Scuola e immigrazione: interviene Scrima di Cisl

January 15, 2010 by admin · Leave a Comment
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Globalizzazione, flussi migratori, integrazione e “tetti”: articolo di Francesco Scrima

“Se la proposta di una quota (massimo 30% per classe) per gli alunni stranieri deve servire alla loro integrazione e non alla certificazione di uno stigma, è necessario che la stessa sia accompagnata da alte misure di accompagnamento”, così un passo dell’articolo di Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola, che apparirà sul numero di domani di “Conquiste del Lavoro”. Scrima, altresì, ricorda a tutti che: “nella comunità di destino a cui ci sentiamo di appartenere e che la scuola mette a base del suo progetto, nessuno deve essere considerato straniero. Nessun bambino, nessun ragazzo è straniero alla sua missione”.

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Articolo di Francesco Scrima,

Segretario Generale CISL Scuola

Capita spesso che, per non affrontare un problema complesso, si faccia enfasi su qualche suo aspetto marginale, col rischio di innescare un dibattito tanto infuocato quanto parziale e fuorviante. Facile che, così, tutto si trasformi in puro confronto astratto e ideologico: i nodi reali restano in ombra e si mette in scena il gioco delle parti.

Sembra questo anche il caso della querelle nata dalla circolare del Ministero dell’Istruzione che fissa il tetto del 30% per l’inserimento di alunni stranieri nelle classi delle nostre scuole. Sulla questione, come CISL e CISL Scuola, ci siamo immediatamente espressi, ma è il caso di tornarci su in modo più disteso perché tocca un punto delicato non solo del progetto di scuola, ma anche di società che vogliamo. In gioco c’è l’assetto sia materiale che culturale del nostro Paese nel difficile passaggio verso un mondo nuovo, segnato dal processo profondo e irreversibile della globalizzazione.


E’ in questo contesto che la scuola deve affrontare le difficoltà e le sfide del già mutato paesaggio sociale. La prima sfida è la capacità di accogliere e rispondere positivamente al grande flusso migratorio che è in atto. Non è una emergenza imprevista, un problema inedito: ormai da dieci anni registriamo una significativa presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole; il fenomeno dapprima evento residuale, concentrato solo in alcune realtà territoriali, è diventato condizione diffusa e strutturale.

Nell’anno scolastico 2008/09 gli alunni con cittadinanza non italiana che frequentavano le nostre scuole sono stati 574.133; il 6,4% degli alunni iscritti. E’ questo il primo dato da considerare insieme alla proiezione sulla consistenza del fenomeno per i prossimi anni. Ogni anno si iscrivono nella nostra scuola circa 70.000 bambini e ragazzi provenienti da circa 200 paesi diversi dal nostro e si stima che per il 2016 avremo una popolazione scolastica di oltre un milione e mezzo di studenti immigrati. Una situazione che non è possibile affrontare senza strumenti e risorse adeguate.

Fino ad ora la scuola, in quasi totale solitudine, ha fatto miracoli, ma non si può continuare a vivere di miracoli. Non bastano la passione e l’abnegazione che gli insegnanti e gli operatori scolastici ci hanno messo e ci mettono. Per affrontare con successo problematiche così delicate ed estese servono competenze e interventi di mediazione linguistica e culturale, servono azioni integrate e coerenti condotte d’intesa tra istituzioni scolastiche e autonomie locali, serve attivare, sostenere e coordinare quel grande patrimonio di valori, di disponibilità, di impegno che è ancora un carattere persistente e un giacimento prezioso della nostra società civile. Sarebbe insomma tempo di forti e lungimiranti politiche di sostegno alle persone e alle istituzioni – in primis la scuola – che sono impegnate su questo fronte.

All’incontrario il nostro sistema scolastico è oggetto di disinvestimento e di pesanti tagli. Meno insegnanti, meno tempo scuola, meno possibilità di un’organizzazione flessibile e di un’offerta formativa arricchita porteranno ad accrescere gli esiti di marginalità e di insuccesso per le fasce più deboli della popolazione scolastica. L’elevato tasso di dispersione scolastica che si riscontra nella popolazione immigrata al termine del primo ciclo di istruzione segnala che proprio qui si apre una dura criticità. Anche il problema degli alunni stranieri non si risolverà se non si inverte una politica scolastica di disinvestimenti, non si risolverà certo ricorrendo alle quote e ai tetti.

Anche in termine di immagine e di messaggio implicito, più o meno voluto, anche l’uso del termine “tetto” è negativo: indica un pericolo da cui difendersi, un riparo per chi sta già nella sua casa più che un progetto che apre delle opportunità. Eppure sappiamo che il Paese ha e avrà bisogno di un regolare flusso migratorio per assicurarsi il mantenimento e lo sviluppo del suo sistema produttivo ed economico. I processi di integrazione e di interculturalità sono una sfida che va assunta con consapevolezza e determinazione.

La scuola è sicuramente il luogo nevralgico e decisivo per vincere la sfida. E’ dalla scuola che parte l’accoglienza e si avviano l’integrazione e il dialogo interculturale. E’ nella scuola che si educa al rispetto reciproco, che si abbattono le barriere, le diffidenze e l’intolleranza, che si fa della diversità non un problema ma una ricchezza. Per riuscirci però servono strategie complesse e, soprattutto, interventi e investimenti adeguati. Il problema del tetto del 30%, di cui tanto si discute, tocca solo un aspetto, e non fra i più decisivi, delle manovre necessarie. Lo scorso anno erano 490 su 10.749 (4,5%) le Istituzioni scolastiche che avevano qualche classe con una percentuale di alunni immigrati superiore al 30%. Serve allora programmare e attuare un piano complesso e coordinato di condizioni e servizi per l’accoglienza e l’integrazione, più che fermarsi a fissare delle percentuali di iscrizione alle singole scuole.

Più in generale le politiche scolastiche si devono collegare ed armonizzare con le più ampie politiche per l’inclusione e per la cittadinanza. La scuola deve essere una Istituzione accogliente dentro città accoglienti, capaci – scuole e città – di confrontarsi intelligentemente e seriamente con i problemi del tempo che viviamo e quei processi di globalizzazione, immigrazione e multiculturalità che mettono alla prova, ma possono anche esaltare, il nostro livello di civiltà oltre che il nostro spirito di umanità.

E’ solo dentro un orizzonte di valori e di scelte di questo tipo che è possibile parlare seriamente e serenamente anche della prevista quota del 30%. Ricordando che già la circolare ministeriale e poi le precisazioni/aggiustamenti espressi dal Ministro, hanno posto limiti, deroghe e vincoli al tetto indicato, va osservato che questa misura può avere effetti positivi di facilitazione per una reale integrazione o negativi di discriminazione in relazione al modo, alle condizioni e al contesto con cui si cala.

E’ chiaro infatti che nessuna corretta integrazione è possibile dentro enclave chiuse e che pertanto un equilibrato rapporto, anche numerico, tra residenti storici e nuovi residenti può essere uno dei parametri che incidono sulla sua riuscita. Come non ricordare e non denunciare qui che ancora oggi ci possono essere casi in cui delle classi, anche di soli alunni con cittadinanza italiana, possono essere state fatte con criteri occulti di selezione per capacità/censo?

E’ questa possibilità di discriminazione che non può essere tollerata in nessun caso.

Se dunque la quota ora proposta per gli alunni stranieri deve servire alla loro integrazione e non alla certificazione di uno stigma, è necessario – lo ripetiamo – che sia accompagnata da alte misure di accompagnamento.

Esiste, è inutile negarlo, il rischio che si trasformino in liste di proscrizione, in segni di rifiuto. Il momento e il contesto in cui sono state annunciate, alcune preoccupazioni che sembrano assecondare, un certo clima di xenofobia che oggi purtroppo si respira devono farci attenti ai pericoli che anche delle buone intenzioni, a volte, nascondono.

Se si determinasse questo non avremo paura di riprendere e fare nostre le dure parole di don Milani quando diceva: “se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Ma, ricordiamolo, nella comunità di destino a cui ci sentiamo di appartenere e che la scuola mette a base del suo progetto, nessuno deve essere considerato straniero. Nessun bambino, nessun ragazzo è straniero alla sua missione.

Ancora sul Tetto degli alunni stranieri in classe

January 12, 2010 by admin · Leave a Comment
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Ambiguità e contraddizioni nella circolare n. 2 dell’8 gennaio 2010 e le dichiarazioni verbali del Ministro

La circolare per le iscrizioni relative all’anno scolastico 2010-2011, ancora non è stata emanata, ma singolarmente è stata preceduta, venerdì 8 gennaio, da un comunicato stampa prima e successivamente dalla CM n. 2 avente come oggetto “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.

La suddetta circolare, quindi, non detta norme in merito all’iscrizione degli alunni privi di cittadinanza italiana, né può costituirne riferimento, pena una inaccettabile discriminazione sul diritto universale all’iscrizione a scuola.

Il comunicato stampa che annunciava il limite del 30% alla presenza di alunni “stranieri” (chi sono?) nelle classi, e pubblicato nel sito del Ministero della Pubblica Istruzione, ha avuto un grande eco su giornali e televisioni, tanto che il Ministro Gelmini è stata intervistata domenica 9 gennaio nella trasmissione “In mezz’ora” da Lucia Annunziata.
Nel corso dell’intervista, Mariastella Gelmini ha dichiarato che nel numero degli alunni “stranieri” non vanno considerati coloro, circa il 36% del totale, che sono nati in Italia ma sono privi di cittadinanza italiana.

In realtà la circolare, ambiguamente, stabilisce una disposizione diversa da quanto sostenuto dal Ministro e cioè che il limite del 30% potrà essere innalzato, con determinazione del Direttore Regionale dell’ufficio scolastico regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di alunni nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche.

Pertanto è opportuno che il Ministro e chi ha scritto la circolare si mettano d’accordo!
In realtà il vero obiettivo non sembra essere quello di favorire i processi di integrazione, ma al contrario di identificare nella presenza degli alunni immigrati uno dei problemi di funzionamento della scuola italiana. Il messaggio è identico a quello che viene quotidianamente veicolato su tutta la tematica dell’immigrazione: esiste un limite di accettazione degli immigrati e quindi sono giusti i respingimenti ed è giusto aver stabilito che esiste il reato di immigrazione clandestina e conseguentemente è utile ed è giusto limitare il numero degli alunni “stranieri” nelle nostre classi.

In buona sostanza si tratta di un messaggio esclusivamente di tipo ideologico che ha lo scopo di costruire una sensibilità sociale negativa che predisponga il terreno a misure spacciate come rassicuranti ma sempre più restrittive delle libertà individuali comuni.


La circolare non individua concretamente cosa il Ministero della Pubblica Istruzione intende fare per favorire l’integrazione a partire da una drastica rivisitazione dei tagli alla istruzione pubblica e dalla necessità di investire sui progetti delle scuole. Non è previsto nemmeno un piano nazionale di formazione del personale scolastico. Il compito è scaricato sulle singole scuole raschiando il fondo del barile della L. 440 e facendo affidamento sull’arte di arrangiarsi dei collegi docenti.

Non sono indicati i criteri da adottare per l’orientamento dei flussi delle iscrizioni, né per accettare o respingere le domande di iscrizione, come se il Ministero stesso si rendesse conto dell’impraticabilità della proposta. Il tutto viene tranquillamente affidato alle singole direzioni regionali e ai singoli istituti scolastici determinando una disparità di trattamento degli alunni a seconda della realtà territoriale di inserimento. Siamo alla teoria, cara alla Lega Nord, della localizzazione del diritto.

Non viene non solo indicato, ma nemmeno accennato, a cosa succede nelle situazioni territoriali (ne esistono diverse), in cui la presenza di alunni senza cittadinanza italiana supera anche il 60 o il 70%.
Viene chiusa la scuola? Chi viene deportato da una scuola all’altra, gli alunni “stranieri” o quelli “italiani”? E chi finanzia questa ulteriore spesa del trasporto scolastico? Ricadrà sugli Enti Locali?
È stato fatto un accordo preventivo con l’Associazione Nazionale dei Comuni?

Le ambiguità e le continue contraddizioni della circolare si giustificano per il fatto che essa individua un obiettivo che è concretamente ingestibile e perché si muove su un terreno di sostanziale arbitrarietà in quanto i titolari della definizione dei criteri e delle proposte per la formazione delle classi sono, sulla base della normativa vigente che non ci risulta essere stata abolita, il Consiglio di Circolo o di Istituto ed il Collegio Docenti (art 7 e 10 del T.U. n. 247/94). Quella circolare, pertanto, è illegittima perché arbitraria e in netto contrasto con l’autonomia scolastica.

Da ultimo, sarebbe interessante sapere sulla base di quale teoria didattica e pedagogica si base il principio della separazione degli alunni che viene proposto dalla Gelmini. Ancora una volta non avremo delle risposte. In campo didattico-pedagogico la teoria del “buon senso comune” non ha molto valore e quindi il tutto rimarrà a livello della pura affermazione tautologica come quelle che la Gelmini ha fatto durante la trasmissione sopra accennata per cui l’introduzione del maestro unico è stata una cosa molto positiva per la scuola italiana. Forse tra qualche mese ci sentiremo dire che i tagli alla scuola non ci sono stati e che anzi i finanziamenti alle scuole ed il personale sono aumentati.

Via: www.flcgil.it

Gelmini sulla Scuola: Tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi

January 11, 2010 by admin · 1 Comment
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Nota del Ministero su integrazione alunni stranieri

Gelmini: “Tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi, si parte dal 2010-2011 dalle classi prime di elementari, medie e superiori.
Aperti alla integrazione, ma salvaguardia anche dei simboli e
dell’ identità della scuola italiana”

Roma, 8 gennaio 2010
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato a tutte le scuole una nota contenente “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.

Nelle ultime settimane si è discusso molto della presenza crescente di alunni stranieri nelle scuole e classi italiane, una presenza che talvolta ha superato quella degli stessi studenti italiani.

Con la nota inviata dal Ministero si vuole quindi fornire indicazioni sull’accoglienza e sull’assegnazione degli alunni stranieri alle classi.

In particolare, la nota prevede che:

•Il Ministero assegnerà apposite risorse finanziarie per gli interventi di sostegno alle scuole per l’inserimento di bambini stranieri e ulteriori finanziamenti saranno previsti per le scuole dei territori con alta presenza di cittadini stranieri.
•La nota ribadisce che i minori stranieri sono soggetti all’obbligo d’istruzione e che le modalità di iscrizione alle scuole italiane seguano i modi e le condizioni previste per i minori italiani.
•Per evitare concentrazioni di iscrizioni di alunni stranieri si dovranno realizzare accordi di rete tra le scuole e gli Enti locali. Gli Uffici scolastici regionali, di intesa con gli Enti territoriali, comunque, potranno autonomamente definire quanti bambini stranieri per classe si potranno iscrivere alle scuole del proprio territorio. Le iscrizioni di minori non italiani non dovranno superare il 30% degli iscritti e in particolare:
?il numero degli alunni stranieri presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti, quale esito di una equilibrata distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio;


?il limite del 30% entrerà in vigore dall’anno scolastico 2010-2011 in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria, sia della scuola secondaria di I e II grado;
?il limite del 30% potrà essere innalzato – con determinazione del Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale – a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche;
?il limite del 30% potrà invece essere ridotto, sempre con determinazione del Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri che dimostrino all’atto dell’iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all’attività didattica, e comunque a fronte di particolari e documentate complessità.
?Altro elemento fondamentale per l’integrazione degli alunni stranieri è il potenziamento della lingua italiana, indispensabile per poter andare di pari passo negli studi con i compagni di scuola italiani. Il regolamento di riordino del I ciclo prevede, infatti, che nella scuola secondaria di I grado (scuola media) una quota di ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria possa essere utilizzata per potenziare l’italiano per gli alunni stranieri.
?L’assegnazione degli alunni non italiani nelle classi è autonomamente decisa dalle scuole che dovranno, comunque, procedere ad un accertamento delle competenze e dei livelli di preparazione dell’alunno per assegnarlo, di conseguenza, alla classe definitiva che potrà essere inferiore alla classe corrispondente all’ età anagrafica. Le scuole comunque possono prevedere che l’inserimento in una classe di un alunno straniero sia preceduto o accompagnato da una prima fase di approfondimento della conoscenza linguistica finalizzata ad un inserimento efficace dell’alunno nella classe.
?Per migliorare la conoscenza della lingua italiana possono essere inoltre organizzati corsi di potenziamento tenuti, dove possibile, dagli insegnanti della scuola stessa. Per questo, nelle attività di formazione degli insegnanti, è opportuno riservare particolare attenzione alle metodologie di intervento e alle misure organizzative e didattiche di sostegno all’integrazione.
“Spesso, all’interno di questo dibattito – ha affermato il ministro Mariastella Gelmini – ci si è voluti dividere agitando una ingiustificata polemica di tipo ideologico. La scuola deve essere il luogo dell’integrazione. I nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L’inserimento, ad esempio, dell’ educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l’importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione.
La presenza di stranieri nella scuola italiana, spesso concentrati in alcune classi, non è certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico.
Lo sanno le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocità di crescita formativa, con alcuni studenti che rimangono indietro ed altri che riescono ad andare avanti meglio.
Stabilire un tetto del 30% di alunni stranieri per classe – ha aggiunto il ministro Gelmini – è un modo secondo me utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di “classi ghetto” con soli alunni stranieri.
I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte città, che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio.
Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d’accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali.
Oltre al tetto, inoltre, è fondamentale prevedere classi di inserimento di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia ad un livello sufficiente per non sentirsi in difficoltà con i coetanei. Questi momenti di inserimento si svolgeranno sia la mattina che il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell’italiano.
Comunque non basta inserire un ragazzo straniero in una classe di studenti italiani per ottenere una effettiva integrazione. E’ necessario aiutare gli studenti stranieri ad imparare bene la nostra lingua, perché questa è l’elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione”.