Bilancio positivo per il sistema d’istruzione in Puglia, ma i tassi di abbandono scolastico restano alti

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In Puglia, gli studenti quindicenni con competenze solo minime in lettura, matematica e scienze corrispondono rispettivamente al 17,5%, 22,4% e 18,8% del totale. Sono percentuali più basse rispetto all’insieme dei coetanei residenti delle regioni del Sud e inferiori ai dati medi nazionali. In Italia le quote di chi ha difficoltà in queste discipline salgono nell’ordine al 21%, 25% e 20,6%. Anche i tassi di promozione evidenziano esiti positivi superiori a quelli rilevati nel resto del Sud e a livello nazionale. La percentuale di pugliesi diplomati eccellenti, con votazione 100/100, è maggiore della corrispondente quota registrata nel Paese: l’8,7% (di cui con lode il 21,4%) a fronte di un valore medio nazionale del 6,4% (di cui con lode il 16,4%).
Il bilancio nel complesso positivo per il sistema d’istruzione pugliese è stato tracciato dal Censis nell’ambito di Di.Sco.Bull: un progetto promosso dal Ministero dell’Interno, in accordo con il Ministero dell’Istruzione, con i fondi europei del Pon Sicurezza per il Sud nelle quattro regioni dell’Obiettivo convergenza (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia).
Questi dati testimoniano la presenza nella regione di un capitale umano di qualità. Ma persistono elementi di criticità. I 18-24enni pugliesi usciti precocemente dai percorsi formativi sono il 23,4%: un dato che pone la Puglia in una posizione molto distante dalla soglia del 10% fissata da Lisbona 2020. Ed è comunque una quota maggiore di quella riferita all’Italia nel complesso (18,8%).
Nonostante i miglioramenti degli indici di dispersione scolastica ottenuti negli ultimi anni, resta ancora molto da fare. Ci sono ancora sacche di dispersione rilevanti, superiori ai valori medi nazionali, negli istituti artistici e professionali, dove al primo anno abbandona il 19% degli iscritti e al biennio il 24,3% (una percentuale cinque volte superiore a quella dei licei).
Oltre al problema dell’abbandono scolastico, c’è anche il bullismo. La percezione degli operatori non è allarmistica. Ma le ricerche condotte sul territorio barese stimano che il 40% degli studenti della scuola secondaria di I grado è incorso in episodi, se non di vero e proprio bullismo, di prepotenza o sopruso da parte di altri studenti.
All’interno di questo scenario si collocano le attività del progetto Di.Sco.Bull, grazie al quale, durante l’anno scolastico 2011-2012, sono stati allestiti presso gli istituti di istruzione secondaria superiore «R. Gorjux» di Bari e «Da Vinci-Majorana» di Mola di Bari due centri che erogano servizi di ascolto e sostegno, recupero e aiuto allo studio, rivolti a studenti, famiglie, docenti, attraverso l’impiego di una équipe territoriale con competenze socio-psico-pedagogiche. Queste strutture, aperte al territorio, intendono operare in rete con enti e servizi esistenti, al fine di garantire la circolarità delle informazioni e l’ottimizzazione di risorse e opportunità.
Dei primi risultati conseguiti dai centri Di.Sco.Bull durante questi mesi di attività e delle prospettive future si è parlato oggi nell’ambito del seminario «Dispersione scolastica e bullismo: un progetto per i giovani del Sud», a cui hanno preso parte, tra gli altri, il Prefetto di Bari Mario Tafaro, l’Assessore alla formazione della Regione Puglia Alba Sasso, il Direttore Generale del Censis Giuseppe Roma, e la Dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Puglia Anna Cammalleri.
Tar Puglia: più dei tagli alla scuola conta il diritto allo studio

Anche le sentenze possono essere epocali e accade così che, il Presidente della III sez. del Tar Puglia – sez. di Bari, Pietro Morea, con un importante pronunciamento riapre una classe prima di nuova istituzione del Liceo Musicale di Acquaviva delle Fonti soppressa a causa dei tagli previsti dalla circolare ministeriale n. 21 del 14 marzo 2011 sugli organici.
Viene così accolta la richiesta avanzata al TAR Puglia dai genitori di una classe del liceo musicale tesa ad ottenere la sospensione di una delibera del Consiglio d’Istituto con cui si decideva, visto il diktat imposto dall’amministrazione scolastica, di respingere la richiesta di ammissione alla classe prima del liceo musicale di ben 17 candidati sui 44 complessivi nonostante tutti avessero superato il test di ammissione.
Infatti, all’unica classe precedentemente autorizzata dall’ amministrazione scolastica, erano stati ammessi 27 alunni, un numero comunque elevato visto che, in barba alle norme che tutelano il diritto all’inserimento ed allo studio dei disabili, del gruppo classe fa parte anche un alunno disabile il cui diritto a stare in una classe composta di 20 alunni – e non di 27 – era stato praticamente ignorato.
Ad onor del vero va detto che la delibera del Consiglio d’istituto era coerente con le direttive (immediatamente contestate con diffida formale dalla FLC CGIL di Bari) previste dall’Ufficio scolastico regionale e provinciale, che imponevano ai dirigenti scolastici di scavalcare tutte le norme che tutelano il diritto all’inclusione dei disabili inserendoli in classi sempre più simili ad un pollaio pur di garantire i tagli imposti dalla Gelmini.
Il Tar Puglia sez. di Bari, dopo l’ordinanza n. 707 del 30 settembre 2010, che aveva imposto la riapertura di una classe di un liceo barese, ancora una volta ribadisce l’illegittimità di ogni forma di limitazione al diritto allo studio e riafferma che le norme sulla razionalizzazione delle risorse umane (DPR 81/09), il decreto sugli organici 2010/11 (D.I. 55/10) e la circolare MIUR n. 59 del 23/07/2010 non possono ledere, per mere esigenze di cassa, il diritto allo studio delle famiglie e dei loro figli.
Ancora una volta, dunque, i genitori e i cittadini della provincia di Bari vincono una battaglia di civiltà, prima ancora che legale e la FLC di Bari, accoglie con piena soddisfazione questa sentenza della magistratura che anche a Bari, come in altre parti d’Italia, sta sconfessando la linea controriformistica sull’istruzione pubblica adottata dalla Gelmini.
Bari, 25 GIUGNO 2011 per la FLC CGIL BARI Claudio Menga
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Scuola Bari: Il Socrate smembra una classe e i genitori ricorrono al Tar
Gli effetti dei tagli alla scuola ricadono sulle scelte dei genitori e sul futuro dei figli.
Un gruppo di genitori di una classe di studenti del Socrate ha deciso di rimboccarsi le maniche e fare quel che si può per evitare che “una scelta calata dall’altro incida sulla vita dei nostri figli” spiega Lello Leogrande, avvocato barese dello studio Enzo Augusto e associati che ha presentato ricorso al Tar contro la decisione del liceo classico di smembrare una classe.
La decisione è stata presa a maggio quando la direzione del liceo ha deciso che per l’anno scolastico 2010-2011 saranno nove e non dieci le classi di primo liceo. Il problema è che i venticinque alunni della classe sperimentale di storia dell’arte, saranno divisi in gruppi e spostati in altre classi, con indirizzi di studio differenti. “Questo significa che – come spiega Leogrande – nonostante la scuola abbia presentato un’offerta formativa e sulla base di quella i genitori hanno fatto delle scelte, ora quell’offerta viene modificata unilateralmente”.
Scelta operata in corso d’opera, perchè dopo i due anni ginnasiali, i venticinque alunni cambieranno il loro pacchetto di studio.
La scelta della scuola e dell’Ufficio scolastico provinciale pare essere stata dettata dal numero esiguo di studenti: venticinque.
Dal 2008 il numero minimo di studenti per classe è di ventisette. Anche se, come spiega Leogrande, c’è un escamotage “E’ la stessa legge che stabilisce che, se durante il percorso di studi il numero di studenti dovesse scendere al di sotto dei ventisette, è ammessa una tolleranza del dieci per cento”.
Insomma, la classe non andava formata a priori, a voler essere precisi, oppure, una volta formata, adottare la regola della tolleranza del dieci per cento.
“A voler banalizzare la questione, la scuola ha stipulato con i genitori, un contratto e non può unilateralmente cambiarne le condizioni. In questo modo si rende inadempiente” sostiene l’avvocato. Ora spetterà al Tar stabilire se i genitori hanno ragione, oppure se i loro figli dovranno abbandonare le velleità artistiche e studiare ciò che alla scuola è più comodo che studino.
Barbara Facchini
http://www.barisera.net/site/il-socrate-smembra-una-classe-e-i-genitori-ricorrono-al-tar-16317.html

