Precari della scuola: in piazza a Roma contro i tagli e la privatizzazione

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Il 26 maggio a Roma! ne parla il sito RadioLuna.
«Vogliono distruggere la scuola pubblica. Di fronte a un attacco sistematico e capillare, lavoratori della conoscenza e studenti non possono rimanere in silenzio». Il Coordinamento Precari Scuola di Latina rilancia la campagna di mobilitazione in difesa dell’istruzione pubblica e invita insegnanti, alunni e cittadini della provincia a partecipare alla manifestazione nazionale indetta per il prossimo 26 maggio a Roma.
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Scuola toscana e tagli: compromessa la qualità dell’offerta formativa

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Non hanno senso le scelte della Regione Toscana in merito alla razionalizzazione della rete scolastica: Roma chiede di tagliare 8 scuole e la Toscana ne taglia –per ora- 24. Che le scuole sovraffollate siano più difficili da gestire è evidente, e allora come si può parlare di maggiore qualità dell’offerta formativa se la media richiesta dalla Legge 111/2011, che peraltro nessuna Regione raggiunge, è di 1000 alunni, mentre in Toscana si avrà addirittura una media di 1056 alunni per istituto scolastico?
Perché gli alunni toscani debbono essere penalizzati rispetto ad esempio a quelli di Campania, Molise, Calabria, Sicilia e Puglia che hanno una media di circa 700 alunni per istituto? E per quale motivo Firenze, che già ha 8 istituti scolastici in meno di quanto previsto, con una media attuale di 1101 alunni, deve subire 7 ulteriori tagli? Può essere utile sapere che Torino ha 22 scuole più del consentito, Milano 42, Roma 60, Napoli 108, Bari 65, Reggio Calabria 35 e Palermo 57. Certo non faranno scandalo i 4 istituti in eccesso nella provincia di Grosseto, che è montuosa e molto estesa, se a far da riferimento è la media regionale.
“La continuità purtroppo è solo un mito –rileva Rita Manzani Di Goro, presidente dell’ Associazione genitori A.Ge. Toscana- Negli ultimi dieci anni sono stati creati in Toscana 246 istituti comprensivi: ciò che è rimasto mal si presta a ulteriori verticalizzazioni e la proposta di razionalizzazione della Regione Toscana per l’a.s. 2012/13 ne è la prova: in più casi scuole confinanti sono state attribuite a istituti comprensivi diversi, uno dei quali si trova addirittura al di là di un fiume, le quinte elementari in uscita non hanno classi di scuola media a sufficienza per accogliere tutti gli alunni; a Porto S. Stefano la continuità è stata fatta con la media dell’Isola del Giglio, a un’ora di traversata”.
Numerose famiglie saranno quindi costrette a iscrivere il figlio al di fuori dell’istituto di competenza, risultando così penalizzate nelle graduatorie. La conseguenza sarà quella di restare esclusi dal tempo pieno o dal posto nella scuola materna: queste sono problematiche difficilmente riassorbibili per le famiglie e per il tessuto scolastico tutto.
Ogni anno bacini di utenza e liste di attesa sono un dramma per tante famiglie, che si trovano nella condizione di non sapere come portare i figli a scuola: gente che lavora, che è costretta ad affidare i bambini ai nonni e per questo non può utilizzare la scuola assegnata in base alla residenza: dimezzare i bacini di utenza con la creazione degli istituti comprensivi non può che aggravare il loro disagio.
“I dati, si noti bene, ci sono stati forniti anche dall’Assessorato regionale all’istruzione –prosegue Manzani Di Goro- Inutilmente abbiamo chiesto di essere coinvolti come genitori negli incontri preparatori, ai quali hanno partecipato soltanto Uffici scolastici, scuole ed Enti locali. Sono rimaste escluse, fra gli altri, le Associazioni dei genitori, le quali avrebbero dovuto rappresentare la difficoltà delle famiglie rispetto agli orari, agli spostamenti, ai bacini di utenza, alla cronica mancanza di posti in certe scuole e alle liste di attesa. Inutilmente abbiamo telefonato, chiesto un incontro con la Vicepresidente, presentato un documento e alla fine, visto che ben 3800 firme consegnate dai genitori di Grosseto non avevano sortito alcun effetto, ci siamo affidati al web”.
L’obiezione di A.Ge. Toscana non riguarda gli istituti comprensivi in toto: nelle zone montane, per le quali sono nati, e nei paesi i comprensivi funzionano bene, anche per ché in genere sono piuttosto piccoli e il senso di appartenenza è più forte.
Il problema è adattarli in città, soprattutto quando lo si fa con un mero calcolo ragionieristico e non riflettendo sulle scelte delle famiglie, sulla viabilità, su ostacoli concreti come un fiume o il mare. Soprattutto adesso che i comprensivi possibili sono stati già realizzati, le soluzioni che restano sono a dir poco fantasiose.
Nell’attuale piano di “razionalizzazione” della rete scolastica, sono state per il momento rinviate di un anno soluzioni estreme come dividere un edificio scolastico fra due diversi istituti comprensivi (ma lo si è già fatto in passato) e la creazione di maxi-istituti da 2000 alunni. “L’aspetto più preoccupante è che l’Assessore Targetti minaccia di andare ancora avanti, estendendo l’obbligo del comprensivo a tutte le 60 direzioni didattiche e scuole medie che rimangono” conclude Di Goro “Che senso ha questa ‘sindrome da primi della classe’? Alcune delle nostre province e altre regioni hanno bloccato tutto per un’applicazione graduale e ponderata, inoltre il Ministero ha accolto la tesi che non debba essere la singola scuola ad avere 1000 alunni, purché si rispetti la media regionale. Parlando di scuola realisticamente, e non in modo ideologico, possiamo soltanto riconfermare che DOVE GLI ISTITUTI COMPRENSIVI NON SONO ANCORA STATI FATTI, ESISTONO SERI E CONCRETI MOTIVI PER NON FARLI NÉ ORA NÉ POI”.
Per informazioni: agetoscana@age.it – 328 8424375 – http://www.agetoscana.it – www.facebook.com/agetoscana
Per la petizione:
http://www.facebook.com/#!/events/153656904747273/
Non vogliamo scalare i “Monti”: giù le mani da pensioni, scuola, casa, art.18, Iva

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Venerdì 2 dicembre ore 16, Piazza Politeama, Palermo
L’USB PALERMO in piazza contro baroni universitari, banchieri, donne e uomini vicini alla CONFINDUSTRIA e qualche guerrafondaio. Pressoché tutti in odore di santità. E’ questo il nuovo che avanza, il governo super partes capace di portare l’Italia fuori dalla crisi.
Tagli alle pensioni attraverso l’applicazione del contributivo per tutti, allungamento degli anni necessari per la pensione di anzianità e comunque aumento generalizzato della vita lavorativa, ICI sulla casa e aumento delle rendite catastali, possibile aumento dell’IVA; e poi inizio del confronto, con le forze sindacali che “collaborano”, per tagliare altri diritti a cominciare dall’art. 18: sarebbero questi i primi provvedimenti “equi” del Governo Monti, mentre a ottobre i salari perdono l’1,7% del proprio potere di acquisto e non si rinnovano i contratti di lavoro.
Si parla anche di minipatrimoniale, ma in una forma veramente provocatoria per chi non riesce ad arrivare a fine mese: il 2 per mille oltre 1.5 milioni di patrimonio, 2.000 Euro ogni milione di Euro di ricchezza – e non è neanche un provvedimento certo.
Significative le presenze di personaggi noti per avere più volte sposato e sostenuto linee molto rigide di attacco al welfare, soprattutto al sistema pensionistico pubblico, e per privatizzazioni in ogni campo, in buona sostanza in abbondante continuità con il governo che fu. L’uscita dalla crisi dovrebbe quindi avvenire attraverso una forte riduzione dei diritti e dello stato sociale, anche in barba ai 27 milioni di cittadini che, utilizzando il referendum sull’acqua e per la permanenza del pubblico nei servizi, hanno chiaramente espresso la propria contrarietà all’ipotesi incarnata dal governo Monti/Napolitano.
E la prevista durata di questo governo fino a fine legislatura fa presupporre che gli interventi, tesi ad assolvere al compito di ancelle del dio mercato, saranno più d’uno, strutturali come solo i governi tecnici sanno fare – ricordate la riforma delle pensioni targata Dini? –, aumenteranno la distanza tra il 10% che detiene il 50% della ricchezza e il 90% che ne detiene, anche qui con la media del pollo, il restante 50%, renderanno il lavoro, sempre più, variabile dipendente dal capitale e dagli interessi di impresa, garantiranno alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale, all’ Unione Europea la soddisfazione di tutte le loro richieste che segneranno per molti anni la qualità della vita e di lavoro di tutti noi. Non solo gli uomini del grande capitale si sono attrezzati per governare gli Stati, dall’Italia alla Grecia, ma anche per farlo con un consenso parlamentare bulgaro.
Lo scontro sarà quindi di lunga durata, probabilmente lo dovremo combattere da soli – le dichiarazioni di tutti i leader sindacali dicono che l’opposizione, ove ci fosse, sarà più di forma che di sostanza – sperando di costruire un fronte ampio e partecipato da tutto il sindacalismo conflittuale ed indipendente, che smessi i panni identitari sia capace di riunificare i propri percorsi e costruire iniziative e lotte che possano far capire agli italiani che il sogno Monti è solo un brutto “incubo”.
USB Scuola Palermo
Scuola: più tagli che assunzioni

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Graziamaria Pistorino, Segr. Gen. FLC CGIL Messina.
Il 19 agosto il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Messina, Dott. Dinolfo ha ricevuto le OO.SS. provinciali per l’informativa relativa agli adempimenti di inizio d’anno, in relazione alle disponibilità di organico utili per le immissioni in ruolo e per le supplenze.
In apertura di incontro sono state fornite le informazioni relative ai tagli su sostegno: a fronte della documentata richiesta da parte del gruppo di lavoro dell’UST di Messina di 290 posti necessari per coprire le esigenze degli alunni diversamente abili in situazione di gravità, l’Ufficio Scolastico Regionale ne ha garantiti solo 180.
Salta all’occhio la differenza con Catania 970 posti e con Palermo 775, ma ancor di più con alcune provincie decisamente più piccole di Messina: Siracusa 296, Agrigento 286, Trapani 255.
Graziamaria Pistorino, Segr. Gen. della FLC CGIL di Messina, rileva: “I tagli riservati alla nostra provincia dal sostegno, alla primaria (con 114 docenti di ruolo perdenti posto!), al personale ATA (con 394 unità in meno: -296 collaboratori scolastici, -87 assistenti amministrativi, -11 assistenti tecnici), hanno raggiunto cifre non più sostenibili per le nostre scuole.
Una assurda miopia burocratica si ostina a non capire che questa provincia è geograficamente diversa dai territori pianeggianti e che continuando a lavorare sul rapporto tra numero di alunni e posti di organico, non si potrà garantire né l’insegnante di sostegno, né il collaboratore scolastico nei piccoli centri con pochi alunni. Dove è scritto che i 12-15 alunni dei piccoli centri montani o delle isole debbano avere minori diritti degli altri bambini? Perché questi solerti funzionari, studiosi di sistemi informatici, non vanno a fare una gita fuori porta, magari a Pettineo, a Castel di Lucio, a S. Domenica Vittoria, a Montalbano o a S. Fratello? Perché non provare ad accorpare i plessi di Salina con quelli di Alicudi e Filicudi? Su questa vicenda sono intervenuti di recente anche i dirigenti scolastici ed i sindaci: resteranno inascoltati?”.
Naturalmente le ricadute di queste operazioni regionali si ripercuotono sulle ripartizioni provinciali, così, per garantire il sostegno ai casi più gravi, dei 180 posti assegnati, ben 170 verranno utilizzati sulla scuola secondaria che, soffre un grave squilibrio tra il numero di docenti di ruolo e gli alunni in situazione di handicap, tale da raggiungere il rapporto 1/6; nessun posto sarà assegnato invece alla scuola media e i rimanenti 10 posti saranno assegnati all’infanzia e alla primaria. La qualità della scuola pubblica non sarà certamente all’altezza di quella garantita altrove!
Si tratta di notizie molto gravi per gli aspiranti supplenti, mentre ancora non tutti i passaggi sono definiti anche per le immissioni in ruolo, infatti sulle 48 assunzioni previste a Messina su sostegno le OO.SS. hanno chiesto chiarimenti sulla ripartizione dato che dal decreto ministeriale solo un terzo del totale dovrebbe essere assegnato alle vecchie graduatorie: 15 e non i 23 indicati. Sull’argomento, il Dott. Dinolfo ha assicurato di effettuare le opportune verifiche durante l’incontro che si terrà lunedì 22 agosto a Palermo presso l’USR Sicilia e di convocare nuovamente le OO.SS. provinciali.
La FLC CGIL di Messina ha chiesto inoltre che venisse rilevata ai fini delle tanto sospirate assunzioni la propria contrarietà rispetto all’uso proprio di queste graduatorie 2010/11, già superate dalle nuove graduatorie appena rinnovate, che vedranno l’apertura di ulteriori infiniti ricorsi individuali. Infatti, il Ministro Gelmini è riuscita in una operazione del tutto incomprensibile dal punto di vista giuridico: procederà alle immissioni in ruolo non solo dalle graduatorie vigenti, ma anche attingendo a graduatorie scadute e, per di più, gravate dai molteplici ricorsi sull’inserimento “a pettine” di precari che, seppure con maggiore punteggio, venivano inseriti dai creativi decreti ministeriali, in coda alle graduatorie per le quali avevano chiesto lo spostamento di provincia (si trattava per lo più di insegnanti meridionali che si trasferivano al Nord a seguito dei tagli!). Proprio per i ricorsi prodotti, tali graduatorie sono state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale, pertanto a Messina, come nel resto del paese, la FLC CGIL si opporrà al loro utilizzo. Questa scelta “rappresenta il pegno pagato dal Ministro a quelle forze politiche che si fanno portatrici di interessi localistici e che non hanno una visione unitaria e nazionale della scuola pubblica”.
Inoltre, per tutti i neo assunti del comparto Scuola, pesa l’accordo, che la FLC CGIL ha contrastato e che baratta le stabilizzazioni del personale precario della scuola con pesanti modifiche della progressione retributiva, congelando lo stipendio iniziale (tra i più bassi d’Europa) per 9 anni, modificando di fatto i gradoni stipendiali previsti dal Contratto Nazionale di Lavoro. (vedi approfondimento su: http://www.flcgil.it/scuola/precari/sui-gradoni-accordo-a-perdere.flc).
Insomma, scelte politiche nazionali scellerate e scarsa attenzione della politica locale confluiscono nella determinazione del destino dei lavoratori della scuola messinese!

