’autonomia”, volenteroso prodotto della legge Bassanini , che declama che le scuole pervengono all’ “autonomia organizzativa didattica e di ricerca e di sviluppo”. Invece esse sono rimaste allocate all’interno di un sistema verticistico, dove le decisioni nel dettaglio delle problematiche amministrative sono imposte dal ministero, e da esse non può che scaturire l’impossibilità di decidere autonomamente. Chi deve stimolare l’applicazione di una qualche teoria scientifica che motivi l’assetto organizzativo della scuola così che essa possa mettere in pratica gli obiettivi europei ? Chi la deve adeguare al territorio ? Attualmente vengono calate dall’alto direttive; ma chi è capace di rappresentare dal basso le esigenze della scuola italiana? Gli uffici scolastici regionali sono presìdi di burocrati; i dirigenti scolastici relegati al ruolo di esecutori di disposizioni; il sindacati per anni appiattiti sulle questioni occupazionali; istituti di ricerca dove non si sa che cosa si ricerchi. E gli insegnanti? La perdita di prestigio sociale della categoria è andata di pari passo con la perdita di potere decisionale. Il loro parere non vincolante soccombe davanti alla larga discrezionalità di dirigenti e dei burocrati. In questo senso l’impreparazione dei docenti, spesso attribuita alla volontà o alla qualità dei singoli ma che è invece logica conseguenza di un sistema che non ha saputo adeguarsi alle esigenze culturali della società moderna, diventa un problema secondario, e forse, a questo punto, un dato da salvaguardare.
La perdita di potere decisionale è una perdita di potere politico, e di consapevolezza di categoria. A gettarvi ulteriore discredito sta per arrivare la normativa sul merito, che con un colpo di mano il ministro Gelmini ha introdotto nel “Milleproroghe”, approvato ricorrendo alla fiducia. Ancora una volta una visione unilaterale si impone, sposta l’attenzione dai veri problemi che sono quelli strutturali e addossa la responsabilità di disfunzioni e problemi alla categoria dei lavoratori, per punirla e demotivarla. La scuola avrebbe bisogno di ben altro: prima di tutto di una riforma degli organismi democratici, che comporterebbe l’affermazione di una vera autonomia. Quando gli operatori non possono decidere della struttura organizzativa nei suoi aspetti significativi essi non prendono mai consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo e delle conseguenze dei propri gesti. Una scuola in cui le decisioni sulla qualità degli interventi a favore dell’integrazione, delle opportunità, dell’apprendimento vengono prese da entità che operano al di fuori del contesto scolastico e senza nessuna relazione con esso, non è autonoma . Purtroppo per giungere a queste consapevolezze ci vorrebbero soggetti politici culturalmente più dotati. Soprattutto occorrerebbe che l’opinione pubblica e l’elettorato si ravvedano rispetto alle funzioni della scuola nel nostro paese.

Maddalena Rotundo

Bloccare la riforma Gelmini

February 17, 2011 by admin · Leave a Comment
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Oggi a Torino una sessantina di studenti si è riunita in Rettorato per impedire lo svolgimento della Commissione Statuto. Nelle ultime settimane le istituzioni universitarie si sono opposte a ogni istanza volta a garantire una vera partecipazione democratica della componente studentesca alle decisioni dell’Ateneo. Nonostante il mandato dei rappresentanti sia in scadenza, il Senato Accademico non ha concesso lo svolgimento di nuove elezioni – ancora più importanti in un momento decisivo per la ridefinizione dei regolamenti universitari. La Commissione Statuto è un organo fondamentale in questo contesto: lì verranno riscritte le regole dell’Ateneo in seguito alle linee imposte dalla riforma Gelmini. È di ieri la notizia che dei due rappresentanti indicati dal Senato Studenti, solo uno avrà il diritto di partecipare alla Commissione. È un ulteriore attacco al diritto di rappresentanza. Riteniamo che l’attuale posizione di maggioranza del Senato Accademico sia espressione della volontà della lobby di Comunione e Liberazione (alias Obiettivo Studenti) che ha il preciso obbiettivo di mantenere il controllo delle decisioni in poche mani. Per questi motivi, gli studenti saranno costretti a un ostinato ostruzionismo finché non verrà loro garantita una reale partecipazione democratica negli organi decisionali.

Prosegue l’impegno di LINK – coordinamento universitario in tutt’Italia, il dibattito sul blog stopgelmini.blogspot.com con la realizzazione di idee e proposte per resistere alla riforma Gelmini. E’ da poco disponibile, un opuscolo realizzato da studenti di tutt’Italia per affrontare al meglio la battaglia nei singoli atenei. Da come impedire l’ingresso degli esterni nei consigli di amministrazione, al referendum studentesco e la democrazia diretta, tante sono le proposte di LINK contenute nell’opuscolo (http://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/stopgelmini )

Studenti Indipendenti Torino – Link Coordinamento Universitario

 

La Provocazione: da Supplente-Disoccupato della scuola a candidato Boss di Rossano

December 4, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: precari 

Non ci sta proprio Euristeo Ceraolo nell’assurda equazione “Rossano Calabro= città di ‘ndrangheta.”
Esprimo la mia profonda indignazione per le ultime notizie di cronaca che ha visto coinvolta la mia città. Non tollero che il mio paese venga infamato ingiustamente da un personaggio di dubbia integrità morale (figuriamoci… è accusato di essere killer e temuto capo ‘ndrina alias “Occhi di Ghiaccio”). Sono un precario (assistente tecnico di laboratorio) che lavora da circa 10 anni nella Provincia di Forlì-Cesena presso gli Istituti Superiori del Territorio. Ho sempre lavorato con incarichi annuali, da quest’anno dice grazie ai tagli della riforma Gelmini non ha più avuto l’incarico e ricordando che è prevista l’ultima ondata di tagli, il prossimo anno sarà ancora peggio. La mia Rossano (cs) è gemellata con Ravenna per la sua storia Bizantina. Ricordo con piacere i due monumenti che caratterizzano la sua storia: la chiesa di San Marco “monumento nazionale” e Santa Maria del Patire, ubicata nella bella montagna sopra Rossano, senza dimenticare il Codice Purpureo Rossanese custodito presso il Museo diocesano cittadino. Ricordiamo che è anche la città della liquirizia, del clementino, dell’olio di oliva. Vale la pena descrivere la sua invidiabile posizione geografica, la città è bagnata dal mare Jonico e circondata dalla montagna,la “Sila Greca”. Il paese è diviso tra Rossano Centro (sede del Comune e centro storico) e Rossano Scalo moderna e commerciale. Abbiamo pesce fresco che viene dal mare e castagne e funghi che provengono dalla montagna. Però nonostante tutto il lavoro non basta per tutti ed ecco che alcuni di loro hanno dovuto lasciare il loro paese per emigrare verso lidi migliori. Questa è anche la mia storia di precario della scuola statale emigrato anche lui in Emilia Romagna e domiciliato a Forlì. Ho aderito, partecipato,e organizzato Incontri dei precari dell’Istruzione, Manifestazioni nazionali e sit- in di protesta contro i tagli alla Scuola Pubblica. Eppure l’altro emigrante il presunto Boss Acri N. è riuscito a catturare l’attenzione su di sé sui maggiori quotidiani italiani e della televisione. Restando in tema io mi ritengo di essere il Boss del Precariato di Rossano Calabro, alias “Occhi di Angelo”!!Eppure nessuno ha parlato delle mie iniziative che mi hanno visto protagonista insieme a tutti gli altri colleghi docenti e del personale Ata del settore scuola. Ricordo il Sit-In di protesta alla sede Rai di Bologna contro l’oscuramento mediatico sulla triste realtà in cui vive la scuola oggi, l’occupazione simbolica con assemblea dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Forlì ed ancora ricordo che anche grazie al contributo di questo concittadino di Rossano si deve la nascita nella Regione Emilia Romagna insieme a tutti gli altri rappresentanti del Territorio del Coordinamento Regionale dei Lavoratori Precari della Flc-Cgil (.è anche un donatore Avis, Guardia d’Onore, un Salesiano Cooperatore..). E ribadisco che qualche volta personalmente “ci ho messo la faccia”. La mia provocazione “Sposerò la Carfagna” per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass media sui disastrosi tagli (150 mila tra docenti e Ata) dovuti dalla disastrosa riforma Gelmini (che in questi giorni si è macchiata di sangue dei giovani studenti in protesta contro i tagli). Ho avuto un colloquio con il Vice Presidente del Parlamento Europeo la Dott.ssa Rodi Kratsa in cui ho denunciato la grave situazione in cui versa la scuola pubblica italiana. La ministra dell’Istruzione con i suoi soliti annunci-poesia tranquillizzava l’opinione pubblica che era tutto fatto per il bene della Scuola ma gli effetti della sua “riforma” sono vissuti con disagio sulla pelle di tutti, Studenti, famiglie e Lavoratori Precari ed insieme ai dati OCSE ci davano ragione sui motivi delle preoccupazioni espresse. A parte le redazioni Locali chi abbia mai scritto di tutto questo ed altro? Quali sono questi grandi giornali che hanno parlato del lavoro svolto? Oggi la notizia per fortuna è che esiste un altro rossanese come lui che da tempi non sospetti (dal 2007) ha iniziato la sua battaglia di civiltà per salvare la Scuola Italiana nel rispetto della Costituzione è una battaglia fatta con altrettanta civiltà e nel rispetto delle regole nonostante l’amarezza. Per effetto della riforma non ho ricevuto un contratto annuale, lavoro solo delle supplenze ricevute a “rate” e vivo ospite alla Caritas di Forlì. Nonostante il disagio ho scelto di vivere onestamente. Richiedo ai mass media: per riparare al danno subito ,mio e di tutti i cittadini di Rossano che onestamente lavorano, vorrei lo stesso spazio dedicato al super Boss. . Poiché il mio ultimo contratto (tra l’altro part-time) è terminato il 29 novembre 2010, senza prospettiva di continuazione di futuri incarichi, ed inoltre visto che al mio paese si è liberato un posto da Capo ‘ndrina, Euristeo informa che da supplente “Precario” futuro disoccupato si riciclerà nel futuro Boss di Rossano: questa è la prospettiva che mi si viene presentata davanti!! Anche io godo di una rete di fiancheggiatori che sono amici e precari come me, che dall’inizio di settembre mi hanno ospitato a casa loro per non lasciarlmi dormire alla stazione ferroviaria o in una “tenda” visto che per le supplenze brevi nessuno mi fittava un posto letto o una camera. Sembra che la tua “patria”, il tuo Stato ti spinga a fare il delinquente. E adesso inseritemi tra i 100 Precari più ricercati d’Italia. In allegato troverete le mie foto segnaletiche.

Euristeo Ceraolo
detto “Occhi di Angelo”
Rossano (CS)

Gelmini e Fini: passato e sfruttamento

November 27, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: comunicati stampa 

Gianfranco Fini ha appena dichiarato ”La riforma Gelmini e’ positiva e il gruppo di Fli la votera”’. Lo afferma il presidente della Camera,Gianfranco Fini, intervenendo a una manifestazione organizzata dal senatore di Futuro e liberta’, Giuseppe Consolo.

Dopo tanti equilibrismi il Presidente della Camera rompe gli indugi e dichiara il proprio sostegno a una riforma che non ha nulla di innovativo, ma che è frutto delle peggiori pulsioni conservatrici e aziendaliste delle tradizioni politiche di questo Paese.

Le studentesse e gli studenti in mobilitazione non intendono cedere di un passo, continueremo nei prossimi giorni a mobilitarci per fermare il DDL Gelmini. Abbiamo costretto l’Italia a discutere del disegno di legge e non degli equilibrismi di chi, per interessi politicisti, gioca con il nostro futuro.

Consigliamo al Presidente Fini di cambiare il nome della propria forza politica in “Passato e Sfruttamento“. Come noi studenti in mobilitazione abbiamo già urlato in questi giorni nelle piazze il futuro è nostro, e intendiamo riprendercelo.

Per questo proseguiremo le mobilitazioni, nelle facoltà occupate, sui tetti, nelle strade, e martedì saremo tantissimi ad assediare Montecitorio.

Rete della Conoscenza

La Rete della Conoscenza è il network promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento universitario.

www.retedellaconoscenza.it

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