Scuola secondaria di primo grado

March 9, 2010 by admin · 1 Comment
Filed under: Dizionario della scuola 

Con scuola secondaria di primo grado in Italia si intende il ciclo di istruzione che segue la scuola primaria e precede la scuola secondaria di secondo grado.

Questa denominazione è stata introdotta dalla riforma Moratti del 2003 in sostituzione della dicitura scuola media inferiore (nel linguaggio comune semplicemente scuola media).

La durata dei questo ciclo è di 3 anni, come già nei precedenti ordinamenti (per approfondire vedi: storia della scuola italiana).

Con l’elevamento dell’obbligo scolastico ai 18 anni attraverso il meccanismo del diritto-dovere all’istruzione ed alla formazione, la scuola secondaria di primo grado ha perso il suo ruolo di punto terminale del percorso formativo di base.

La scuola media inferiore era nata nel 1963 (legge 31 dicembre 1962, n. 1859, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 30 gennaio 1963) con l’unificazione delle scuole medie/ginnasi che davano accesso ai licei e delle scuole di avviamento professionale che davano accesso alle scuole tecnico/professionali. Da quel momento si è quindi parlato di Scuola media unificata.

L’orario settimanale della scuola secondaria di primo grado va, in media, da un minimo di 29 ore ad un massimo di 33 ore. In alcune scuole al posto delle ore possono essere usati i periodi di 50 minuti, quindi l’orario varia da un minimo di 35 periodi a un massimo di 38 periodi.

Le materie studiate alla scuola secondaria di primo grado sono (in media):

italiano, 5 ore settimanali;
educazione alla cittadinanza, 1 ora settimanale;
storia, 2 ore settimanali;
geografia, 1 ore settimanali;
matematica, 4 ore settimanali;
scienze, 2 ore settimanali;
tecnologia (ex educazione tecnica o applicazioni tecniche), 2 ore settimanali;
lingua inglese, 3 ore settimanali;
seconda lingua comunitaria, 2 ore settimanali;[2][3]
arte e immagine, 2 ore settimanali;
musica, 2 ore settimanali;
scienze motorie e sportive, 2 ore settimanali;
religione o attività alternativa, 1 ora alla settimana.
Inoltre lo studente e le famiglie possono scegliere fino ad un massimo di 4 ore di laboratori facoltativi che ogni scuola può proporre in base alle risorse di organico di cui dispone.

Con l’attuale organizzazione sono scomparse le precedenti (prima del 2003) sperimentazioni di tempo prolungato che permettevano un orario massimo di 36 ore effettive comprendenti anche momenti di compresenza di più insegnanti.

Recentemente si sperimenta un corso musicale nel quale vengono scelti gli alunni a numero chiuso con la facoltà di studiare uno strumento musicale per il quale, alla fine del ciclo, vi è un esame.

Scuola e università, occorre chiarezza sulle loro reali condizioni

August 25, 2009 by admin · Leave a Comment
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Via: www.associazionedocenti.it

Scuola e università, occorre chiarezza sulle loro reali condizioni

I dubbi e le perplessità, determinati dalla diffusione dei risultati della prova nazionale che ha riguardato l’esame di Stato della scuola secondaria di primo grado, non possono che essere ritenuti fondatamente legittimi.
Come non interrogarsi se, di fronte ad un’”operazione di pulitura”, ad un semplice “make up” statistico, i dati della prova risultino profondamente modificati, fino a determinare una situazione assai diversa dai risultati della stessa prova? Una situazione che è l’esatto opposto di quanto emerso appena un anno addietro, quando per la prima volta fu introdotta la prova nazionale. Anche allora furono stilate graduatorie, anche allora erano le aree del Sud che registravano i migliori risultati, ma allora nessuno associò quei risultati con le aree a maggiore concentrazione criminale!
È necessario, a questo punto, che si faccia chiarezza!
È grave e inaccettabile l’ostracismo verso le regioni del Sud, che in questi giorni si sta riversando su quel settore che più di altri ha favorito la mobilità sociale e il progresso dell’intero Paese, qual è quello della scuola e delle università del Mezzogiorno. Un ostracismo che è esploso con tutta la sua tracotanza prima sui dirigenti scolastici del Sud, coinvolgendo addirittura una istituzione della Repubblica, che ha adottato una delibera tanto pretestuosa quanto illegittima, poi sui docenti del Sud, con l’assurda pretesa della conoscenza parlata e scritta dei “dialetti padani”, oggi sugli studenti del Sud, accusati di aver copiato i test della prova nazionale.
Un ostracismo che non ha risparmiato neanche le Università del Mezzogiorno, relegandole in coda in una valutazione tanto discutibile quanto preconfezionata nei metodi e nei risultati.
Tutto questo è inaccettabile! Non si può, con tanta leggerezza, gettare la scuola e le Università del Sud nell’agone della demagogia politica.
L’istruzione e la formazione sono settori troppo importanti perché si possa accettare una qualsiasi strumentalizzazione e una mancanza tanto evidente di chiarezza sulla loro reale condizione e, ancor di più, un’assenza di idee precise su come migliorarli senza prima distruggerli.
Ciò detto, occorre anche fare chiarezza sui risultati contraddittori che emergono dalle varie indagini internazionali e nazionali che riguardano gli esiti degli apprendimenti dei nostri studenti.


Da un lato, infatti, le indagini internazionali e tra queste quelle condotte dall’OCSE (indagine PISA- Programme for International Student Assessment) ci rappresentano una situazione allarmante, dato che i nostri quindicenni evidenziano competenze inferiori non solo ai loro coetanei dei paesi più avanzati, ma anche rispetto a quelli di paesi emergenti, come l’India e la Cina.
Un risultato assai differente ci viene poi rappresentato da un’altra indagine internazionale condotta dall’IEA, l’Associazione internazionale per la valutazione del rendimento scolastico (indagine TIMSS – Trends in International Mathematics and Science Study), che mette in risalto le ottime prestazioni dei nostri ragazzi della fascia di età 7-10 anni, per i loro risultati ben al di sopra della media mondiale. Risultati che confermano la validità del modello pedagogico di questo settore che, pur tuttavia, non ha impedito la sua sostanziale modificazione.
I test nazionali ed internazionali, ovviamente, colgono contenuti e capacità ‘standard’ che i giovani dovrebbero conoscere e possedere ad una determinata età, né qui si vuole mettere in discussione la serietà e la competenza dei componenti delle commissioni che formulano i test. Ma se si parte dall’idea che i test siano validi, il problema vero è come vengono interpretati i dati statistici disponibili, una volta che questi sono stati ripuliti da ovvi errori, che possono verificarsi al SUD come al NORD, nella loro raccolta e produzione?
Appare chiaro che, dopo anni di informazioni contrastanti e contraddittorie, sia giunto il momento di cercare di interpretare con opportune chiavi di lettura le informazioni che ci vengono fornite. Ciò renderebbe evidente la pochezza di certe posizioni e permetterebbe di guardare al nostro sistema educativo nella sua interezza, al di là di limitate visioni provinciali che certo non lo aiutano a migliorare. Si comprenderebbe così perché, anche per ovvie questioni di differenziali di ordine economico e culturale del contesto sociale, in alcune aree del Paese, a parità di impegno degli insegnanti, i livelli di competenze degli studenti possano risultare meno elevati. Ma, ancor di più, permetterebbe di vedere come oggi il vero problema non è tanto che gli studenti di alcune regioni italiane sopravanzino quelli di altre. Se i giovani friulani (che il PISA colloca tra i migliori studenti in Italia) meritano gli allori perché conseguono risultanti migliori di quelli della provincia di Palermo o di Napoli, o, piuttosto, di preoccuparsi seriamente della distanza abissale che li separa dai loro colleghi di Bombay?
Pertanto, pur comprendendo che in Italia la situazione degli apprendimenti è geograficamente diversificata, non si può più nascondere che è l’intera scuola italiana che necessita un’attenta considerazione, per capire almeno in quale grado si verifichi il calo sistematico di competenze e perché. È solo partendo da una vera analisi dello stato del nostro sistema educativo e formativo che si possono individuare le strategie per miglioralo, dove e come intervenire.

 

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Tagli alle medie: 2.487 docenti in esubero e oltre 6.500 precari licenziati

July 22, 2009 by admin · 1 Comment
Filed under: Sindacato, tagli 

 

Via: www.flcgil.it

 

Tagli alle medie: 2.487 docenti in esubero e oltre 6.500 precari licenziati

I dati dopo i trasferimenti confermano la drammaticità dei tagli

Dal riepilogo dell’ organico della scuola secondaria di primo grado dopo i trasferimenti pubblicati il 17 luglio, è evidente l’effetto dei tagli voluti da Gelmini e Tremonti: oltre 2400 professori di ruolo non trovano posto nelle scuole della loro provincia e quindi sono dichiarati soprannumerari.

Questa situazione di esubero si aggiungerà alla riduzione dei posti determinando il licenziamento, solo per i docenti della scuola secondaria di secondo grado, di oltre 6.500 docenti precari per i quali il Ministero, dopo alcuni annunci propagandistici, non ha ancora fornito risposte concrete.

Dopo i dati della primaria, e della secondaria di secondo grado questo è un altro effetto tangibile dei tagli al quale si aggiungeranno a breve quelli per il personale ATA oltre agli ulteriori tagli previsti in organico fatto.

Roma, 21 luglio 2009


Valutazione scuole medie, consiglio di classe deciderà se ammettere alunni con qualche lacuna

June 11, 2009 by admin · 1 Comment
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Via: www.pubblica.istruzione.it

Valutazione scuole medie, consiglio di classe deciderà se
ammettere alunni con qualche lacuna. Si torna alla scuola del rigore,
della serietà e della chiarezza

Con i nuovi provvedimenti sulla valutazione finale degli alunni della scuola secondaria di primo grado si introduce una maggiore responsabilizzazione del consiglio di classe proprio in fase di scrutinio. In passato, invece, era prassi assegnare giudizi non sempre comprensibili e valutazioni che nascondevano anche gravi insufficienze.
Il consiglio di classe, infatti, da quest’anno potrà ammettere all’anno successivo uno studente che riporti qualche lacuna considerata non grave e recuperabile. Con insufficienze considerate gravi, invece, si ripeterà l’anno. Negli anni scorsi è accaduto spesso che fossero assegnati giudizi negativi senza informare le famiglie dell’alunno e senza aprire un confronto con gli altri docenti. Con la vecchia normativa talvolta gli alunni con gravi carenze venivano ugualmente promossi. Da oggi, invece, il consiglio di classe deciderà se ammettere o meno l’alunno alla classe successiva dopo una attenta valutazione del percorso scolastico e delle capacità dello studente.
Con la nuova normativa, si torna ad una scuola del rigore, della serietà e della chiarezza. Per questi motivi non può essere assegnato nessun “6 rosso” ma deve essere effettuata dai docenti una attenta valutazione degli studenti.
Per dare utili indicazioni in merito alla valutazione degli alunni della scuola media, il Ministero ha diramato una nota circolare (prot. 6051 dell’8 giugno 2009), con la quale ha chiarito che, nel caso in cui l’ammissione alla classe successiva venga deliberata in presenza di carenze di apprendimento, la scuola invierà una specifica nota alla famiglia dell’alunno.
Poiché nella scuola secondaria di primo grado l’ammissione all’anno successivo e all’esame di Stato non è soggetta ad alcuna condizione, non può trovare applicazione la pratica del cosiddetto “6 rosso”, usata in passato nella scuola secondaria di secondo grado per indicare che l’alunno, pur essendo stato promosso, era tenuto al recupero dei “debiti scolastici”, da effettuare nel successivo anno scolastico.
Ciò non esclude che le scuole, nell’ambito della propria autonomia, possano programmare, sin dall’avvio del successivo anno scolastico, tutti gli interventi didattici per il recupero, nel caso di alunni per i quali siano emerse carenze formative.